In occasione della giornata di azione globale per l’aborto libero, sicuro e gratuito, il movimento transfemminista “Non una di meno” torna a farsi sentire.

Manifestazione in piazza a Palermo

A Palermo il movimento, di concerto ad altre realtà cittadine che si battono per i diritti civili (UAAR, Arcigay Palermo, Non è un veleno, Malafimmina), ha dato vita ad un presidio davanti la sede della presidenza della Regione siciliana. Dalle e dai manifestanti viene, infatti, sottolineato come l’applicazione della legge 194 in Sicilia sia di competenza dell’Assessorato regionale della Salute e sia, dunque, compito della Governance regionale monitorare i tassi di obiezione di coscienza e l’accesso al diritto di aborto libero e sicuro.

Le rivendicazioni

“A oltre 40 anni dalla Legge 194, siamo qui oggi per urlare a gran voce che vogliamo molto più della 194! Siamo qui anche per richiedere consultori in ogni quartiere come presidio medico e politico, l’accesso ad una contraccezione gratuita, l’ applicazione delle linee guida che regolano l’aborto farmacologico (è la Regione che, recependo le indicazioni nazionali, ha il dovere di far sì che esse vengano garantite su tutta l’isola!). E’ necessario che la pillola abortiva sia assolutamente accessibile e senza ospedalizzazione! Abbiamo chiesto un’audizione alla Commissione Sanità, ma ad oggi non abbiamo avuto alcuna risposta e ciò è ennesima testimonianza di quanto le istituzioni regionali siano non curanti delle nostre esigenze!” afferma Roberta Ferruggia di “Non una di Meno Palermo”.

La manifestazione messa in scena

Al centro della piazza uno striscione con un messaggio netto e chiaro “Aborto sicuro per non morire. Contraccezione per decidere”. “Siamo in piazza per il diritto fondamentale all’autodeterminazione e per la libertà di scelta sui nostri corpi ed è per questo che siamo parte del movimento per l’aborto libero, sicuro e gratuito che vede una mobilitazione globale, soprattutto in quei Paesi dove abortire è ancora un reato. In sei paesi su 10 l’aborto è illegale e, nei paesi dove formalmente non lo è, esso risulta comunque sotto attacco, specialmente da parte dell’estrema destra, da parte di fazioni e politici ultra-cattolici reazionari e omofobi” affermano le donne di Non una di meno Palermo. Nel corso del pomeriggio è stata messa in scena una performance: sono stati indossati camici ospedalieri macchiati di rosso per denunciare il continuo aumento degli aborti clandestini e delle donne costrette a praticare l’aborto in condizioni non sicure perché impossibilitate ad accedere al servizio in sede ospedaliera.

La situazione italiana

In Italia, secondo la Relazione contenente i dati definitivi 2017 sull’attuazione della L.194/178 trasmessa al Parlamento il 18 gennaio 2019, dal 1983 l’IVG è “in continua e progressiva diminuzione in Italia”. D’altro canto la percentuale di obiezione di coscienza e l’accesso ai servizi IVG tra i ginecologi è pari al 68,4% e al 45,6% degli anestesisti. Negli ultimi dieci anni il numero è aumentato di più del dieci per cento e facendo un focus sui dati riguardanti la regione siciliana la percentuale di obiettori in Sicilia è pari all’83,2%. “Cambiano i colori delle governance ma non si vedono segni di discontinuità tra i vari governi, semmai il preoccupante aggravarsi di un attacco patriarcale e razzista. Ecco che risulta sempre più importante lottare per ottenere politiche pubbliche che ci garantiscano diritti e la possibilità di costruire una società altra che sia espressione dei nostri desideri e dei nostri bisogni, una società transfemminista in cui  si abbia la libertà di decidere sui nostri corpi, sulle nostre vite, sui nostri modi di vivere la sessualità e il genere senza vivere la costante minaccia della violenza di genere e della narrazione che la giustifica” affermano dal movimento.