E’ emergenza Coronavirus e la nostra Isola è in grande difficoltà dal punto di vista economico.

Su quanto sta accadendo interviene con una lunga nota il movimento politico Siciliani Liberi che ha elaborato un progetto portato a conoscenza del governatore Musumeci, del presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè, dei capigruppo del Parlamento siciliano.

Ecco cosa si legge nella nota:

“L’epidemia Covid-19 non può più essere assimilata ad una influenza, per quanto grave. Forse, da un punto di vista strettamente epidemiologico, potrà anche essere “soltanto” un’influenza particolarmente severa per vari motivi (tasso di mortalità, contagiosità, durata della degenza, o altro), ma ciò che è certo è che la chiusura totale delle attività paragonabile ad una vera e propria guerra.

Siamo contenti del fatto che Musumeci, forse ascoltando proprio le nostre sollecitazioni, abbia ricordato, sia pure un po’ tardivamente e senza prendersi del tutto i poteri che gli spettano per Statuto, di isolare la Sicilia anche con l’aiuto delle Forze Armate. Siamo contenti e ribadiamo che da ora in poi, finché non passa la crisi, le nostre critiche saranno strettamente costruttive, perché con tutti i suoi limiti questo Presidente è l’ultima voce rimasta alla Sicilia di fronte allo strapotere che lo Stato, anzi il solo esecutivo, ha assunto in questa emergenza. Se difenderà la Sicilia troverà in noi alleati.

Ma ora è il momento di pensare ai tanti, troppi Siciliani, rimasti senza reddito dall’oggi al domani: operatori del turismo, dei trasporti, dei viaggi, della ristorazione, dell’intrattenimento, dello sport, del tempo libero, fra poco non sapranno più come fare la spesa. E con loro tutto l’indotto di lavoratori dipendenti, fornitori, professionisti, etc. che da questi traggono i loro mezzi di sostentamento. Queste nostre sorelle e fratelli hanno il diritto di sopravvivere, naturalmente, e nessuno si sta ricordando di loro. E – vogliamo dire – hanno anche il dovere di farlo, di resistere, di non disperdere la loro capacità produttiva, per poter riprendere l’attività al termine della crisi e non svendere il nostro apparato produttivo a speculatori esterni che, in questo momento difficile, si aggirano come avvoltoi sulle nostre difficoltà.

Non c’è che una soluzione: l’Helicopter Money, cioè l’attribuzione generalizzata e gratuita di disponibilità monetarie a tutte le categorie colpite dalla crisi. Persino l’arcigna UE sta sospendendo il Patto di Stabilità (e ci mancherebbe altro…). Non è il momento di fare i tirchi, ma quello di dare una zattera di sopravvivenza a chi ne ha bisogno. Potrebbe farlo, dovrebbe farlo, lo Stato italiano, ma ha deciso di non farlo. Mentre la Germania, per mezzo di una banca pubblica, inietta di colpo più di mezzo trilione di euro nell’economia (550 miliardi per l’esattezza), il governo eurofanatico di Conte e Gualtieri si limita a una manovrina di 25 miliardi che, spalmati su tutta l’Italia, sono appena un pannicello caldo, da cui l’intero Stato uscirà con le ossa rotte.

Ora, se l’Italia vuole suicidarsi, può solo dispiacerci, molto, ma noi dobbiamo pensare intanto a salvare noi stessi. Oggi Musumeci non deve chiedere nulla a Roma. Oggi Musumeci ha il potere di dare alla Sicilia quello shock che l’economia merita, e vogliamo vedere chi parla. Ci ha letto e ascoltato altre volte, anche se non lo dice. Lo faccia anche questa volta. La nostra proposta è questa (ci scusiamo per il tecnicismo): motivando con ragioni d’urgenza la propria decisione, emetta un titolo del valore di 12 miliardi di euro, riservandone l’acquisto alla Banca Regionale pubblica IRFIS spa. Questo titolo sarà formalmente un debito, ma solo formalmente: il debito sarà irredimibile (IRFIS non potrà chiederne mai la restituzione, ma solo la Regione, se e quando lo vorrà, lo rimborserà, anche parzialmente); il debito sarà a interessi zero (IRFIS non potrà avere alcun introito a fronte dello stesso); il debito sarà a tempo indeterminato (non c’è scadenza per il rimborso). In cambio di questo titolo, che IRFIS mette nell’attivo del suo stato patrimoniale, nel passivo apre un conto corrente speciale alla Regione di pari entità. Con questo “bazooka” la Regione alloca le somme a tutti gli operatori economici attualmente fermi a causa del coronavirus, secondo criteri di distribuzione equa e con la più ampia diffusione sociale, territoriale e settoriale.

Se lo fa la Germania, abbiamo il diritto e il dovere di farlo anche noi. Nessuno, in un momento così drammatico potrà fermarci. Del resto l’art. 41 dello Statuto garantisce che la Regione possa emettere “prestiti interni”, cioè prestiti rivolti ad operatori interni, quale l’IRFIS è. E questa norma, “speciale” per definizione, prevale sulla norma di diritto comune secondo la quale, in condizioni ordinarie peraltro, la Regione potrebbe contrarre debiti solo per far fronte a spese per investimenti. Ma queste NON sono condizioni ordinarie, e iniettare denaro per mantenere la capacità produttiva, è sostanzialmente e macroeconomicamente una spesa per investimento, non una spesa per consumi.

Peraltro, ad aumentare la liquidità in circolazione, l’IRFIS poi potrebbe prendere questo titolo che ha in attivo, spaccarlo in microtitoli da 20 euro l’uno circa e cartolarizzarlo, distribuendolo nel grande pubblico, attraverso convenzioni con la grande distribuzione che lo accetterebbe in pagamento, anche parziale, dai consumatori, con la convenzione di poterlo usare per il rimborso di pagamento delle imposte in Sicilia (ciò che spetta alla Regione ex art. 37, 2° comma).

Ancora una volta ci sarebbe copertura, magari garantendo tale diritto con una dilazione di due o tre anni. In tal modo questa liquidità aggiuntiva girerebbe come valuta complementare locale, dando una sferzata all’economia paralizzata dalla crisi. È un percorso del tutto lecito. Abbia il Presidente il coraggio di fare il Presidente, e non il Governatore coloniale. I 25 miliardi per l’intera Italia sono una bazzecola. Se il Governo Italiano ci dovesse fermare, allora tutta l’Italia chiederà che emetta, allo stesso modo, almeno 350 miliardi attraverso la Cassa Depositi e Prestiti. Se poi a Roma hanno deciso che dobbiamo morire tutti, ce lo dicano, ma noi non ci rassegneremo”.