Il militare che ricopre anche incarichi sindacali non può utilizzare un linguaggio “iperbolico e conflittuale” né esprimere giudizi tali da delegittimare l’istituzione o incrinare la fiducia nella catena di comando. È quanto afferma il Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana nella sentenza con cui ha accolto il ricorso del ministero della Difesa, confermando la sospensione per due mesi di un militare-sindacalista. La decisione, firmata dal presidente Ermanno de Francisco ed estesa dal giudice Sebastiano Di Betta, riguarda comunicati diffusi dal segretario generale del sindacato Itamil, Girolamo Foti, ritenuti lesivi del prestigio delle Forze armate e dell’autorità istituzionale.
Le frasi contestate
Nel dispositivo, il Collegio riporta alcuni passaggi giudicati incompatibili con i doveri connessi allo status militare. Tra questi, le affermazioni secondo cui “la mancanza di un ministro attento alle esigenze del personale è evidente e contribuisce al malessere e alla sfiducia verso l’attuale governo” e che “in ambito di difesa tutto è peggiorato”. I giudici richiamano inoltre frasi nelle quali il sindacalista affermava che eventuali dimissioni del ministro della Difesa “non dispiacerebbero affatto”, ipotizzando “una bella festa per celebrare un nuovo inizio”, e altri passaggi in cui si parlava di militari “non sudditi dei politici, dell’ideologia e del Palazzo”.
I limiti della libertà sindacale
Secondo il Cga, “là dove la parola cessa di essere strumento di argomentazione e si fa invettiva; là dove il dissenso si traduce in attacco personale, in derisione o delegittimazione della persona del superiore o dell’istituzione nel suo complesso”, viene superato il limite oltre il quale l’ordinamento non tutela più l’esercizio di un diritto, ma reagisce all’abuso. La sentenza sottolinea che il linguaggio, il tono e le immagini utilizzate dal sindacalista militare non possono ricalcare le modalità tipiche del sindacalismo civile, poiché “oggettivamente idonee a incrinare il rispetto dovuto alla catena di comando e la fiducia dei consociati nelle Forze armate”.
Il quadro normativo
Il Collegio ricostruisce l’evoluzione del sindacalismo militare dal Dopoguerra ad oggi, soffermandosi in particolare sulla sentenza n. 120 del 2018 della Corte costituzionale, che ha riconosciuto ai militari un nucleo essenziale di libertà sindacale, ribadendo tuttavia la necessità di rispettare valori come coesione interna, neutralità politica, prontezza operativa e rigore gerarchico. “La libertà sindacale dei militari esiste – scrivono i giudici – ma non è una libertà civile travestita”: si tratta di una libertà “funzionalmente integrata in un ordinamento speciale” e, per questo, soggetta a limiti più incisivi rispetto ad altri settori.
La replica del sindacato
Durissima la reazione di Girolamo Foti, che in una nota definisce la sentenza “formalmente legittima e giuridicamente argomentata”, ma capace di sollevare “seri interrogativi sul futuro dell’effettività dei diritti sindacali dei militari”. Secondo il segretario generale di Itamil, il rischio è che il riconoscimento delle associazioni professionali a carattere sindacale venga svuotato nella sostanza, riducendosi a un diritto solo nominale. Foti sottolinea inoltre che la sanzione disciplinare ha prodotto effetti automatici sulla sua funzione elettiva, comportando la perdita della carica sindacale e l’impossibilità di ricoprire incarichi analoghi.
“Una riflessione che va oltre il caso personale”
Il sindacalista evidenzia quella che definisce una disparità di trattamento, osservando che in altri contesti soggetti indagati o rinviati a giudizio per reati gravi possono continuare a ricoprire incarichi istituzionali o sindacali fino a sentenza definitiva. “Continuerò a onorare il mio impegno verso lo Stato e verso i militari che rappresento”, conclude Foti, annunciando iniziative di approfondimento e confronto pubblico con il coinvolgimento di giuristi, magistrati, giornalisti e rappresentanti sindacali, per una valutazione ampia delle questioni giuridiche e costituzionali sollevate dalla decisione.






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