Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, è stato ospite della 50esima puntata della 16esima edizione di Casa Minutella.

Cartabellotta, a proposito dell’utillità della zona rossa, ha spiegato: «Il sistema a colori delle Regioni, introdotto dal DPCM del 3 novembre 2020, ha diviso l’Italia in 3 colori (rossa, arancione e gialla). Ora, se prendiamo in considerazione i vari periodi, i dati ci dicono che la zona rossa funziona bene; la zona arancione funziona in maniera discontinua da Regione a Regione (quindi, per fattori locali e altre variabili); la zona gialla non produce nessun effetto sulla curva. Il problema è che molte Regioni rimangono in un colore per un periodo troppo limitato: si abbatte la curva ma non la pressione sugli ospedali. Le Regioni, quindi, non riescono a consolidare i risultati delle misure».

Cartabellotta ha anche ricordato che per far sì che siano anche i medici generici a vaccinare ci vuole un accordo nell’ambito delle Regioni perché non sono dipendenti del Sistema Sanitario Nazionale.

Cartabellotta ha poi parlato di quanto succede nel Regno Unito, dove la letalità è drasticamente diminuita: «Lì la netta riduzione della mortalità è sì dovuta a un’imponente campagna vaccinale, avviata prima perché quel Paese si è sganciato dall’UE, ma anche a un lockdown molto rigoroso. Infatti, anche le misure delle nostre zone rosse non sono paragonabili alle restrizioni del lockdown nel Regno Unito. Inoltre, lì c’è stata la facilitazione del richiamo di AstraZeneca a 12 settimane mentre in Italia abbiamo dovuto fare i conti con Pfizer e Moderna che prevedono un tempo di richiamo minore (3 e 4 settimane). Tuttavia, sono sempre dell’idea che il ciclo debba essere completato. Noi non sappiamo cosa possa succedere alla risposta anticorporale nel medio e lungo periodo. Oggi, però, il problema grosso riguarda le consegne dei vaccini».

E AstraZeneca? “Utilizzo preferenziale non significa nulla. Gli eventi tromboembolici si sono verificati in soggetti under 60. Ora, il rapporto benefici/rischi è maggiore nella fascia anziana perché è più alto il rischio di finire in terapia intensiva o di morire a causa del Covid-19. Mentre, l’entità di tale rapporto si abbassa nelle fasce più giovani». Caltabelotta, a tal proposito, ha citato uno studio dell’Università di Cambridge, secondo cui nelle popolazioni giovani i potenziali benefici si avvicinano ai rischi.

Infine, per il presidente della Fondazione GIMBE, la luce in fondo al tunnel si vede ma questo tunnel è allungato da vari inconvenienti.