La famiglia mafiosa di Brancaccio, attraverso Giuseppe Vulcano, consulente tributario non ufficiale, è entrata nel business delle aste giudiziarie. Un’attività in un settore quello edilizio utilizzato per riciclare denaro.

Secondo le indagini della Dda grazie alla sua opera, l’organizzazione ha strutturato un sistema illecito basato sull’inquinamento delle aste giudiziarie. L’organizzazione manipola il mercato degli immobili pignorati, ricorrendo all’intimidazione per scoraggiare la partecipazione alle gare o imporre prezzi al ribasso. Le case venivano acquistate tramite prestanome. Un’altra attività era quella dello sfruttamento di eredità e testamenti.

Il sistema prevede l’individuazione di defunti senza eredi per fabbricare testamenti falsi e impossessarsi di beni. In questo filone, sono stati sequestrati 49 immobili per un valore di circa 7 milioni di euro per impedirne la vendita. Un altro settore era quello della schermatura dei capitali e frode bancaria. L’organizzazione avrebbe creato una strategia per nascondere i patrimoni illeciti al fisco, che include la creazione di documentazione contabile falsa per ingannare gli istituti di credito, ottenere finanziamenti agevolati e far apparire come solventi soggetti che in realtà non possiedono nulla. Infine sarebbero state costruite di false identità finanziarie attuando una manipolazione sistematica dei profili finanziari dei prestanome.

Creando ad hoc documentazione falsa, il sodalizio costruisce un’apparente solidità economica per soggetti nullatenenti, trasformandoli artificiosamente in clienti affidabili per il circuito bancario. A seguito di tali indagini, è stato disposto il sequestro preventivo di 13 tra aziende, immobili e conti correnti, nell’ambito di procedimenti per riciclaggio e intestazione fittizia di beni con l’aggravante mafiosa.