Un incubo tenuto nascosto per mesi, un peso enorme vissuto nel silenzio fino al momento in cui ha trovato la forza di aprirsi. È stato il racconto fatto a una maestra a rompere il muro di omertà e a far scattare le indagini sui presunti abusi subiti da un bambino da parte dello zio. I carabinieri hanno arrestato un quarantenne, collocandolo ai domiciliari con l’applicazione del braccialetto elettronico. La misura è stata emessa dal gip del Tribunale di Termini Imerese su richiesta della Procura. L’uomo è gravemente indiziato del reato di violenza sessuale aggravata dall’ambito familiare. Nessun dettaglio sull’identità del comune è stato reso noto per preservare l’anonimato e la serenità del minore.

La segnalazione della scuola e gli accertamenti dell’Arma

L’attività investigativa è scattata a seguito del tempestivo intervento della dirigente scolastica dell’istituto frequentato dalla vittima, all’epoca dei fatti di età inferiore ai 10 anni. Le indagini, condotte dai carabinieri della Sezione operativa di Misilmeri insieme ai colleghi della stazione di Marineo e coordinate dal procuratore Angelo Cavallo, hanno permesso di ricostruire la vicenda passo dopo passo. Gli elementi raccolti dai militari hanno delineato un quadro indiziario solido a carico dell’indagato, portando alla richiesta e all’emissione del provvedimento cautelare.

La tutela dei minori e la sinergia istituzionale

Il quadro delineato dagli inquirenti attribuisce al quarantenne precise responsabilità per condotte di natura sessuale nei confronti del giovane parente. Dal Comando provinciale dei carabinieri viene sottolineato come l’operazione testimoni il costante lavoro svolto in stretta intesa con l’autorità giudiziaria, finalizzato alla prevenzione dei reati d’intento familiare e alla salvaguardia delle fasce più deboli e vulnerabili.