Sono piovute come macigni. Le parole del sottosegretario Davide Faraone con le quali ha chiuso la Leopolda siciliana rischiano di lasciare un segno indelebile. Nonostante abbia detto chiaramente “abbiamo constatato che l’Ars non si riesce a sciogliere e quindi governeremo fino a dine legislatura” sono state le critiche ‘feroci’ al governatore a far saltare sulla sedia Rosario Crocetta.

Assessori, quelli renziani, mandati in giunta per mettere pezze ai danni di una guida insicura, quella di Crocetta, ma anche la certezza che i renziani non appoggeranno Crocetta per la sua ricandidatura “Se lo facessi – ha detto Faraone – sareste autorizzati a chiedere il mio ricovero in trattamento sanitario obbligatorio, come matto”.

Parole che non sono andate già a Crocetta  che ha reagito a caldo ma poi non si è calmato in serata. Al contrario.

Per oggi ha convocato a Palazzo d’Orleans, sede della Presidenza della Regione, i quattro assessori ritenuti renziani. Quattro e non tre come dai calcoli degli stessi renziani. E neanche cinque come dai calcoli di qualcuno dall’opposizione.

Crocetta chiederà conto e ragione delle parole di Faraone alla sua delegazione al governo ovvero l’assessore all’economia Alessandro Baccei imposto da Roma ma di cui Faraone ha dovuto farsi carico all’ultimo rimpasto, l’assessore della Salute Baldo Gucciardi, quello dell’Energia Vania Contrafatto (che è anche commissario governativo per le opere di depurazione) e perfino quello in quota dem, indicato da Giuseppe Lupo ma comunque ritenuto vicino ai renziani, l’assessore al turismo Anthony Barbagallo.

Resta fuori da questa ‘diatriba’ l’assessore di Sicilia Futura, il ‘partito cespuglio’ alleato dei renziani ma non direttamente coinvolto, titolare del territorio Maurizio Croce.

Ieri Crocetta lo ha detto chiaro. Faraone non può attaccare un governo al quale partecipa. Non pongo la questione del ritiro delle delegazione ma gli assessori devono essere fedeli a me. Dunque tutti convocati per fare atto di penitenza e sottomissione al governatore. Si badi bene, al governatore non al governo. Chi non si inginocchierà potrà andare via, chi lo farà dovrà sconfessare Faraone.

Dalla convocazione in poi è un turbinio di telefonate fra i renziani. In tanti considerano quelle frasi del loro leader imprudenti, fuori tempo. in tanti vedono a rischio i posti di sottogoverno, gli uomini e le donne messi nei gabinetti,oltre agli assessori in se. Ma c’è anche chi getta acqua sul fuoco ricordando che Davide lo ha detto: “staremo al governo fino a fine mandato” dunque gli assessori non avranno problemi nel dire a Crocetta che sono fedeli, ma al governo. Certo non potranno impegnarsi a sostenerlo alle prossime elezioni regionali alle quali ha annunciato al ricandidatura a meno di non ‘tradire’ il renziano di Sicilia.

Che posizione imbarazzante la loro! Una posizione nella quale sono stati messi sia da un capo corrente imprudente che da un presidente che pretende fedeltà personale e non alla causa. Il rischio che si apra una crisi di governo c’è, anche se non è altissimo. E dentro la corrente c’è anche chi dice che forse ritirare gli assessori potrebbe essere il male minore. Non continuare ad essere complici di questo governo potrebbe essere un bene dal punto di vista elettorale. ma le campagne elettorali senza potere sono più difficili e questo lo sanno bene nel Pd renziano.

Ma ‘Cambiamenti’ e gli eventi che sono circuitati intorno alla Leopolda siciliana non hanno spaccato solo il governo. malumori anche alla base della corrente. Faraone arriva, parla, spacca e se ne va. Ma poi sul territorio restano altri che devono spiegare ai propri uomini e donne quel che sta succedendo. e nessuno era ancora pronto per una campagna elettorale come quella che il sottosegretario ha annunciato dicendo, fra l’altro “da domani andremo in giro per i comuni siciliani a presentare programmi”. bene il ricorso alle primarie ma la base si avverte prima di lanciare determinate affermazioni.

E la spaccatura è piovuta anche fra gli alleati. In particolare proprio dentro Sicilia Futura il movimento nato dalla fusione di una parte di sicilia democratica e Pdr. Nonostante il loro di assessore sia rimasto fuori dalla bagarre il leader Salvatore Cardinale si trova a fare i conti con una opposizione interna. da una parte cerca di avvicinare il sottosegretario alla Presidenza Luca Lotti e va a pranzo, venerdì, con Faraone proprio per parlare con Lotti e dall’altra, alla sera, va a cena con Crocetta mentre altre volte è stato visto a organizzare l’ipotesi di ‘Megafono 2’ in vista delle elezioni e forse anche per questo definisce ‘inopportuna’ la scelta di Faraone di lanciare in questi giorni la candidatura di un renziano per la Regione nel 2017

Coglie l’occasione per presentargli il conto Totò Lentini, che a pranzo non è stato invitato e c’è rimasto male, ma non ha certo solo quel sassolino nella scarpa da levarsi. “Trovo ambigua e non condivisibile – dice Lentini – la dichiarazione dell’On.le Cardinale che continua a fare la politica dei due forni. L’On.le Cardinale va a pranzo con Faraone insieme ai suoi amici e la sera si siede a cena con Crocetta. La sua posizione più che andare nella direzione di garantire un buon risultato del PD sembra piuttosto orientata a garantirsi un galleggiamento politico qualunque sia la soluzione finale. L’On.le Cardinale provveda piuttosto a far comprendere cosa intende fare con Sicilia Futura dal momento che non è ancora chiaro quale sia il programma e la linea politica di un movimento che io stesso ho contribuito a fondare ma che sembra brancolare nel buio”.

“Nessun problema interno a Sicilia Futura – gli risponde il segretario Nicola D’Agostino – perché le dichiarazioni di Lentini non significano granché. Sicilia Futura è ben più che vicina al Pd, non credo ci sia ancora bisogno di ripeterlo. Le testimonianze di totale condivisione del nostro progetto da parte di leader come Lotti, Guerini, Faraone lo testimoniano. Diverso è invece avere autonomia di pensiero che manca ad altri. Ribadiamo dunque che occorre essere di questi tempi molto prudenti nel rilasciare dichiarazioni e non lasciare intendere, neppure per sbaglio, che ci
possa essere uno scollamento tra coalizione e governo regionale nel momento in cui si è partecipi della medesima attività politica. Solo questo voleva intendere il presidente Cardinale, ed invero gli ottimi rapporti con il Pd, e la sua area renziana, nessun dubbio lasciano sulla nostra voglia di contribuire ad un grande cambiamento della Sicilia. Dunque è sciocco dire che non si possa pranzare con Lotti e cenare con Crocetta. Soprattutto se chi lo dice non partecipa nè al pranzo e neppure alla cena”.

Ma di problemi, contrariamente a quanto dice D’Agostino, sembrano proprio essercene diversi. Lentini rischia di restare isolato, Sicilia Futura deve ancora scegliere dove stare, ma anche Faraone non sembra avere le idee chiarissime. Tutti partiti e partitini ‘di lotta e di governo’ allo stesso tempo. tutti pronti a lanciare il sasso e ritirare la mano sapendo che anche il tweet di D’Alia che dice ‘meglio tornare alle urne’ è solo un fuoco di paglia perchè alle urne, ormai,si andrà a fine mandato nell’autunno del 2017. Nel frattempo bisogna sopravvivere, politicamente, a Crocetta