Sono 18 le condanne inflitte a Palermo per i presunti componenti della famiglia di corso dei Mille a Brancaccio. Pietro Tagliava, figlio di Francesco condannato all’ergastolo per le stragi di via d’Amelio a Palermo e via dei Georgofili a Firenze, è uno dei condannati dal giudice per l’udienza preliminare Fabio Pilato.

Ha avuto 14 anni, già scontati di un terzo così come previsto dal rito abbreviato. Accolta la ricostruzione dei pubblici ministeri Francesca Mazzocco e Andrea Fusco.

Queste le altre condanne: Francesco Paolo Clemente 12 anni (incaricato di gestire una serie di imprese, soprattutto nel settore degli imballaggi), Giuseppe Ficarra 10 anni, Giuseppe Di Fatta Santo Carlo Di Giuseppe 12 anni ciascuno, Antonino Marino 10 anni, Roberto Mangano 8 anni, Giovanni Pilo 6 anni, Giuseppe Lo Porto 8 anni, (fratello di Giovanni, l’operatore umanitario rapito da Al Qaeda nel 2012, in Pakistan, e ucciso tre anni fa da un drone americano nel corso di un’operazione antiterrorismo), Pietro D’Amico 5 anni; Massimo Alteri, Giuseppe Frangiamore, Salvatore Graziano, Gaetano Lo Coco, Francesco Paolo Mandalà e Orlando 2 anni e 8 mesi ciascuno, Elio Petrone 2 anni, Maurizio Puleo 4 anni.

Altri imputati sono sotto processo con il rito ordinario davanti al Tribunale.

“Qua le state facendo puzzare di fame le persone”, diceva un imprenditore nella morsa del racket, come emergeva dalle intercettazioni nell’inchiesta che portò al blitz della squadra mobile e dei finanzieri del Gico del Nucleo di Polizia economico-finanziaria.

I soldi servivano per le famiglie dei carcerati. Ventitré i commercianti costretti a pagare e una sola parte civile al processo, assistita dagli avvocati Ugo Forello e Valerio D’Antoni. Parte civile anche Addiopizzo, Federazione antiracket, Confesercenti e Confcommercio, Confartigianato Centro Pio La Torre.