La Corte d’Appello di Palermo ha stabilito che l’atleta olimpionica e campionessa mondiale di vela Larysa Moskalenko fu detenuta ingiustamente. A distanza di oltre dodici anni dal suo arresto, avvenuto nel 2013 nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta “tratta dei bambini contesi”, i giudici hanno riconosciuto il diritto all’equa riparazione per l’ex velista ucraina, classe 1963, che nel suo palmarès vanta un bronzo a Seul 1988 e un titolo mondiale nel 1991. Moskalenko, che da tempo ha scelto la Sicilia come sua dimora lavorando nel settore nautico e del charter, vede così chiudersi un capitolo doloroso della sua vita.

Il risarcimento per la custodia cautelare

La prima sezione penale della Corte d’Appello ha condannato il ministero dell’Economia e delle Finanze al pagamento di 35 mila euro a favore di Moskalenko. La cifra fa riferimento ai 213 giorni di custodia cautelare subiti dall’atleta tra il carcere e gli arresti domiciliari, un periodo compreso tra l’ottobre del 2013 e il maggio del 2014. L’accusa iniziale ipotizzava il suo coinvolgimento in un’organizzazione criminale dedita al rapimento di bambini contesi tra genitori separati, ai quali la velista avrebbe dovuto fornire appoggio logistico e mezzi nautici. Quell’impianto accusatorio si è rivelato del tutto infondato, culminando in un’assoluzione con pronuncia divenuta irrevocabile nel novembre del 2023.

La conferma della totale innocenza

I giudici hanno sottolineato come Moskalenko abbia professato la propria innocenza fin dal primo momento. La versione dei fatti fornita dall’ex campionessa ha trovato pieno riscontro al termine del lungo iter processuale e degli elementi emersi nel dibattimento. L’ordinanza della Corte esclude qualsiasi profilo di colpa o dolo da parte della donna, confermando che l’atleta non tenne alcun comportamento ambiguo che potesse giustificare o favorire l’adozione della misura cautelare nei suoi confronti. Viene così sancito il diritto alla riparazione senza alcuna ombra sul suo operato.

Il peso del danno d’immagine

Il provvedimento della Corte d’Appello dà grande rilievo al gravissimo danno morale e reputazionale sofferto dall’ex atleta. L’arresto di Moskalenko subì infatti una vasta eco mediatica, sia a livello nazionale che internazionale, che travolse la sua vita privata e professionale. I giudici hanno evidenziato l’indubbio pregiudizio patito dalla ricorrente a causa della diffusione della notizia della sua detenzione, tenendo conto del suo stato di incensuratezza e della gravità delle contestazioni. La privazione della libertà ha amplificato le sofferenze personali e familiari di una vicenda che ha segnato profondamente la sua esistenza.

L’avvocato della campionessa

Soddisfazione è stata espressa dal legale dell’ex campionessa, l’avvocato Antonio Bana. Il difensore ha evidenziato come la decisione della Corte rappresenti un passaggio di particolare importanza poiché, dopo l’assoluzione definitiva, cancella ogni dubbio sulla condotta della signora Moskalenko. Il provvedimento non si limita a un calcolo economico, ma restituisce dignità all’atleta riconoscendo ufficialmente il gravissimo pregiudizio umano e d’immagine subito in tutti questi anni di ingiesta sofferenza.