L’attentato di Berlino piomba sulla comunità LGBTQIA+  di Palermo come un fulmine a ciel non proprio sereno, ma comunque sconvolge. E subito partono i distinguo dentro la medesima comunità.

Una lettera della gay street al Comune

I primi a rivolgersi direttamente all’amministrazione comunale sono gli attivisti della “gay street” di Palermo. Lo fanno con una lettera nella quale chiedono di vietare l’accesso a volto coperto, Insomma niente Burqa nelle strade dei diritti civili.

Una nota in questo senso è stata inviata al sindaco Roberto Lagalla, dopo l’attentato terroristico a Tiergarten: “La sicurezza dei cittadini viene prima di ogni culto religioso” è la sostanza della missiva

I dubbi del Palermo Pride

Ma la lettera, molto emotiva, della gay street rischia di dividere il fronte. “L’attentato alla Christopher Street Day di Berlino ci ha scosso profondamente. Attentare a un Pride nella città simbolo delle libertà della comunità LGBTQIA+ fa montare in noi rabbia e preoccupazione. Siamo vicini alla comunità Queer berlinese, alle famiglie delle persone ferite ed esprimiamo condoglianze alle famiglie e agli amici di chi ha perso la vita. Ma ciò non deve essere ancora una volta il pretesto per alimentare ulteriore razzismo e intolleranza: siamo tutti vittime di un unico sistema capitalista e patriarcale che cerca di normalizzarci e metterci a profitto, schiacciando la vita di chi resiste a questi processi” scrivono in una lettera aperta dal Palermo Pride prendendo una posizione opposta.

Il Pride contro la Gay Street

“Le dichiarazioni di Maximo De Marco, proprietario del Bunker di Palermo e promotore della “gay street”, progetto commerciale di turistificazione del quartiere Vucciria, vanno purtroppo in questa direzione. Il Palermo Pride, realtà che rappresenta le associazioni LGBTQIA+ palermitane e organizza annualmente l’omonimo corteo, condanna duramente le sue parole, che strumentalizzano un grave fatto di cronaca contro la comunità LGBTQIA+ per diffondere parole profondamente razziste e securitarie contro le donne musulmane” scrivono dal Palermo Pride in una dura lettera.

“Le aggressioni alla comunità LGBTQIA+ si radicano nel sopruso, nel maschilismo, nel rifiuto di ogni libertà personale e collettiva — atteggiamenti che non possono essere ricondotti al sentimento religioso o alle sue manifestazioni, bensì alla violenza che si annida nell’esclusione, nella disuguaglianza e nel fondamentalismo di ogni tipo. Possiamo affermarlo con l’assoluta certezza che ci viene dalle tante richieste di aiuto ricevute da Arcigay Palermo e dal suo centro antidiscriminazioni Protego” continua la missiva.

Il concetto di sicurezza

“Il Palermo Pride pratica l’intersezionalità attivamente e non promuove una sicurezza fondata sull’esclusione e sullo stigma nei confronti di chi pratica pacificamente qualsiasi religione. Se è assolutamente vero che gli integralismi religiosi sono distruttivi delle libertà delle persone, in particolare di quelle più fragili — quindi anche della comunità LGBTQIA+ — la richiesta di vietare l’ingresso nei cento metri scarsi di via Argenteria alle donne in burka è irricevibile ed espressione di una profonda ignoranza del contesto palermitano e italiano, in cui chi ci discrimina e ci aggredisce non si nasconde mai, sia nelle strade che nei palazzi della politica.  La sicurezza non si costruisce militarizzando gli spazi, ma costruendo comunità” conclude la lettera.