Una strada non è soltanto un nome su una targa. Intitolare una via significa indicare una direzione. Lasciare un segno nella memoria collettiva di una città. A Palermo oggi una strada porta il nome di Biagio Conte, missionario laico, uomo che ha scelto di camminare, di digiunare, di rinunciare a tutto per stare accanto agli ultimi. Scomparso il 12 gennaio al 2023, Biagio Conte ha attraversato l’Italia e parte d’Europa a piedi, trasformando il suo sacrificio personale in una testimonianza pubblica. La via a lui intitolata nasce proprio a ridosso della missione Speranza e Carità, il luogo che più di ogni altro racconta la sua vita. Non è soltanto toponomastica, è una scelta quella di dedicargli una via che parla di verità, di vita, responsabilità e affida a tutta la città il compito di non dimenticare. Che senso ha dedicare una strada a fratel Biagio? Lo chiediamo a Riccardo Rossi, che per tanti anni è stato al suo fianco condividendo l’impegno quotidiano della missione, le scelte difficili, il silenzio e la fatica. Un modo di stare nel mondo.
Una via per Biagio nel segno della spiritualità
“Questa via può darci un po il senso della spiritualità di Fratello Biagio. Lui tutta la vita. Si è definito il San Giovanni Battista dei nostri tempi, quindi lui non ha fatto altro che portare la sua testimonianza per portarci a Cristo. Quindi cosa di più ci può indicare una via per andare a Cristo, una via intestata a Lui che ci porta verso Cristo? Quindi Lui non ha fatto altro che dire a tutti quanti noi, compreso a me. La Bibbia è il libro a cui noi dobbiamo attingere tutto quello che di bene può arrivare e quelle cose che noi non capiamo perché magari sono troppo dure, diciamo sono per quei tempi, non sono per i nostri tempi In realtà siamo due noi che non la capiamo e che non riusciamo a comprendere l’essenza di quella parola. Biagio con la sua opera e con la sua vita non ha fatto altro che indicarci la via buona, la via perfetta che è quella di Cristo”.
Biagio Conte però ha sempre rifiutato il possesso, le cose materiali, il riconoscimento e ogni forma di visibilità personale. E allora viene spontaneo chiedersi se una strada con il suo nome gli sarebbe davvero piaciuta. Riccardo Rossi, che si definisce un piccolo figlio della Divina Volontà, ricorda una frase semplice di Biagio, detta senza enfasi una frase che racconta meglio di qualsiasi gesto pubblico la libertà con cui il missionario ha vissuto e affrontato anche l’idea della morte.
“ Ho avuto modo di parlare con Biagio di questo. Su di lui hanno fatto anche un film. Lui non l’ha mai visto. Diceva:alla mia morte fate tutto quello che volete, La mia morte non mi interessa. Fate quello che volete, ma in vita. Lui difendeva ogni spazio, anche se non è riuscito a difendere tutto”.
La via dedicata a Biagio Conte nasce in un quartiere difficile, segnato da marginalità, disagio sociale e violenza quotidiana. Non è perciò una collocazione casuale. È qui che Biagio Conte ha scelto di stare. È qui che la sua presenza ha avuto senso. E oggi quella strada diventa un segno visibile che interroga il territorio e chi lo attraversa ogni giorno.
“Quando si arriva in questa via si ha sicuramente una dimensione profonda, perché la missione nasce in zone difficili, zone dove anche a volte la violenza è l’elemento predominante. Io ricordo che appunto qua fuori una discussione tra uno zio e un nipote sulla vendita del ferro è finito che lo zio non si è messo d’accordo col prezzo contenuto e ammazzato qua proprio davanti in questa via in questa via anni fa. Quindi in realtà abbiamo questa via che è una speranza di cambiare e mettersi sulla strada del Vangelo”.
Ma chi era davvero Biagio Conte? Non apparteneva a una sola parte della società, era dei poveri, ma parlava anche ricchi, accoglieva gli ultimi, ma richiamava tutti alla responsabilità In un tempo segnato da nuove povertà e da un impoverimento che non è solo economico. La sua figura diventa una chiave per leggere il presente e immaginare il.
“Fratello Biagio è stato un uomo di tutti. Lui ha accolto tutti e quando li ha fatti digiuni, preghiere per strada, è stato vicino anche non solo a tutta la popolazione, ma anche ai politici, ai giornalisti, a tutti”.
Una strada intitolata a Biagio Conte non è un punto d’arrivo, è un inizio, è un invito quotidiano a camminare. Come ha fatto lui a scegliere l’essenziale, a non voltarsi più dall’altra parte. Perché il messaggio è forte. Il viaggio non chiede commemorazioni, ma scelte e gesti concreti e continua a camminare con noi ogni giorno nelle strade di Palermo.






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