Ecco l’elenco degli indagati nelle indagini sull’assenteismo negli uffici del settore cimiteriale del Comune di Palermo a cui il giudice per le indagini preliminari Ermelinda Marfia ha applicato l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria: Salvatore Buongiorno, 53 anni Francesco Confalone, 63 anni, Giovanni Crivello, 59 anni, Gioacchino D’Asaro, 64 anni, Antonino Di Fede, 61 anni, Francesco Di Giovanni, 48 anni, Rosario Di Vincenzo, 64 anni, Giuseppe Fini, 62 anni, Lucio Marullo, 54 anni, Domenica Occhipinti, 49 anni, Napoleone Pirinei, 46 anni, Giuseppe Polizzi, 50 anni, Salvatore Pullara, 53 anni, Maurizio Romeo, 52 anni, Luigi Runza, 53 anni, Antonino Russo, 46 anni, Domenico Schimmenti, 50 anni, Aurelio Scirè, 61 anni.

Oltre ai 18 ci cono 37 indagati.

I carabinieri del Nucleo Investigativo di Palermo e l’Unità Operativa di Polizia Giudiziaria del locale Comando di Polizia Municipale hanno eseguito, nella mattinata odierna, un’ordinanza di applicazione della misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla P.G., emessa dal Gip del Tribunale di Palermo, a carico di 18 dipendenti comunali della società Reset e Coime che dovranno rispondere, a vario titolo, dei reati di falsa attestazione di presenza in servizio e truffa ai danni dell’amministrazione.

Complessivamente gli indagati sono 55. ovvero più di un terzo dei circa 150 dipendenti che prestano servizio presso l’ufficio dei Servizi Cimiteriali del comune di Palermo.

Le indagini, coordinata dalla procura è iniziata dopo alcune segnalazioni anonime. Sarebbe stato accertato un fenomeno di assenteismo dal lavoro di molti dipendenti dell’ufficio comunale competente per gli impianti cimiteriali, i quali attestavano in modo falso lo svolgimento delle proprie mansioni.

In particolare, l’attività d’indagine svolta dal Carabinieri si è concentrata sulle assenze dei dipendenti, sia comunali che delle società partecipate Reset e Coime che prestano servizio all’interno degli uffici dei Servizi Cimiteriali del Comune di Palermo, in via Lincoln.

I militari hanno constatato come un elevato numero di impiegati comunali effettuavano, sia timbrature  anche multiple per conto di altri colleghi al fine di attestarne falsamente le loro presenze in servizio, sia allontanamenti autonomi non giustificati.

Nel corso di 5 mesi d’indagine, i Carabinieri hanno documentato quasi 2.000 “timbrature sospette”, di cui 240 sviluppate e contestate, e ciò a testimonianza del fatto che si trattasse di un fenomeno diffuso e generalizzato tra gran parte dei dipendenti dell’ufficio comunale.

Gli agenti della polizia municipale hanno indagato su un gruppo di dipendenti comunali addetti ai servizi di assistenza ai funerali e pertanto impiegata prevalentemente in mansioni esterne. Impiegati comunali che, spesso, piuttosto che espletare i loro compiti di assistenza, si intrattenevano in giro per la città a svolgere attività personali o rientravano in ufficio in anticipo rispetto all’orario previsto, senza darne attestazione.

“Grande apprezzamento per l’attività di indagine della Polizia municipale e dei Carabinieri che ha permesso di individuare, con la massima collaborazione dell’Amministrazione comunale, un altro dei tasselli della gravemente difettosa situazione dell’ufficio che si occupa della gestione dei cimiteri comunali. Ai provvedimenti dell’Autorità giudiziaria seguiranno, oltre alla ovvia costituzione di parte civile, da subito delle severe misure disciplinari, commisurate alla gravità dei comportamenti che hanno arrecato un danno gravissimo non solo all’immagine dell’Amministrazione, ma soprattutto ai servizi resi ai cittadini e, in particolare, ai familiari dei defunti. Anche come forma di rispetto nei loro confronti queste misure disciplinari saranno ai massimi livelli consentiti dalla normativa e dai contratti di lavoro”.

Lo dichiarano il sindaco Leoluca Orlando, il vice sindaco Fabio Giambrone e l’assessore Sergio Marino.

“La condotta dei dipendenti comunali addetti ai servizi cimiteriali che dovranno rispondere, a vario titolo, dei reati di falsa attestazione di presenza in servizio e truffa ai danni dell’amministrazione, sono un’offesa non solo nei confronti della cittadinanza che subisce il disservizio della macchina amministrativa, ma anche nei confronti dei tanti dipendenti che rispettano le regole e lavorano anche di più per sopperire alle mancanze dei colleghi. Auspichiamo che vengano presi provvedimenti disciplinari di massimo rigore”. Lo dichiarano le parlamentari del Movimento 5 Stelle Roberta Alaimo e Valentina D’Orso.