E’ una guerra ormai quotidiana. Ad ogni azione messa in campo dal Pd targato Matteo Renzi e, in Sicilia, Davide Faraone, corrispponde una critica, una politca, una azione uguale e contraria di un’area del partito che si definisce ‘Partigiani del Pd’. A guidarla è Antonio Rubino segretario organizzativo del Pd siciliano. E’ lui, Rubino, a metterci la faccia con tanti uomini e donne storicamente all’opposizione interna in Sicilia.

Per un periodo si era assistito a un riavvicinamento fra le correnti, poi a livello nazionale la diaspora con la nascita di LeU e sembrava che chi era rimasto nel Pd avrebbe seguito al linea renziana. Infine le scelte  per le candidature e l’esplosione della protesta interna con la conseguente nascita dei Partigiani seguita, poi, da una serie di adesioni al Pd che hanno allontanato ulteriormente le posizioni fra gli schieamenti interni.

Il Pd rischia di andare verso una disfatta anche se i renziani fanno notare che i numeri dicono comunque che si tratterà di un avanzamento rispetto al pd deegli anni precedenti mentre i detrattori sostengono che mancano i valori, non c’è la base e anche i numeri non permetteranno di governare.

Insomma una battaglia senza esclusione di colpi che rischia di portare altro dissenso, diminuzione di voti. Il Pd è bravissimo, in fin dei conti a farsi del male da solo. Ed è da qui che inizia la nostra intervista a Antonio Rubino, uomo di partito ma oggi anche uomo ‘contro’ il suo partito pur se dall’interno.

Il Pd sta cambiando pelle e secondo l’area renziana che rappresenta la maggioranza le scelte operate sono le migliori possibili e mettono in campo le forze migliori portando ad un incremento di consensi. Perchè secondo voi questi dati non sarebbero esatti?

Intanto sfatiamo un mito. Anche tanti di noi hanno votato Renzi al congresso ed è da allora che sono cominciati i guai. Faraone non ha accettato questa ‘invasione di campo’. Sulle liste lui hanno combinato un disastro. Non so se arriveranno più o meno voti ma quello che è chiaro che queste candidature non rispecchiano il Pd siciliano.

In che senso ‘Invasione di campo’?

Davide Faraone, sconfitto alle regionali del 2012, ha trovato nella sua collocazione renziana lo strumento per risorgere. Ha visto messo in pericolo il suo rapporto di fedeltà con Matteo Renzi e, non avendo un’adeguata struttura politica che gli consentisse di crescere in autorevolezza, ha devastato il partito pensando di potere sostituire ‘noi’ con pezzi di ceto politico trasformista.

A prescindere dalle questioni numerico elettorali c’è una questione di valori. Ritenete che il Pd di oggi non rappresenti più la base?

Le candidature non rappresentano il PD. Il partito è un’altra cosa, un soggetto collettivo che si sta ribellando alla prepotenza. Noi voteremo Pd ma contemporaneamente stiamo ponendo un tema sul modello di partito.

Vi definite Partigiani del Pd e volete cambiare il partito invece di cambiare partito ma non credete che una ulteriore divisione interna all’indomani della scissione che ha portato alla nascita di LEU possa essere solo un vantaggio per gli avversari?

Matteo Renzi doveva porsi questo tema, non noi. Abbiamo più volte provato a costruire un percorso unitario che partisse dai territori e dai circoli ma abbiamo trovato un muro in chi pensava all’epurazione. Un percorso condiviso avrebbe consentito a tutto il partito di riconoscersi nelle liste senza dovere ricorrere ad appelli tardivi e ipocriti.

Il vostro attacco all’area renziana è quotidiano e su tutto. E’ la strada per ricostruire o piuttosto una strada per distruggere?

Dovrebbero ringraziarci. Se non ci fossimo noi che animiamo il dibattito nessuno su accorgerebbe che siamo in campagna elettorale. Noi stiamo provando a trattenere tanti militanti dentro il partito che già erano sulla porta. Altro che distruggere!

Il 25 febbraio c’è la prima manifestazione dei Partigiani. Cosa dobbiamo aspettarci ?

Sarà una bellissima giornata di politica, con tanti ospiti e tante sorprese, dove proveremo a raccontare il nostro modello di partito. Vede, in questa campagna elettorale quello che manca è il partito, sostituito da inutili comitati elettorali. Da noi ci sarà e pure tanto, lanceremo un ‘nuovo inizio’ per il Pd.

E Renzi? si è pentito di averlo sostenuto al congresso?

Pentito no, deluso tanto. Ha tolto il vestito da leader ed ha indossato quello del capo.