L’Italia ferma tutto il Paese. Nuove misure ancora più restrittive entrano in vigore in tutta Italia. Lo ha annunciato con una diretta  facebook il presidente del Consiglio Giuseppe Conte dopo una giornata di incontri e confronti. Un nuovo decreto è in arrivo ed entrerà in vigore molto presto comunque prima della riapertura delle attività di lunedì. Probabilmente sarà in vigore dalla mezzanotte di domenica 22 marzo.  Il virus continua a corree allora il Paese si ferma così come nel pomeriggio avevano deciso di fare già Lombardia e Piemonte. Ma la chiusura è meno stringente di quella delle due regioni maggiormente colpite.

Stop a qualsiasi attività che non sia assolutamente essenziale. Il lavoro deve essere svolto esclusivamente in smart working. Si fermano i cantieri, si fermano le fabbriche. Si fermano, ma solo in parte, gli studi professionali.

“I supermercati restano aperti e lo saranno anche in seguito – ha detto il Premier – non c’è necessità di nessuna corsa all’accaparramento di beni di prima necessità. Non abbiamo imposto nessuna chiusura ai supermercati e nemmeno alcuna riduzione degli orari e giornate di stop. Allo stesso modo resteranno aperte Farmacie, parafarmacie, poste, banche, sistema dei trasporti”.

Funzioneranno le industrie farmaceutiche e per la produzione di presidi di protezione come le mascherine che sono indispensabili. Aperte le aziende della filiera agro alimentare. Individuata una precisa lista di attività che devono funzionare che vanno dall’informazione alla produzione ed riparazione di apparecchiature elettromedicali passando per produzione e commercializzazione di apparecchi per l’elettronica e fotografia necessari per permettere lo smart working. Per conoscere l’elenco completo bisognerà aspettare il decreto in pubblicazione nella giornata di domenica. Probabile ma non ancora certa la chiusura dei tabaccai. Tutto il resto chiude per contenere ulteriormente il contagio che corre ancora troppo.

Qui la lista provvisoria delle attività escluse dal decreto e che quindi potranno continuare a lavorare

La decisione è arrivata al termine di una giornata di assedio al Presidente del Consiglio. I sindacati, i governatori del Nord e anche molti di quelli del Sud, il M55 e le opposizioni

E’ un passo economicamente “doloroso”, perché va a coinvolgere innanzitutto le fabbriche italiane, ad eccezione di quelle strategiche. Ma è un passo a cui il premier – dopo aver visto prima i sindacati e le imprese, poi i capi delegazioni – dà il suo placet, con l’obiettivo primario di rendere il più omogenei possibili gli interventi restrittivi in tutta la penisola. Quelle messe in atto sono “misure severe, ne sono consapevole, ma non abbiamo alternative. In questo momento dobbiamo resistere, perché solo così riusciamo a tutelare noi stessi”, ha detto in una diretta facebook.

C’è un tema, soprattutto, ad aver frenato Conte e i membri “economici” del governo: la tenuta dei conti pubblici. Ma alla fine il dado è tratto: la chiusura totale, sul modello lombardo, non ci sarà. Ma la serrata di tutte le aziende che non siano parte delle filiere legate ai beni di prima necessità c’è. Troppo forte il pressing dei sindacati e di una parte del governo, a partire dal ministro della Salute Roberto Speranza. E, nelle ultime ore, si era fatto sentire anche il M5S, a dir poco scontento dall’ordinanza emanata ieri sulla stretta dello sport all’aperto.

“In alcune zone del Nord è ormai da giorni che l’emergenza ha toccato picchi insostenibili, il tempo di reazione non può essere così lungo”, ragionavano nel pomeriggio fonti vicine ai vertici del M5S, pronti a tornare all’attacco sulla necessità di misure più drastiche nel caso Conte non fosse intervenuto. Intervento che alla fine c’è solo a fine giornata, nel segno di quella prudenza che il premier ha sempre voluto mostrare nell’assumere decisioni di questo tipo. Tanto che, nel pomeriggio, fonti di Palazzo Chigi si limitavano a sottolineare: “proveremo a fare tutto il possibile”. Anche perché, ad angustiare il premier c’è anche l’allarme conti pubblici. “Abbiamo bisogno di liquidità, l’impatto dell’emergenza su lavoratori e imprese è preoccupante”, spiega una fonte di governo prevedendo, per l’inizio di aprile un nuovo decreto da diversi miliardi che coinvolga i soggetti mento tutelati dal provvedimento “Cura Italia”. Molto dipenderà dall’Europa.

Lunedì un nuovo eurogruppo è chiamato a discutere degli strumenti da mettere in campo contro l’emergenza. L’idea dei Covid-bond, che vede l’Italia in prima linea, non piace a tutti i Paesi membri. Ma per il governo è necessario, attraverso i bond o il fondo Salva-stati, che arrivi liquidità senza condizioni. Intanto governo e maggioranza puntano già a percorrere gli spazi aperti dallo stop al patto di stabilità.

“La sospensione di questo cappio al collo ci permette di pensare di nuovo a sostenere sanità, imprese, famiglie”, sottolinea la viceministro all’Economia Laura Castelli anticipando che, nel “decreto aprile” sarà previsto, “sulla base del calo dei fatturati, un ristoro per le imprese”.

Lo stop al patto di stabilità,potrebbe spingere il M5S a forzare la mano sulle risorse. “Serve un intervento economico post-bellico, a tutto campo”, spiega il capo politico Vito Crimi. Il tema, però, è il rapporto che ci sarà tra le risorse comunitarie e quelle che sarà chiamata a mettere l’Italia: superando, in maniera netta il deficit ma soprattutto aumentando il suo debito già da anni sotto osservazione di Bruxelles. Per questo, per dirla come una fonte governativa che lavora ai dossier economici, “il vicolo tra nuove misure restrittive e tenuta dei conti è molto stretto”. E alla fine Conte cerca di percorrerlo, tentando di andare incontro alle loro richieste ma salvaguardando i beni essenziali e lo scheletro produttivo del Paese. Misure che sono chieste, con insistenza, anche dal centrodestra. E Matteo Salvini fa un video appello al presidente della Repubblica Sergio Mattarella in cui chiede interventi immediati, tra i quali la fornitura di mascherine a tutti gli operatori sanitari e la riapertura del Parlamento. Richiesta, quest’ultima, che vede il leader di Iv Matteo Renzi sulla stessa linea ma alla quale il presidente della Camera Roberto Fico risponde con nettezza: “chi dice che le Camere sono chiuse o è confuso o è distratto”. Intanto, nel corso di una giornata non facile, per Conte giunge anche la notizia della positività di un suo agente di scorta. Ma a Palazzo Chigi assicurano: “non c’è stato nessun contatto con il presidente del Consiglio, che nei giorni scorsi ha fatto il tampone ed è risultato negativo”.