Esiste un percorso possibile che per la prima volta può aprire la strada alla Regione siciliana per utilizzare l’autonomia speciale come leva di politica economica, ampliando la portata degli incentivi per le imprese che assumono e investono nell’Isola. Una strada per il superamento, in determinate condizioni e in specifici casi, del regime “de minims” imposto dall’Unione Europea per i contributi pubblici e che fissa in 300 mila euro il limite per questi aiuti nel corso di tre anni.
L’apertura del CgA
A lasciare aperta la porta a questa possibilità è un parere del Consiglio di Giustizia Amministrativa, il medesimo parere al centro della polemica sul presunto rischio di stop a bandi che prevedono l’impiego di quasi un miliardo di euro di contributi regionali previsti dall’ultima finanziaria.
Ma andiamo per ordine nel raccontare una vicenda che offre il fianco a molteplici interpretazioni e che crea un rischio (rispetto al quale l’amministrazione getta acqua sul fuoco) ed una opportunità (ancora tutta da concretizzare).
La questione nasce dalla misura prevista dall’articolo 1 della finanziaria regionale, fondamentalmente destinata a sostenere le assunzioni a tempo indeterminato effettuate dalle imprese con unità produttive in Sicilia, di fatto quel South working da 250 milioni di euro che è la misura principale della strategia più recente messa in campo dal governo Schifani
L’intervento prevede un contributo a fondo perduto parametrato al costo del personale, pari ordinariamente al 10% e incrementabile al 15% in presenza di determinate condizioni, come l’introduzione di misure di welfare aziendale, investimenti nella sicurezza, riduzione dell’orario di lavoro o assunzione di donne e disoccupati ultracinquantenni.
La legge aveva inizialmente previsto che, in attesa dell’accertamento dei requisiti di autonomia della Regione, il contributo fosse concesso nei limiti del regolamento europeo de minimis. Il massimale attualmente applicabile sarebbe stato di 300 mila euro per impresa nell’arco di tre anni. Da qui la richiesta di parere avanzata dall’Assessore all’Economia Alessandro Dagnino che punta proprio a superare il regime “de minimis”.
Il parere richiesto al CgA
L’assessorato ha sottoposto, dunque, al Consiglio di Giustizia amministrativa una questione più ambiziosa: verificare se la Sicilia, in forza del proprio Statuto speciale e della propria autonomia, possa essere considerata un autonomo territorio di riferimento ai fini della disciplina europea sugli aiuti di Stato, insomma se sussistano i tre requisiti perchè la Regione possa superare quegli importi a partire da un precedente noto in giurisprudenza come la “vicenda Azzorre”.
Cos’è il precedente “Azzorre”
Secondo questo orientamento, una misura adottata da un ente territoriale non è automaticamente selettiva soltanto perché si applica a una parte dello Stato nazionale. Il territorio regionale può diventare esso stesso il quadro di riferimento quando l’ente dispone di tre forme di autonomia ovvero “istituzionale”, “procedurale” ed “economico finanziaria”.
E qui che nasce l’apertura almeno sui primi due punti. Per il CgA la Regione Siciliana dispone di uno Statuto speciale approvato con legge costituzionale, di organi politici propri e di competenze legislative che le consentono di adottare autonomamente misure nelle materie dell’industria, del commercio, della legislazione sociale e del lavoro. Peraltro, nel caso concreto, l’incentivo è stato concepito e approvato senza che il Governo o il Parlamento nazionali disponessero di poteri di veto, ratifica o ingerenza sulla configurazione sostanziale e finanziaria della misura. Perché ricorra, infine, il terzo requisito la Regione deve dimostrare che il fondo sia effettivamente alimentato ed esclusivamente sostenuto da entrate proprie regionali, di natura tributaria o patrimoniale ed è proprio questo il caso.
Il rovescio della medaglia, i rischi derivanti dal “parere” incidentale
Fin qui sembrerebbero solo buone notizie, ma non è così perché nel medesimo parere il CgA pone un’altra questione non oggetto della richiesta originaria. In via incidentale, infatti, il Consiglio preliminarmente sottolinea come il decreto interassessoriale oggetto dell’analisi sia carente di parere preventivo al Consiglio di Giustizia Amministrativa obbligatorio prima di pubblicare i decreti sulle misure di sostegno. Per il CgA, insomma, a prescindere dalle valutazioni sul regime “de minimis” il decreto interassessoriale n. 17 del 2026, firmato dall’assessore alla Famiglia e al Lavoro di concerto con l’Economia, dunque, essendo stato pubblicato senza il preventivo e obbligatorio parere del Consiglio, risulterebbe a rischio di nullità. Secondo il Cga, l’atto ha natura regolamentare e, in base all’articolo 9 del decreto legislativo 373 del 2003 (attuativo dello Statuto siciliano), il passaggio dai giudici è una condizione di legittimità imprescindibile.
Il precedente del 2012 e lo spettro dei ricorsi
I giudici, racconta adesso il Sole 24 ore entrando più nel dettaglio della vicenda, hanno richiamato un precedente del 2012 che stabilisce che un atto regolamentare emanato senza parere preventivo è “irrimediabilmente illegittimo” e destinato all’annullamento. Il pericolo principale è l’effetto domino. Molti altri bandi regionali, pubblicati da diversi assessorati, presentano la stessa struttura regolamentare e potrebbero essere viziati dallo stesso errore formale. Sebbene le procedure siano state avviate, restano ora “appese” alla verifica giuridica. Per il tessuto produttivo dell’isola si profila il rischio di un’incertezza totale: contributi congelati, investimenti privati rinviati e il rischio concreto di una pioggia di ricorsi da parte delle aziende escluse.
L’attacco del M5S: “Ennesimo pasticcio, si dimettano”
Al momento i milioni teoricamente in bilico riguardano misure vitali per l’isola: gli incentivi per le imprese che assumono, il “South Working”, i fondi per l’energia, l’edilizia, l’editoria e vari aiuti diretti a famiglie e imprese.
Il caso ha, dunque, innescato la reazione delle opposizioni. Il capogruppo del Movimento 5 Stelle all’Ars, Antonio De Luca, ha attaccato frontalmente l’esecutivo regionale definendo la vicenda “l’ennesimo pasticcio del governo”.
“Questo governo opera pochissimo e male – commenta De Luca – e commette pure errori da segnalare con la penna rossa. L’ultimo esempio è proprio quello dei bandi congelati in attesa del Cga, con tantissime categorie con il fiato sospeso. Ci auguriamo che il parere del Consiglio sia favorevole, altrimenti il disastro sarà totale e definitivo”.
Il leader pentastellato all’Ars punta il dito contro quello che definisce un “operato pressappochista da censurare senza appello”, ricordando anche le recenti leggi regionali impugnate dal Consiglio dei Ministri davanti alla Corte Costituzionale. De Luca sposta poi il mirino sui ritardi della programmazione estiva e sulle tensioni interne alla coalizione di centrodestra: “Ci dica piuttosto il governo che fine ha fatto la manovrina che doveva essere approvata prima della pausa estiva e di cui finora non c’è traccia. Pensino a quella e alle necessità dei siciliani, piuttosto che all’ennesima spartizione di poltrone tuttora in atto. Facciano un regalo ai siciliani: si dimettano e vadano subito a casa”.
Allarmi ingiustificati, dall’Assessorato economia gettano acqua sul fuoco
Ma dall’Assessorato Economia gettano acqua sul fuoco della polemica e considerano gli allarmi ingiustificati. Per superare l’impasse la Regione ha avanzato una nuova richiesta al Cga invitandolo ad esprimersi, non in via incidentale ma a sezioni riunite in modo che il prossimo parere ponga basi solide per tutti i casi del genere.
Di fatto le sezioni riunite hanno avocato a se la questione e questo viene letto in positivo dall’Amministrazione regionale. Se passerà l’impostazione siciliana, come l’assessore Dagnino pensa che accadrà, si tratterà di una svolta epocale che porterebbe la Regione nelle condizioni di superare anche il limite del de minimis imposto dalla Comunità Europea non solo in questa occasione
La palla torna ora, dunque, al Cga, chiamato a esprimersi sull’intera vicenda nei prossimi giorni, forse già questa settimana o più probabilmente la prossima. Sarà quel verdetto a stabilire se i bandi potranno essere attivati senza ulteriori passaggi, dando ragione alla macchina amministrativa o se la stessa macchina amministrativa regionale dovrà azzerare tutto e ripartire da capo cosa che comporterebbe un ritardo che preoccupa il mondo produttivo ma che, in amministrazione, viene vista come una ipotesi residuale.
In ballo due scelte epocali
In ballo, dunque, ci sono due vicende che rischiano di essere epocali nel bene o nel male. Da un lato il rischio che l’eventuale nullità travolga una quantità di provvedimenti alcuni dei quali hanno già prodotto effetti (per quelli ancora da in corso di attuazione si tratta solo di rifare la procedura. Si perderà tempo ma non si rischierebbe nulla).
Ma dall’altra parte c’è la possibilità di fare un balzo giuridico imponente per la Sicilia. La portata del parere potrebbe andare oltre il singolo incentivo alle assunzioni. L’impostazione sostenuta dall’assessorato all’Economia può diventare un riferimento per altri interventi regionali a favore della competitività, dell’occupazione e degli investimenti.
Non sarà possibile applicarla indistintamente a ogni bando. Le possibilità maggiori riguardano le misure realmente *orizzontali*, rivolte alla generalità degli operatori economici e finanziate esclusivamente con risorse proprie della Regione.
Più difficile sarebbe utilizzare lo stesso schema per contributi destinati a settori ristretti, singole categorie di imprese o attività selezionate attraverso criteri capaci di determinare un vantaggio economico specifico.
Il risultato ottenuto con il quesito promosso da Dagnino resta comunque significativo: per la prima volta viene costruito un percorso concreto per utilizzare l’autonomia speciale siciliana anche come leva di politica economica, ampliando la portata degli incentivi per le imprese che assumono e investono nell’Isola.





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