Si discute a Palermo l’approvazione dell’articolo 58, norma che interviene sulle modalità di inserimento lavorativo dei disabili psichici. Il convegno “Lavoro e disabilità psichica: dignità, diritti e inclusione”, in programma oggi 15 aprile presso la Sala Mattarella all’ARS, riaccende l’attenzione su un diritto ancora spesso negato. L’obiettivo è promuovere politiche più inclusive per i pazienti con disabilità psichica che avrebbero diritto ad inserirsi in contesti lavorativi.
L’argomento focale del convegno è l’articolo 58 del disegno di legge in discussione all’Assemblea Regionale Siciliana. La norma interviene sulle modalità di inserimento lavorativo dei disabili psichici, rendendo obbligatoria la quota di riserva per le assunzioni con chiamata nominativa e rappresenta un passo significativo verso il superamento di un ritardo storico dell’isola. Infatti, in altre regioni italiane la legge 12 marzo 1999, n. 68 ha prodotto sistemi funzionanti, imponendo ad aziende pubbliche e private con almeno 15 dipendenti l’obbligo di assumere persone con disabilità, mirando a garantire l’inserimento lavorativo tramite il “collocamento mirato” e quote di riserva obbligatorie. In Sicilia, invece, quel diritto non è ancora realtà.
Il percorso che porta oggi alla presentazione di questo articolo è il frutto di un lavoro che ha coinvolto l’intergruppo parlamentare sulla salute mentale e che si è nutrito anche dell’esperienza maturata negli anni da realtà come “Si può fare”, impegnate a costruire modelli di inclusione lavorativa.
ETS “Si può fare per il lavoro di comunità”
“Si può fare per il lavoro di comunità”, l’Ente di terzo settore, che in Sicilia riunisce associazioni di familiari, utenti e operatori della salute mentale, guarda a questo convegno con attenzione e con la consapevolezza di chi su questo terreno lavora ogni giorno.
L’associazione si concentra su percorsi riabilitativi, sull’inserimento lavorativo e sul tempo libero, avendo come obiettivo principale la difesa dei diritti dei pazienti psichiatrici e del lavoro inclusivo.
È un lavoro fatto di relazioni, sperimentazioni, dialogo continuo con i territori e con le istituzioni. Tuttavia le norme, da sole, non bastano: servono strumenti operativi, integrazione tra assessorati e la capacità di tradurre i principi in pratiche concrete. Un esempio è l’introduzione del “job coach”- professionista che affianca le persone nel percorso di inserimento, mantenimento o reinserimento lavorativo, fornendo un supporto personalizzato. È una figura già presente in altre regioni, che va nella direzione giusta, ma che al tempo stesso richiederà una regia attenta per diventare davvero efficace.
In questo contesto l’ente, sceglie di accompagnare tale momento con uno sguardo vigile, senza rinunciare a una valutazione autonoma.
“Il convegno promosso dall’onorevole Antonio De Luca rappresenta un’occasione importante di confronto tra istituzioni, esperti e società civile, e segnala una rinnovata attenzione politica su un tema troppo a lungo trascurato. Allo stesso tempo, il percorso avviato chiama tutti gli attori coinvolti a una responsabilità che non può esaurirsi in una giornata di lavori.
Vogliamo credere in una politica capace di raccogliere questa sfida. Confidiamo nel lavoro già avviato e auspichiamo che da qui possa nascere un impulso concreto, capace di aprire spazi reali nel mondo del lavoro per cittadini che hanno competenze e qualità da offrire. Perché il riconoscimento del diritto al lavoro, per le persone con disabilità psichica, non può più essere rimandato. Non è solo una questione di dignità, ma di civiltà” – dichiara Gaetano Sgarlata, presidente di “Si può fare per il lavoro di comunità”.
Si attendono dunque i risultati scaturiti dal confronto di oggi. Prossimamente si saprà se l’articolo 58 diverrà una realtà applicabile per i cittadini con disabilità psichica o se serviranno ulteriori strumenti e passaggi normativi per la concreta attuazione della norma.






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