I conti della Regione siciliana hanno abbandonato gli anni del disavanzo. A certificarlo, mercoledì, è stata anche la Corte dei Conti che, con la parifica del rendiconto generale della Regione relativo al 2024, ha detto sì ad un avanzo di gestione di 2 miliardi e 300 milioni. Considerato che si partiva da un disavanzo superiore ai 7 miliardi e da bilanci mai parificati per effetto di un lungo contenzioso che durava dal rendiconto 2020, è un risultato che ah del sorprendente.

A spiegarci il percorso dei Conti siciliani è Alessandro Dagnino, ospite di Talk Sicilia, poche ore dopo la parifica del Rendiconto 2024. Ma l’assessore al bilancio lancia un avvertimento: non sono soldi che si possono spendere o almeno non ancora. Bisognerà prima riportare alla normalità le parifiche die bilanci, insomma ritornare al normale percorso che deve vedere la Regione approvare il rendiconto generale entro aprile dell’anno successivo e la Corte parificarlo intorno a giugno. Una sfida per il 2027 che può significare, se tutto andrà come l’Economia pensa e prevede, impostare nella prossima primavere una manovra enorme da oltre 7 miliardi e 300 milioni. Fondi che andranno spesi, finalmente, e che verranno immessi nell’economia reale proprio quando vengono a mancare le risorse del PNRR, ormai terminato, e che hanno permesso gli anni di espansione. Dagnino ci spiega il percorso, le scelte che si stanno facendo e anticipa anche qualcosa 8ma non troppo in realtà) delle idee per la finanziaria che andrà in discussione a breve

 

Alessandro Dagnino – Assessore regionale Economia Sicilia

Il ritorno alla normalità contabile e il valore della parifica

L’altro ieri la Corte dei Conti ha dato il giudizio di parifica al rendiconto 2024 della Regione Siciliana. Si tratta di un risultato importante dopo una stagione con molti bilanci arretrati. Qual è lo stato dell’arte e quando si prevede di tornare al ciclo ordinario di bilancio?

“La Regione si trovava effettivamente in ritardo sulle parifiche dei rendiconti, ovvero i bilanci consuntivi che registrano i conti legati a esercizi finanziari già chiusi e passati. Rappresentano, in termini contabili, il risultato della gestione del bilancio che è stata precedentemente autorizzata dal Parlamento ed eseguita dal Governo. Ogni anno si approva la legge di bilancio preventivo con cui l’Assemblea Regionale Siciliana autorizza l’esecutivo a spendere le risorse pubbliche secondo i capitoli stabiliti. Il Governo gestisce poi queste somme nel corso dell’anno e, alla fine dell’esercizio, ha il dovere di rendicontare a consuntivo come ha operato.

Rendicontare conti complessi come quelli della Regione Siciliana, che muovono circa 28 miliardi di euro, non è un’attività semplice e si presta a errori materiali o a differenti valutazioni. Per questa ragione il Parlamento regionale, prima di approvare con legge la gestione del Governo, ha bisogno di una garanzia terza. La legge di approvazione del rendiconto deve essere quindi necessariamente preceduta dal giudizio di parifica, che è una vera e propria certificazione emessa della Corte dei Conti sul progetto di rendiconto varato dalla giunta. Il responso dei magistrati contabili può assumere diverse sfumature, ma di regola la Corte afferma che il bilancio è corretto solo in parte; è estremamente raro che rilasci una promozione incondizionata senza alcun elemento da rettificare.

L’arretrato sulle certificazioni dei rendiconti è iniziato a partire dall’esercizio 2020 a causa di un contenzioso che si era aperto nel rapporto tra la Regione e la magistratura contabile. La situazione era diventata cronica, tanto che all’inizio del 2026 non avevamo ancora ottenuto la parifica del rendiconto 2020. Questo è successo perché la pronuncia formulata originariamente dalle Sezioni Riunite della Corte dei Conti per la Sicilia sul bilancio 2020 — e successivamente la stessa cosa è avvenuta per il 2021 — è stata contestata dal Governo regionale. Prima di essere nominato assessore, ho avuto l’onore di seguire e difendere l’amministrazione, come avvocato, nell’impugnazione di quelle decisioni di parifica che il presidente Renato Schifani aveva ritenuto di non poter accettare. Trattandosi di un giudizio a tutti gli effetti, la Regione ha il diritto di proporre ricorso e opporsi, trasferendo la controversia a Roma davanti alle Sezioni Riunite della Corte dei Conti in speciale composizione, che fungono da organo d’appello nazionale”.

Il contenzioso che ha cambiato le regole

“Questo contenzioso ha letteralmente fatto scuola in tutta Italia, riscuotendo un enorme interesse nel dibattito giuridico. La vicenda si è infine conclusa con la storica Decisione numero 34 del 2025 adottata dal massimo consesso romano. Questa sentenza ha risolto questioni di massima e fissato regole interpretative che oggi trovano applicazione in tutte le regioni italiane. Il dato politicamente e giuridicamente più significativo è che il braccio di ferro tra il Governo siciliano e la Corte dei Conti locale è diventato il modello di riferimento per la riforma del giudizio di parifica in tutto il Paese, che oggi si svolge secondo regole profondamente diverse rispetto al passato. In soli nove mesi siamo poi riusciti a ottenere il via libera a ben cinque rendiconti arretrati (2020, 2021, 2022, 2023 e 2024), un’operazione senza precedenti. Ma l’aspetto davvero epocale di quest’ultimo verdetto è un altro: per la prima volta nella storia recente della Regione Siciliana, il documento economico sottoposto a parifica non evidenzia un buco, ma riporta un segno positivo.”

Dal baratro del disavanzo a un tesoretto da oltre 7 miliardi: il vincolo di prudenza

La svolta clamorosa è il passaggio dal disavanzo storico a una situazione di avanzo. Qual è l’esatta entità di questo tesoretto e perché, per ragioni normative, non è ancora immediatamente spendibile?

“L’avanzo relativo al rendiconto al 31 dicembre 2024, definitivamente parificato l’altro ieri, si attesta a più 2,3 miliardi di euro. Queste somme non sono ancora immediatamente utilizzabili perché la legislazione che disciplina la contabilità pubblica impone un rigido criterio di prudenza. Nei giorni scorsi, la giunta regionale ha compiuto un ulteriore passo avanti approvando il progetto di rendiconto relativo all’esercizio 2025. Questo testo deve ancora essere trasmesso alla Corte dei Conti per la parifica, un iter che richiederà ovviamente alcuni mesi di verifiche tecniche. Tuttavia, il dato contabile elaborato dai nostri uffici e deliberato in giunta fotografa un avanzo che lievita fino a 7,3 miliardi di euro. Significa che in un solo anno la ricchezza accantonata è aumentata di ben 5 miliardi. La cifra già certificata dalla Corte dei Conti è di 2,3 miliardi, ma il dato reale su cui poggerà la prossima manovra e che attende la certificazione finale è di oltre 7 miliardi di euro”.

La legge impedisce di spendere queste risorse finché non si ha l’assoluta certezza del loro consolidamento. Anche se i nostri uffici calcolano un avanzo di 7,3 miliardi, la Corte dei Conti in sede di parifica potrebbe astrattamente richiedere degli aggiustamenti. Le norme sono astratte e valgono sempre: se l’avanzo stimato fosse stato di appena 100 milioni di euro, non avremmo potuto spenderlo subito perché un eventuale ricalcolo avrebbe potuto far slittare quel dato in negativo. La regola generale vieta di spendere risorse che non siano state ancora acquisite con assoluta certezza nel patrimonio della Regione. Per poter utilizzare un avanzo di amministrazione è necessario che venga parificato il rendiconto relativo all’esercizio immediatamente precedente a quello in corso di gestione, ripristinando l’ordinario ciclo fisiologico che prevede la regolare successione temporale tra la chiusura dei rendiconti e le rispettive parifiche della magistratura contabile.”

La strategia del DEFR e la scommessa della maxi-variazione nel 2027

In parole semplici, terminato il ciclo straordinario dei fondi PNRR, la Regione userà l’avanzo per sostenere l’economia? Quando arriverà la maxi-manovra finanziaria per sbloccare questi fondi, si ipotizza l’estate 2027?

“Esattamente. Questa è l’impostazione di politica economica che abbiamo cristallizzato e reso formale all’interno del DEFR, il Documento di Economia e Finanza Regionale. Poter disporre di una simile cifra è fondamentale. Negli ultimi anni la ASIC è stata la regione italiana che è cresciuta più di tutte le altre. Certamente questo risultato è stato agevolato dai fondi del PNRR, ma la differenza è stata la nostra capacità di investire bene le risorse a disposizione. Adesso, però, il ciclo economico generale sta diventando avverso a causa delle tensioni geopolitiche internazionali che alimentano l’inflazione e della imminente conclusione dei fondi straordinari del PNRR. In questi due anni, insieme al presidente Renato Schifani, abbiamo varato ben otto manovre finanziarie, tutte di stampo espansivo, e abbiamo scelto deliberatamente di concentrare la quasi totalità di queste risorse aggiuntive in spese di investimento, cioè in interventi capaci di generare nuova ricchezza sul territorio che a sua volta produce maggiori entrate fiscali per la Regione. Ora diventa cruciale spendere questo tesoretto da 7 miliardi il prima possibile per compensare il calo delle risorse esterne immettendo nel sistema economico capitali propri.

La strategia del Governo è chiara: entreremo nel 2027, otterremo la parifica dei bilanci 2025 e 2026 e, subito dopo, daremo vita a una imponente manovra di variazione di bilancio. Il presidente della Regione Renato Schifani ha preannunciato l’intenzione dell’esecutivo di portare all’attenzione dell’Assemblea Regionale Siciliana, subito dopo la legge di stabilità, una cospicua variazione. Prevediamo che questo passaggio cruciale avverrà in tarda primavera, non in estate. La grande scommessa è riuscire ad approvare il rendiconto dell’anno precedente entro il termine di legge del 30 aprile. Negli ultimi decenni la Regione Siciliana non è mai riuscita a rispettare questa scadenza. Abbiamo già invertito la rotta per quanto riguarda la tempestività della legge di stabilità e del bilancio preventivo, atti che da un quarto di secolo venivano sistematicamente approvati in ritardo. Non siamo ancora riusciti a ottenere la perfetta tempestività nell’approvazione del rendiconto a causa di una serie di fattori tecnici, tra cui la stringente necessità di aggiornare radicalmente i sistemi informatici della Regione. Faremo un grande sforzo per completare questo percorso nel corso del 2027: se ci riusciremo, potremo finalmente sancire il definitivo ripristino della normalità nella gestione delle finanze siciliane.”

L’ostacolo del software contabile “in house” e la nascita della NADEFR

I ritardi nell’aggiornamento dei sistemi informatici ricordano il recente blocco dei contratti per le progressioni verticali dei dipendenti. C’è un problema strutturale con i software della Regione? A che punto è invece la stesura della NADEF dopo l’interlocuzione con i sindacati?
“Si tratta dello stesso identico problema. Alcuni anni fa la Regione Siciliana compì una scelta che purtroppo oggi si sta rivelando infelice, e che il governo Schifani ha semplicemente ereditato dal passato: sviluppare un software di contabilità proprietario in house, creato da zero, anziché acquistare e utilizzare uno dei prodotti già pronti sul mercato. L’idea di fondo era quella di non pagare i canoni alle software house, ma l’operazione si è dimostrata fallimentare. Non è affatto semplice progettare e sviluppare un software per se stessi senza poter contare sulle logiche di efficienza e profitto tipiche dei privati. Attualmente stiamo riscontrando notevoli difficoltà nell’ottenere un prodotto informatico adeguato e dovremo valutare seriamente l’ipotesi di abbandonare questo applicativo per adottare uno dei sistemi già pronti sul mercato, accelerando tutte le procedure contabili dell’ente.
Per quanto riguarda gli strumenti di programmazione, questa si articola in due fasi distinte. La prima fase riguarda l’approvazione del DEFR vero e proprio, che è già stata completata tempestivamente in giunta entro il termine di legge del 30 giugno e successivamente approvata dall’aula parlamentare. In questo momento siamo impegnati nella seconda fase, ovvero la stesura della NADEFR, la Nota di Aggiornamento del DEFR. Questo atto si inserisce nella cornice macroeconomica già tracciata, ma rappresenta il prodotto più vicino alla manovra finale poiché, arrivando a ridosso della presentazione del disegno di legge di stabilità, declina in termini pratici e numerici gli strumenti di politica economica che intendiamo attuare. Abbiamo concluso le consultazioni con le organizzazioni sindacali e con le associazioni datoriali, e la prossima settimana saremo pronti a presentare ufficialmente la NADEF, che conterrà misure di grande impatto per il territorio. Non posso ancora svelare i dettagli dei singoli provvedimenti poiché tutto dipende dalle ultime necessarie quadrature di bilancio che i nostri uffici stanno aggiornando proprio in queste ore.”

Le linee guida del lavoro: “Super ZES” e la stabilizzazione dei precari storici

Senza svelare cifre protette, quali sono le linee di impatto sociale della manovra? Ci riferiamo a misure come la Super ZES, lo sblocco dei concorsi, l’adeguamento degli stipendi regionali a quelli statali e i 39 milioni promessi per stabilizzare gli ex precari.

“Abbiamo in mente alcune idee di particolare rilievo sociale. Sicuramente alcune delle scelte di fondo del disegno di legge Coesione e Crescita da 1 miliardo e 400 milioni di euro potrebbero essere riconfermate, in particolar modo la misura sulla Super ZES. Abbiamo stanziato quasi 210 milioni di euro per consentire alle imprese dell’Isola di godere appieno del credito d’imposta stabilito dalla legge statale. A livello nazionale queste risorse terminano rapidamente e si assiste a una forte riduzione del contributo tra gli aventi diritto; la ASIC è l’unica regione in Italia ad aver colmato questo vuoto con fondi propri, integrando la quota per garantire a tutti il 100% del beneficio.
Una quota rilevante di attenzione della prossima manovra sarà dedicata proprio al mondo del lavoro. Gli interventi sull’aumento delle ore o sulle stabilizzazioni generano un effetto duraturo nel tempo e trovano la loro naturale collocazione all’interno del disegno di legge di stabilità. Nei giorni scorsi il presidente della Regione ha annunciato la svolta per gli ex precari che attendevano certezze da ben venticinque anni. Dal punto di vista finanziario si tratta di un onere significativo, pari a circa 30 milioni di euro all’anno fino al loro pensionamento. Tuttavia, abbiamo verificato la reale sussistenza dei fabbisogni di questo personale all’interno dell’amministrazione e questa maggiore spesa produrrà un immediato aumento dell’efficienza dei servizi. Avendo stabilizzato queste persone a 25 ore settimanali, la legge ci impediva di impiegarle appieno nei servizi articolati su turni, poiché la normativa vieta l’uso di turnazioni per il personale part-time se prima non si porta a tempo pieno l’organico esistente. Portandoli a 36 ore settimanali, potremo finalmente destinarli alla gestione dei musei e al servizio di autisti, due settori che oggi soffrono di una gravissima carenza di personale.

La macchina amministrativa regionale ha un disperato bisogno di nuove figure. Con le scelte legate alle stabilizzazioni e all’aumento delle ore contiamo di colmare i fabbisogni legati alle categorie A e B, ma dobbiamo muoverci rapidamente per quanto riguarda le categorie C e D. A tal proposito, è fondamentale che il Parlamento approvi la legge sulla riforma della dirigenza, poiché nei prossimi mesi assisteremo al pensionamento di un numero enorme di dirigenti regionali e senza una nuova disciplina normativa rischiamo di andare incontro a gravi difficoltà gestionali. Accanto ai dirigenti servono i funzionari; sono stati espletati i primi concorsi e procederemo con lo scorrimento delle graduatorie. È innegabile che fino ad oggi i funzionari della Regione Siciliana abbiano percepito stipendi inferiori rispetto ai colleghi dello Stato, registrando persino episodi in cui i vincitori di concorso hanno rinunciato al posto poiché la retribuzione non era ritenuta adeguata. Adesso stiamo correndo ai ripari per sanare questa ingiustizia e l’allineamento avverrà gradualmente. Con l’ultima variazione di bilancio abbiamo stanziato le risorse per i primi aumenti salariali. Se oggi dovessi consigliare a un giovane cosa fare subito dopo la laurea, gli suggerirei senza esitazione di tentare i concorsi per entrare nei ranghi della Regione Siciliana: ci sono praterie di spazi per persone volenterose e competenti che possono fare carriera in tempi rapidissimi, aiutandoci a costruire una macchina pubblica sempre più efficiente e meritocratica”.

Ci sono stati in passato vincitori di concorso che hanno rinunciato proprio a causa di retribuzioni non adeguate: si punta dunque a una amministrazione basata sul merito?
“Esatto. Quindi ci sono tanti spazi e speriamo di avere una regione sempre più meritocratica”.

La video intervista integrale

La video intervista integrale e le relative clip saranno disponibili a breve