Ottanta morti e duecento feriti. Questo, secondo la televisione iraniana, il bilancio degli attacchi missilistici contro le basi statunitensi in Iraq. Per la rappresaglia per l’uccisione del generale Qassem Soleimani sarebbero stati impiegati 15 missili. La Tv di Teheran ha parlato specificatamente di «80 terroristi americani» uccisi ma il Pentagono, pur avendo confermato l’attacco contro le basi di Al-Assad ed Erbil, non ha né confermato né smentito.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si è al momento limitato a un tweet: «Tutto bene, stiamo valutando i danni e le vittime, fino a questo momento va bene», sottolineando che «abbiamo l’esercito più potente e meglio equipaggiato del mondo, di gran lunga». Non è previsto, almeno per il momento, un suo discorso alla Nazione.

Chiara, comunque, la strategia iraniana: mostrare l’attacco come una ‘mera’ vendetta per Soleimani. Infatti, ha lanciato un avvertimento a Washington che sa di ricerca di compromesso: se gli Usa dovessero attaccare, allora ci sarebbe un altro ‘round’ di attacchi, anche contro Israele e gli alleati Usa nella pensiola arabica, come gli Emirati Arabi Uniti. Ma non prima. Ecco perché Trump ora deve decidere il da farsi: se rispondere militarmente o con altre ‘armi’.

Dal canto suo, usando i prevedibili toni propagandistici, l’Ayatollah Ali Khamenei, in un discorso televisivo dopo l’attacco, ha affermato che «la presenza degli Stati Uniti in questa regione deve finire. I nostri nemici principali includono il sistema arrogante degli americani e del sionismo», rimarcando di avere dato uno «schiaffo» agli Usa e che «il martirio di Soleimani ha dimostrato che la rivoluzione dell’Iran è ancora viva».

A dimostrare, però, come scritto poco su, dell’intenzione (o speranza) iraniana che tutto possa essersi concluso con gli attacchi di stanotte, sono le parole di  Javsd Zarif, ministro degli esteri. Secondo Jarif, infatti, sono state messe in atto «misure proporzionate di autodifesa ai sensi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite», spiegando che l’attacco era mirato «alla base da cui sono stati lanciati attacchi armati codardi contro i nostri cittadini e alti funzionari. Non cerchiamo l’escalation o la guerra, ma ci difenderemo da qualsiasi aggressione».