Nel quartiere Cep, segnato da tensioni crescenti e affari illeciti spesso regolati dalle armi, gli investigatori sono impegnati da tre giorni in una serrata caccia agli assassini di Placido Barrile. Il pregiudicato di 34 anni è stato giustiziato con cinque colpi di pistola al volto mentre si trovava all’interno della sua Smart. Un’esecuzione brutale, in pieno stile mafioso, che suggerisce un regolamento di conti o l’inizio di una faida tra gruppi criminali contrapposti per il controllo del territorio.

Proseguono perquisizioni e interrogatori

I carabinieri hanno avviato un’attività investigativa a tutto campo, partendo dall’ascolto di familiari e amici della vittima. Oltre alle perquisizioni, gli inquirenti stanno analizzando meticolosamente le immagini dei sistemi di videosorveglianza di via Paladini, teatro dell’agguato avvenuto sabato scorso davanti alla sede della ex V circoscrizione. La sezione scientifica ha esaminato l’auto di Barrile alla ricerca di impronte o tracce biologiche, mentre il telefono cellulare della vittima è al vaglio degli esperti: l’obiettivo è ricostruire gli ultimi contatti per capire se l’uomo sia stato attirato in una trappola mortale.

Il movente e il business della droga

L’ipotesi principale è che il delitto sia maturato nel contesto dello spaccio di stupefacenti, attività che rappresenta il core business della criminalità nel Cep. Gli investigatori stanno cercando di individuare quale “sgarro” possa aver commesso Barrile per meritare una condanna a morte così violenta. In attesa dell’autopsia, l’attenzione resta alta sui legami dell’uomo con le bande locali specializzate in furti e rapine, cercando di decifrare i nuovi equilibri di potere all’interno del quartiere popolare.

Il profilo della vittima

Placido Barrile aveva alle spalle diversi precedenti: nel 2014 era stato coinvolto in una violenta rapina, mentre nel 2016 era stato arrestato per la gestione di un traffico di droga dalla propria abitazione. Nonostante i trascorsi, persone a lui vicine riferiscono che ultimamente l’uomo si trovasse in gravi difficoltà economiche, tanto da aver chiesto un piccolo prestito alla nonna poco prima di essere ucciso. Sabato pomeriggio, dopo l’allarme lanciato dal fratello, via Paladini si è riempita di folla e dolore; tra i presenti anche i parenti di Lino Celesia, il giovane ucciso nel dicembre 2023, a testimonianza di una scia di sangue che continua a colpire le famiglie del quartiere.

L’allarme armi nei quartieri

L’omicidio Barrile riaccende i riflettori sulla pericolosa diffusione di armi da fuoco nei quartieri popolari come il Cep e Borgo Nuovo. Precedenti inchieste avevano già evidenziato la facilità con cui i gruppi criminali locali riescono ad approvvigionarsi di “ferri”, dalle pistole alle mitragliette, pronti a essere utilizzati per difendere i propri interessi o per offendere i rivali. La disinvoltura nell’uso della violenza armata rappresenta oggi una sfida prioritaria per le forze dell’ordine, impegnate a contenere una pressione criminale che non sembra conoscere battute d’arresto.