Si sono presentati a centinaia per le vie di Palermo i giovani siciliani uniti in una marcia silenziosa dietro uno striscione su cui campeggia un eloquente messaggio: “Fermiamo l’emigrazione forzata dalla Sicilia. Si resti arrinesci”. Sono i giovani che non vogliono andare via dalla propria terra e che sono disposti a lottare ancora per difendere il proprio diritto a rimanere e a non dover fuggire via. Una marcia silenziosa perché “perchè con le parole abbiamo terminato. Oggi passiamo ai fatti”, dicono i tanti giovani uniti nel segno del motto “Si resti, arrinesci”.

Dopo settimane di grande fermento scandite da varie assemblee pubbliche in diversi comuni dell’isola, iniziative simboliche e flashmob, tam tam sui social network si è infatti finalmente giunti alla giornata di oggi. Ed ecco la prima marcia indetta nell’ambito della campagna “Si resti arrinesci” per dare un primo grande segnale di resistenza popolare contro lo stato attuale in cui versa l’isola. “Un presente in cui l’inefficienza e il disinteresse della casta politica – affermano gli organizzatori – hanno determinato la fuga forzata dall’isola con il conseguente spopolamento e impoverimento dei territori”.

Sono stati numerosi i pullman organizzati per l’occasione e provenienti da diverse parti della Sicilia. Folta anche l’adesione dei Comuni siciliani. Oltre al comune di Palermo, c’erano rappresentanze di Contessa Entellina, Balestrate, Giuliana, Salemi, Lercara Friddi, Palazzo Adriano, Santo Stefano Quisquina, Ciminna, Bolognetta, Milazzo, Messina, Cinisi, Bagheria, Belmonte Mezzagno, Corleone, Piana Degli Albanesi, Partanna, Santa Cristina Gela, Ventimiglia di Sicilia.

Quella di questa mattina è stata una mobilitazione regionale che ha coinvolto scuole, università, precari, disoccupati, i giovani imprenditori e i semplici “padri e madri di famiglia” tutti uniti dal malcontento sempre più acceso rispetto all’attuale gestione del bene comune che porta con sé l’emigrazione quale unica soluzione alla fame e alla precarietà. Tra i promotori dell’iniziativa ci sono padre Antonio Garau e l’arcivescovo Monsignor vescovo Lorefice.

L’iniziativa ottiene anche il supporto di AnceSicilia e AnciSiciliaGiovani che affronteranno il tema dell’emigrazione giovanile nel corso dell’Assemblea Anci in programma ad Arezzo a partire dal 19 novembre prossimo”.

“Il fenomeno dello spopolamento è caratterizzato non soltanto da un saldo negativo tra deceduti e nuovi nati – dichiarano Leoluca Orlando e Mario Emanuele Alvano, presidente e segretario generale di AnciSicilia – ma anche e, in maniera preoccupante, dall’emigrazione di quei tanti giovani che hanno completato il proprio percorso scolastico, spesso con risultati eccellenti e non riescono a trovare in Sicilia adeguate opportunità lavorative”.

“Oggi siamo uniti e compatti in una marcia silenziosa perchè con le parole abbiamo terminato. Oggi passiamo ai fatti! La giornata di oggi segna un importante passo nel percorso che si sta tracciando per il ribaltamento di questa pericolosa tendenza che strappa i siciliani dalle proprie radici obbligandoli a cercar fuori una vita dignitosa. Le politiche sinora portate avanti non sono state in grado di garantire i diritti fondamentali ai cittadini ma è giunto il momento di dire basta! Si resti arrinesci è l’urlo di chi vuol rimanere nella propria amata Sicilia e non vuol esser costretto a cercar altrove fortuna! I siciliani hanno deciso di alzare la testa e la giornata di oggi è solo l’inizio! ” afferma la studentessa Ludovica Di Prima, giovane anima della campagna.

“Oggi scendiamo in piazza con i giovani e le nostre valige di cartone per dire al mondo che non vogliamo andare via dalla nostra terra – a dirlo è Vincenzo Figuccia deputato dell’Udc all’Ars e leader del Movimento Cambiamo la Sicilia che prosegue – a farsi la valigia dovrebbero essere certi accattoni che campano sulle spalle dei siciliani onesti. Sappiamo che mentre in questa piazza si rivendica la dignità del pane quotidiano, nei palazzi d’avorio si difende a denti stretti l’osso marcio dei privilegi. Questi giovani – conclude – non possono accettare che certi dinosauri dicano di non poter campare con 4.500 euro al mese, diamoli a loro e aiutiamoli a rimanere in questa terra”