Una nuova sottovariante di SARS-CoV-2 tiene sotto osservazione i principali enti sanitari mondiali. Si chiama BA.3.2, è stata soprannominata Cicada e al 31 marzo 2026 è presente in almeno 23 Paesi.
Non è un’emergenza.
Da dove arriva e perché si chiama così
BA.3.2 è stata identificata per la prima volta il 22 novembre 2024 in un campione biologico raccolto in Sudafrica. Discende da BA.3, una sottovariante Omicron emersa nel 2022 che aveva circolato brevemente prima di sparire dalla scena epidemiologica. Il suo discendente BA.3.2 ha seguito un percorso simile per oltre un anno: presente ma marginale, oscurata da varianti più diffuse come Nimbus, Stratus e XFG.
Il soprannome Cicada è stato coniato da T. Ryan Gregory, professore di biologia evoluzionistica all’Università di Guelph in Canada, lo stesso ricercatore che negli anni ha battezzato varianti come Stratus e Pirola. Il riferimento all’insetto non è casuale: come la cicala, che trascorre anni sottoterra prima di emergere in massa, BA.3.2 è rimasta latente per tutto il 2025 prima di acquisire rilevanza epidemiologica a livello internazionale.
Il primo caso negli Stati Uniti è stato rilevato nel giugno 2025 in un viaggiatore proveniente dai Paesi Bassi, all’aeroporto di San Francisco. Da quel momento, la variante è stata trovata nelle acque reflue di 29 Stati americani e in campioni clinici di pazienti in almeno 25 Stati. In Europa i numeri più consistenti si registrano in Danimarca, Germania e Paesi Bassi, dove durante i mesi invernali BA.3.2 ha raggiunto il 30% dei campioni sequenziati. Negli Stati Uniti la variante dominante resta XFG, con il 53% dei campioni, ma la traiettoria di Cicada è in crescita costante.
Il profilo genetico che preoccupa i virologi
Il tratto che ha attirato l’attenzione degli esperti è il numero di mutazioni sulla proteina Spike: tra 70 e 75, secondo i dati pubblicati dal CDC nel suo primo report ufficiale sul Morbidity and Mortality Weekly Report. Per confronto, le varianti JN.1 e LP.8.1 — gli antigeni su cui si basano i vaccini Covid 2025-2026 — presentano circa 30-40 mutazioni nella stessa regione genetica.
Questa distanza ha conseguenze pratiche. Studi condotti in laboratorio mostrano che gli anticorpi neutralizzanti indotti dai vaccini attualmente in uso sono meno efficaci contro BA.3.2. Detto questo, la risposta immunitaria umana non si riduce agli anticorpi: la memoria cellulare T e B, stimolata dalla vaccinazione e dalle infezioni precedenti, mantiene un ruolo nella protezione dalle forme gravi. Secondo le dichiarazioni del CDC e dei virologi interpellati dalle principali agenzie internazionali, i vaccini 2025-2026 restano utili per prevenire ospedalizzazione e malattia grave, anche se la copertura contro l’infezione da BA.3.2 risulta ridotta rispetto a quella garantita verso i ceppi precedenti.
Un punto chiaro: gli antivirali disponibili, incluso il Paxlovid, restano efficaci contro BA.3.2. I meccanismi di replicazione virale su cui agiscono questi farmaci sono meno soggetti alle variazioni della proteina Spike.
I sintomi: nessuna novità rispetto a Omicron
Dal punto di vista clinico, BA.3.2 non sembra produrre un quadro sintomatologico diverso da quello delle sottovarianti Omicron che l’hanno preceduta. Il CDC elenca i sintomi più comuni nel 2026: tosse, febbre, stanchezza, dolori muscolari, mal di gola, congestione nasale, cefalea e difficoltà respiratorie.
Nelle segnalazioni cliniche provenienti da diversi Paesi torna con una certa frequenza il riferimento a un mal di gola particolarmente intenso, a volte descritto dai pazienti anglofoni come “razorblade throat” — gola a lama di rasoio. Si tratta però di osservazioni preliminari, non ancora validate da studi sistematici specifici su BA.3.2. La perdita di gusto e olfatto, che caratterizzava le varianti della fase pandemica iniziale, è oggi molto meno comune.
Nessuna autorità sanitaria ha segnalato un aumento dei ricoveri o della mortalità attribuibile a Cicada. L’OMS ha inserito BA.3.2 nella categoria “variant under monitoring” il 23 febbraio 2026 — la soglia più bassa del sistema di allerta, prima delle classificazioni “variant of interest” e “variant of concern”. Quella soglia non è stata superata.
Il vaccino autunnale 2026 potrebbe coprirla
La questione più aperta riguarda la campagna vaccinale dell’autunno 2026. Ogni anno i ricercatori devono decidere — con mesi di anticipo — quali ceppi includere nella formulazione del vaccino, replicando il processo già consolidato per il vaccino antinfluenzale. La storia di BA.3.2 rientra in questo quadro: se la variante Cicada dovesse continuare a crescere nella stagione estiva, la sua inclusione nella composizione del vaccino autunnale diventerebbe un’ipotesi concreta da valutare.
La sorveglianza genomica — incluso il monitoraggio delle acque reflue, strumento che permette di rilevare la presenza del virus nella popolazione settimane prima che i casi clinici diventino statisticamente visibili — è lo strumento su cui si basano queste decisioni. In Italia, il sistema di sorveglianza resta attivo, e i dati verranno aggiornati con cadenza settimanale.






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