A Palermo per il firma copie del suo nuovo album “Figli di nessuno”, il cantautore Fabrizio Moro ha incontrato una folla di adolescenti, e non solo, entusiasti, all’interno del centro commerciale La Torre. In paziente attesa, fin dalle prime ore del pomeriggio, i fan hanno aspettato il loro turno per l’auspicato selfie e la firma sulla copia del proprio Cd. Giovane uomo con l’aspetto da ragazzo, con lui abbiamo parlato del nuovo album, ma anche del suo rapporto con la fede e le sue esperienze giovanili con la droga.

Da cosa è stato ispirato il tuo nuovo album?
“E’ un album benedetto, io lo definisco così. È arrivato al culmine di un periodo in cui ero sfiancato nel corpo e nello spirito, perché provenivo da due anni molto intensi e temevo di avere esaurito le energie. Poi però mi sedevo al pianoforte ed era come se una mano invisibile mi guidasse e venivano fuori le cose giuste”.

Sei credente, chi pensi che ti guida?
“Io credo in Dio, sono cristiano. Sono sempre stato credente, ma non lo capivo. Poi crescendo, con la maturità, oggi che ho 44 anni, ho preso consapevolezza di essere molto credente. Ti rivolgi a Dio e senti di essere guidato, non a caso il primo pezzo di questo nuovo album parla di fede che è molto importante per me. Io penso che noi siamo un mezzo, un mezzo che può mettersi a servizio del bene e del male; tocca a noi decidere da che parte stare”.

Ti piace occuparti del sociale, i temi impegnati sono il tuo cavallo di battaglia. A consacrarti al grande pubblico è stata “Pensa” una canzone che riflette sulla mafia.

“In realtà quella canzone è diventata più grande di quanto avessi previsto quando l’ho scritta, nasce come riflesso di un disagio provato dopo avere visto un film su Paolo Borsellino. Ero inconsapevole dell’entità che avrebbe assunto, poi è diventata una canzone manifesto, studiata nelle scuole, ne ho parlato con molti studenti. Molti ragazzini hanno conosciuto la storia di Falcone e Borsellino anche attraverso le note della canzone “Pensa”. Comunque mi piace rendermi utile. “Non avete fatto niente”, ad esempio, è stata ispirata dal fatto che io dovevo tenere un concerto qualche giorno dopo l’attentato di Manchester e molti ragazzi mi scrivevano per chiedermi se l’evento fosse stato annullato, la risposta più naturale era non fatevi limitare la libertà perché è quello che vogliono gli attentatori e, invece, dobbiamo convincerci che non hanno fatto niente alla nostra civiltà. Ho conosciuto Hermal Meta e dopo avere visto, casualmente, in un pub, il video “Il mio nome è mai più”, cantata da Jovanotti, Pelù e Ligabue, ho pensato che il messaggio sarebbe stato amplificato se cantato da due voci”.

Che ne pensi dei nuovi generi musicali che sembrano inneggiare alla droga come ad uno stile di vita?
“Che la maggior parte di loro non conosce la droga e la devastazione che comporta. Solo uno “s…..” può seriamente essere convinto di inneggiare alla droga. Io l’ho conosciuta da giovane, non me ne vergogno, ne ho tratto una lezione di vita, ma ne ho sperimentato anche gli effetti devastanti”.