Si dimette l’assessore alla cultura di Mezzojuso. Un fatto non indifferente se si pensa che le “dimissioni irrevocabili” sono dell’ex generale dei carabinieri coinvolto nella querelle delle sorelle Napoli e che arrivano nel giorno in cui nel comune dell’entroterra palermitano arrivano i commissari inviati dal ministero dell’Interno. Se non è un colpo di scena nella vicenda delle tre sorelle che combattono contro la cosiddetta mafia dei pascoli, poco ci manca.

Nicolò Gebbia era stato nominato assessore il 31 dicembre dell’anno scorso, dopo aver testimoniato al processo, riferendo che il padre delle tre sorelle fosse il capomafia di Mezzojuso. Un fatto smentito da Anna, Ina e Irene Napoli. “Allo scadere dei primi sei mesi di mandato – ha fatto sapere l’ormai ex assessore – mi rendo conto di essere troppo ingombrante con la mia pretesa di essere cittadino e non soltanto fedele suddito. Matteo Salvini, con le sue ultime esternazioni da Civitavecchia mi ha fatto comprendere da che parte tira il vento ed io non sono un uomo per tutte le stagioni. Al sindaco Salvatore Giardina la mia incondizionata ammirazione per il suo coraggio leonino e l’auspicio che non soccomba a quei poteri forti che hanno deciso di dimissionarlo”.

E lancia un messaggio che con molta probabilità porterà dietro di sé altri strascichi polemici e carte bollate in tribunale: “Alle sorelle Napoli ed ai vicini figli di Bernardo Provenzano, così come a tutti i figli di uomini d’onore affiliati a Cosa nostra, l’augurio che, comportandosi nella loro vita da onesti cittadini e senza dovere rinnegare i padri, possano ottenere da uno Stato che si dice di diritto, lo stesso trattamento dei figli del signor Brambilla. Alla commissione ispettiva un suggerimento: il latifondo Napoli, con la ricchezza delle sue riserve idriche, potrebbe ospitare l’insediamento di una rinata fonderia Oretea, tecnologicamente così all’avanguardia da essere la prima al mondo a produrre acciaio inossidabile antimafia”.

Intanto, come detto, la commissione inviata da Matteo Salvini ha iniziato a spulciare faldoni e atti “al fine di verificare la sussistenza di elementi comprovanti la condizionabilità dell’ente locale da parte della criminalità organizzata”. L’accesso ispettivo era stato deciso dal Viminale dopo una puntata di “Non è l’Arena” di La7 dello scorso 12 maggio, andato in onda dalla piazza della cittadina per discutere il caso delle sorelle Napoli. Nel dibattito, a tratti molto acceso, è emerso che l’attuale sindaco Salvatore Giardina aveva preso parte nel 2006 ai funerali del boss Nicola La Barbera. All’epoca Giardina, che ha poi smentito la sua presenza, ricopriva la carica di assessore.

Il prefetto di Palermo ha anche nominato per l’occasione un viceprefetto con funzioni di coordinamento, un vicequestore, un maggiore dell’Arma dei carabinieri, un tenente colonnello della guardia di finanza e un funzionario economico finanziario dell’amministrazione civile dell’Interno. “Ho sempre operato con legalità e trasparenza – dice il sindaco Giardina –. Paradossalmente sono contento perché si potrà chiarire e chiudere una vicenda che credo sia frutto di un effetto mediatico, dietro al quale potrebbe esserci una regia politica. Così dimostrano le dimissioni nel 2017 da parte dei consiglieri d’opposizione”.