Nel giro di poche ore è salita la tensione tra Siria e Turchia dopo che l’esercito di Assad ha ucciso tra i 22 e i 34 soldati di Erdogan (le fonti sono discordanti) nella provincia di Idlib, che si trova al confine tra i due Paesi ma in territorio siriano.

Come risposta, i militari turchi hanno attaccato obiettivi di Damasco nelle province di Aleppo, Hama e Latakia con attacchi da parte delle unità di supporto aereo e terrestre ma non si sa con quali risultati.

Si è mossa anche la NATO, di cui fa parte la Turchia, per cercare di evitare l’escalation. Il segretario generale Jens Stoltenberg, infatti, ha avuto un colloquio con il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu. La NATO, inoltre, ha convocato il consiglio a seguito della richiesta della Turchia, ai sensi dell’articolo 4 del Trattato di Washington ovvero ogni alleato può richiedere le consultazioni se ritenga ci sia in atto una minaccia alla propria integrità territoriale, indipendenza politica o sicurezza.

Dal canto suo, però, il presidente turco Erdogan ha convocato una riunione di sicurezza sulla situazione a Idlib ma non ne si conosce l’esito. Gli Usa, poi, hanno preso le parti della Turchia e hanno chiesto a Damasco di terminare l’offensiva definita ‘spregevole’ con il sostegno della Russia.

Mosca, comunque, ha inviato due navi da guerra nel Mediterraneo di fronte slle coste siriane, dotate di missili Cruise della classe Kalibar.

Ovviamente, tale situazione sta provocando un flusso migratorio di centinaia di persone verso l’Europa dopo che Ankara ha fatto sapevere che non avrebbe impedito loro di lasciare la Siria. Stando all’agenzia di stampa Dha, circa 300 migranti siriani, iracheni e iraniani sono già approdato nella provincia di Edirne, al confine con la Grecia.