Un virus raro ma capace di uccidere fino a tre persone su quattro può essere davvero contenuto? È la domanda che torna d’attualità dopo la conferma di due casi di virus Nipah nello Stato indiano del Bengala Occidentale. Le autorità parlano di una situazione “contenuta tempestivamente” ma l’attenzione resta alta. Il motivo è semplice: il Nipah è considerato uno dei patogeni più pericolosi al mondo, con un tasso di mortalità che può arrivare fino al 75%.
In un primo momento si era parlato di cinque contagi, ma il ministero della Salute indiano ha chiarito che le infezioni confermate sono due.
Il contesto è reso ancora più delicato dall’assenza di un vaccino e di terapie specifiche approvate. Allo stesso tempo, dalla Cina arriva una possibile novità: un farmaco antivirale sviluppato per il Covid-19 avrebbe mostrato risultati promettenti contro il virus Nipah in studi di laboratorio.
Due casi confermati nel Bengala Occidentale: cosa dicono le autorità
Le autorità sanitarie indiane hanno confermato ufficialmente due casi di virus Nipah nello Stato del Bengala Occidentale. La comunicazione è arrivata dopo indiscrezioni diffuse dai media locali che, come accennato poco su, parlavano inizialmente di cinque contagi.
In una nota diffusa dal ministero della Salute si legge che sono state attivate misure di sorveglianza rafforzata, con test di laboratorio e indagini sul campo. I dettagli sui pazienti non sono stati resi noti ma è stato precisato che 196 contatti sono stati tracciati e sono risultati tutti negativi.
Secondo il dicastero, “la situazione è costantemente monitorata e tutte le misure di sanità pubblica necessarie sono in atto”.
Il virus Nipah non è nuovo all’India. È presente nel Paese dal 2001, con focolai registrati in passato proprio nel Bengala Occidentale e nello Stato del Kerala.
Cos’è il virus Nipah e perché è così pericoloso
Il virus Nipah è un patogeno zoonotico, cioè si trasmette dagli animali all’uomo. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, il tasso di mortalità varia tra il 40 e il 75 per cento, rendendolo uno dei virus più letali conosciuti.
Identificato per la prima volta nel 1998 in Malesia, il Nipah ha come principale serbatoio naturale i pipistrelli della frutta. Il contagio può avvenire:
- tramite contatto con animali infetti, come i maiali;
- consumando frutta o succhi contaminati da saliva o urina dei pipistrelli;
- attraverso la trasmissione da persona a persona, soprattutto in ambito sanitario.
I sintomi iniziali possono sembrare banali. Spesso imitano quelli di una comune influenza, con febbre e malessere generale. Ma la malattia può evolvere rapidamente in polmonite o in un pericoloso gonfiore del cervello, noto come encefalite, che può risultare fatale.
Il focolaio in India e le misure straordinarie di prevenzione
Il recente focolaio nel Bengala Occidentale ha attivato una serie di misure preventive. Oltre al tracciamento dei contatti, sono stati intensificati i controlli sanitari, inclusi screening negli aeroporti internazionali.
Secondo le informazioni diffuse, quasi 100 persone sono state poste in quarantena per prevenire un’eventuale diffusione più ampia. Si tratta di un approccio prudenziale, adottato anche perché il virus Nipah può diffondersi in modo silenzioso nelle prime fasi.
Le autorità indiane insistono sul fatto che l’episodio è sotto controllo ma la comunità scientifica osserva con attenzione.
Nessun vaccino ma una possibile svolta dalla ricerca cinese
Ad oggi non esiste un vaccino contro il virus Nipah, né un trattamento specifico approvato. È uno dei motivi per cui l’Oms lo considera un patogeno ad alta priorità, per il rischio di mutazioni e di una potenziale diffusione globale.
In questo contesto si inserisce una notizia che ha attirato l’attenzione degli esperti. Secondo quanto riportato dal South China Morning Post, i ricercatori dell’Istituto di Virologia di Wuhan hanno testato un antivirale orale, chiamato Vv116, originariamente sviluppato per il Covid-19.
I risultati preliminari sono incoraggianti. In esperimenti su criceti infetti, una dose orale del farmaco ha permesso al 66,7% degli animali di sopravvivere a una quantità di virus che sarebbe stata altrimenti letale. Inoltre, il trattamento ha ridotto significativamente la presenza del virus nei polmoni, nella milza e nel cervello, organi bersaglio dell’infezione.
Secondo l’istituto, “questa scoperta è la prima a dimostrare il potenziale terapeutico di Vv116 contro il virus Nipah”. E aggiunge che il farmaco “può essere utilizzato non solo come prevenzione per i gruppi ad alto rischio, come operatori sanitari e ricercatori, ma anche come opzione terapeutica facilmente disponibile per gestire i focolai attuali e futuri”.

Virus Nipah in India
Le conseguenze a lungo termine per chi sopravvive
Anche nei casi in cui l’infezione non è fatale, il virus Nipah può lasciare segni profondi. I sopravvissuti possono affrontare una “eredità inquietante”, fatta di danni neurologici irreversibili.
Tra le conseguenze più segnalate ci sono:
- crisi epilettiche persistenti;
- alterazioni della personalità;
- deficit cognitivi.
Un aspetto particolarmente critico è la capacità del virus di rimanere dormiente nell’organismo. Può riattivarsi mesi o anni dopo l’infezione iniziale, provocando una seconda encefalite. Un elemento che rende il Nipah non solo pericoloso nell’immediato, ma anche imprevedibile nel lungo periodo.
Lo sapevi che…?
- Il virus Nipah prende il nome da un villaggio della Malesia dove fu identificato per la prima volta.
- I pipistrelli della frutta possono trasmetterlo senza ammalarsi.
- È uno dei pochi virus capaci di colpire direttamente il cervello.
FAQ – Le domande più cercate sul virus Nipah
Quanti casi ci sono in India?
Al momento sono stati confermati due casi nel Bengala Occidentale.
Esiste un vaccino contro il virus Nipah?
No, non esiste ancora un vaccino approvato.
Il virus può diffondersi tra esseri umani?
Sì, soprattutto in contesti sanitari.
Il nuovo farmaco cinese è già disponibile?
No, è ancora in fase di studio e non è approvato per l’uso clinico.






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