La Regione acquisisca le quote di maggioranza di Siciliacque e riconquisti il controllo pubblico sull’Acqua , solo così si potrà garantire l’arrivo del prezioso liquido nelle case soprattutto in aree come l’agrigentino.

Siciliacque sul bando degli imputati nel dibattito durato oltre due opre in Commissione Ambiente all’ars. sa chiedere il confronto  Ismaele La Vardera che con Controcorrente ha conquistato la poltrona di sindaco di Agrigento per Michele Sodano, Carmelo Pace e Margherita La Rossa Ruvolo, entrambi sindaci dell’agrigentino oltre a deputati regionali di Forza Italia e Dc.

Un coro unanime quello dei sindaci intervenuti in Commissione Ambiente, presente anche l’assessore ai servizi pubblici Francesco Colianni. Tutti chiedono di “togliere il controllo” a Siciliacque riportando la proprietà nel settore pubblico attribuendo, di fatto, ai criteri che governano il concetto stesso di azienda privata la carenza nelle forniture d’acqua anche in un periodo di maggiore disponibilità tale da far parlare di crisi idrica superata per il 2026.

Tutti contro il gestore

Un attacco diretto è venuto dal neo sindaco di Agrigento Michele Sodano per il quale
“Siamo a un passo da una crisi irrecuperabile. L’attuale gestione crea un danno a tutto il tessuto economico agrigentino. E non possiamo neanche chiamarla emergenza perché l’acqua c’è”.

Una posizione forte quella assunta del neo sindaco di Controcorrente che, però, non è isolata. Con i diversi toni anche il sindaco di Montevago, la deputata di Forza Italia margherita la Rocca è stata critica “Hoproposto che la Regione Siciliana, socio di minoranza che continua a rimpinguare le casse del socio di maggioranza con soldi a fondo perduto, rilevi il 75% della società. E’ stato proposto anche un tavolo permanente per dare un nuovo corso alla gestione pubblica dell’acqua nella nostra Regione”.

Siciliacque non ci sta, la situazione debitoria dei comuni

Ma la società non ci sta e sottolinea come l’azienda continui nelel forniture nonostante i comuni, di fatto, non le paghino: “Fermo restando il rispetto per le posizioni espresse dai deputati siciliani in sede di audizione presso la commissione Territorio e Ambiente dell’Ars, Siciliacque ritiene necessario ribadire con forza e la massima chiarezza alcuni punti essenziali. La società vanta crediti di gestione rilevanti: circa 16,3 milioni di euro per sorte capitale nei confronti del gestore unico d’ambito di Agrigento, di cui 10 milioni messi a disposizione dalla Regione potranno essere incassati solo nel 2027 e 19 milioni di euro per la fornitura idrica già effettuata negli ultimi 2 anni e mezzo ai Comuni ex Eas”.

L’intervento dei soci per garantire stabilità

“Una situazione che già nel corso del 2024 ha reso necessario un aumento di capitale e un finanziamento soci per complessivi 40 milioni di euro: misure indispensabili per garantire la stabilità finanziaria e assicurare la continuità del servizio, nonostante il mancato riconoscimento dei pagamenti dovuti che continua a reiterarsi” afferma Siciliacque, società che gestisce il servizio idrico di sovrambito sul territorio regionale.

“In questo contesto, Siciliacque ha continuato, continua e continuerà a operare con trasparenza ed efficienza, mantenendo la sostenibilità economica necessaria a garantire il servizio previsto” sottolinea l’azienda.

Il difficile rapporto col consorzio dei comuni agrigentini

“Permangono, tuttavia, criticità significative nel rapporto con Aica, risolte finora solo grazie all’intervento diretto della Regione. Su un punto occorre essere espliciti: i problemi legati alla carenza di risorsa idrica all’interno dell’ambito non rientrano né nelle competenze né nelle responsabilità del gestore di sovrambito, al quale non compete la distribuzione locale. Attribuire a Siciliacque responsabilità che fanno capo ad altri soggetti non contribuisce a risolvere le difficoltà delle comunità interessate. Siciliacque conferma la piena disponibilità al confronto con le istituzioni nazionali, regionali e locali, in ogni sede e in qualsiasi momento”.

Una guerra dell’acqua che si sposta, dunque, dalla crisi idrica vera e propria ad una crisi economica finanziaria imponente e nella quale non si intravede la soluzione fra creditore che chiede il rientro e debitore che non riconosce una parte consistente del debito