Palermo

C’era una volta la trasparenza amministrativa, spariti da internet incarichi e consulenze

La colpa è del decreto legge 97 del 25 maggio 2016. Alla Regione sono chiari e diretti e fanno risalire tutte le responsabilità ad una norma precisa. La risposta arriva dagli uffici regionali che si occupano della gestione del sito internet quando gli si fa notare che gli elenchi di consulenti (solo per fare un esempio) non si riescono più a trovare.

Stiamo parlando di ‘amministrazione trasparente’ quella sezione dei siti di tutte le istituzioni italiane obbligatoria nella quale devo essere pubblicati e reperibili tutti gli atti pena la loro nullità. Per anni la Regione siciliana e in particolare negli anni fra il 2008 e il 2012 almeno, ha avuto in bella mostra sul proprio sito gli elenchi di tutti gli incarichi. In un periodo ampio di circa un anno e mezzo c’era perfino una sezione ben visibile in home page dalla quale si accedeva direttamente agli elenchi. E su quegli elenchi i giornali hanno fatto articoli, disamine, denunce. Chiunque abbia prestato la propria opera per l’amministrazione pubblica in quegli anni è stato vivisezionato.

E adesso? Gli elenchi non si trovano più ma le disposizioni di legge sull’amministrazione trasparente sono tutte rispettate, assicurano dall’amministrazione.

Per chi accede al sito internet della Regione dalla home page ‘amministrazione trasparente’ è la settima voce di un menu in alto a sinistra, la prima dopo le voci che riportano a tutte le istituzioni di vertice dell’amministrazione. ma accedendo alla sezione si trovano i riferimenti normativi e null’altro. Chi volesse conoscere consulenti e collaboratori deve ulteriormente cliccare sul menu in alto a sinistra alla terza voce per accedere ad un’altra pagine apparentemente vuota. Due sole righe: “titoli di incarichi di collaborazione consulenza” e, fra parentesi, data di pubblicazione e ultimo aggiornamento.

Bisogna poi passare con mouse sulla prima riga per rendersi conto che, contrariamente a quello che avviene su qualsiasi sito, pur non essendo sottolineata o doverosamente colorata è una riga cliccabile.

Il nuovo click, già il terzo, ti porta ad una ulteriore pagina di spiegazioni sul come consultare e solo un quarto click ti porta fuori dal sito della Regione per approdare sul sistema nazionale perlaPA del ministero della semplificazione dove un cervellotico sistema di ricerca ti permette di consultare elenchi ma solo con ricerche mirate. Insomma devi già sapere cosa cerchi per trovarlo

“Il decreto 97 detta indicazioni precise su come vanno realizzate le pagine per i dati di trasparenza dell’amministrazione – dicono fonti regionali – e la Sicilia si è adeguata pedissequamente”. Insomma tutti devono pubblicare sul sistema nazionale e rimandare a quello anche se è cervellotico e complesso. Un sistema che sembra pensato per sterilizzare il concetto stesso di trasparenza amministrative. Forme testuali che non invitano a cliccare, elenchi difficili da trovare, almeno 4 o 5 click prima di arrivare alla pagina cercata. Più che un sito di pubblica utilità sembra di avere a che fare con un sistema che tenda a sfinire l’utente evitando che giunga a leggere l’informazione cercata.

Ma anche se il decreto 97 del 2016 ha ‘incasinato’ tutto mostrandosi come una norma che allontana il cittadino utente dall’amministrazione, perchè mai le amministrazioni locali, pur rispettando quella norma, non dovrebbero riportare i propri elenchi.

“Ciascuna amministrazione pubblica sul proprio sito istituzionale, in una parte chiaramente identificabile della sezione “Amministrazione trasparente”, i dati sui propri pagamenti e ne permette la consultazione in relazione alla tipologia di spesa sostenuta, all’ambito temporale di riferimento e ai beneficiari” si legge ad esempio nella norma. Tralasciando, dunque, l’esempio dei consulenti, perchè non riportare anche sul proprio sito da parte delle amministrazioni i medesimi dati che si possono trovare sui siti istituzionali nazionali?

Per la Regione siciliana questo non sarebbe regolare e quantomeno non rispecchierebbe le disposizioni nazionali. ma qualcosa, sostengono, migliorerà. “A novembre prenderà forma il nuovo sito istituzionale nel quale si cercherà di ovviare ad alcuni aspetti come l’identificabilità immediata delle aree cliccabili”

Il sito siciliano, infatti, risale a tempi lontani ed è tutt’altro che adeguato all’attuale realtà di internet. basti pensare che non ne esiste una versione mobile e la consultazione su un telefonino appare complessa. Aggiornamenti in grande ritardo “per effetto di un lungo contenzioso con la società che ha realizzato l’attuale sito”.

Un contenzioso al termine del quale la Sicilia rinuncerà ad usare alcune aree per le quali non sono mai stati consegnati i ‘codici di accesso’.

Nascerà anche una versione mobile ma sarà ‘responsive’ ovvero si adatterà al telefonino o al tablet ma sarà identica a quella desktop perchè, anche qui, la legge impedisce di dar vita ad una vera e propria versione mobile del sito istituzionale come invece avviene in quasi tutti i siti. Le due versioni devono essere assolutamente identiche. Almeno così dicono gli esperti.

Intanto l’amministrazione punta su internet per la distribuzione dei contributi e per i risarcimenti alle imprese danneggiate dal lockdown. Un bando in arrivo in Gazzetta ufficiale prevede un clickday. Le esprienze passate in questos ettore non sono confortanti ma alla Regione ci credono. La piattaforma, che attualmente non funziona, sono certi che sarà operativa per tempo.

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