Una preghiera per tutti coloro che muoiono senza un parente, un amico, un sacerdote accanto, una parola di conforto.

L’arcivescovo di Monreale Michele Pennisi, insieme al sindaco Alberto Arcidiacono, hanno pregato davanti alla statura di Santa Rosalia che si trova nel cimitero monumentale di Monreale.

“Noi membri della comunità ecclesiale – ha detto l’arcivescovo – siamo chiamati a piangere con chi piange per la morte inaspettata di tante nostre sorelle e fratelli a causa del coronavirus, a gioire con chi gioisce per la nascita dei bambini alla vita, per la guarigione di coloro che sono stati contagiati o ad essere solidali con tutti gli operatori sanitari e i cappellani ospedalieri che si occupano di curare e consolare con le parole e i segni della fede le persone ricoverate”.

In tanti, che in questo momento così buio si trovano accanto a quanti soffrono e muoiono a causa del coronavirus, hanno sottolineato la solitudine con cui i pazienti sono costretti ad affrontare il loro calvario. L’arcivescovo di Monreale e il sindaco, che negli ultimi giorni hanno manifestato anche pubblicamente le rispettive preoccupazioni nei confronti del dramma che si sta consumando, si sono voluti unire nella preghiera, anche per sottolineare la necessità di fare fronte comune, ognuno per le proprie competenze, ai disagi sia spirituali che materiali della popolazione.

La preghiera a santa Rosalia è il simbolo della difficoltà e dell’angoscia che attraversano la nostra società; dei malati, ma anche di chi li assiste e di chi continua ad operare per fermare l’incedere del virus.

La Santuzza che già in passato, secondo i credenti, nel 1625, liberò Palermo dalla peste è molto importante, dal punto di vista religioso, anche per Monreale.

Rosalia transitò, nel suo pellegrinaggio da Santo Stefano di Quisquina a Palermo, verso monte Pellegrino, dal territorio di Monreale, vicino all’attuale cimitero, nella zona nota come Santa Rosalia.