Un sistema di consegne a domicilio attivo a qualsiasi ora, capace di coprire Palermo, dalle aree periferiche fino al salotto del Politeama. I membri dell’organizzazione si muovevano come veri e propri rider dello spaccio, garantendo forniture continue di cocaina a una clientela trasversale. La rete è stata smantellata nella notte dalla polizia sezione di pg della procura, che ha eseguito un’ordinanza del gip. Per cinque indagati si sono aperte le porte del carcere Pagliarelli, mentre per altri due è scattato l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Le accuse contestate a vario titolo sono di traffico e spaccio di ingenti quantitativi di droga.
L’indagine, coordinata dalla Dda e condotta tra il 2024 e il 2025, ha svelato l’esistenza di un gruppo criminale privo di vincoli territoriali o barriere sociali. I flussi di stupefacenti alimentavano i consumi in quartieri storici e residenziali, tra cui Noce, Zisa, Borgo Vecchio, Sperone, ma anche viale Strasburgo, via Malaspina, via Terrasanta, via Roma e le aree attorno a piazza Magione e alla Fiera del Mediterraneo. Secondo la Procura, la rete di distribuzione era talmente radicata da superare ogni confine di appartenenza o divisione di classe.
Lo spaccio di droga in centro a clienti facoltosi
Il quadro emerso dalle attività investigative smentisce l’idea che il mercato degli stupefacenti riguardi soltanto le zone marginali o i quartieri popolari. L’attività di spaccio si snodava senza sosta fino al cuore della movida e della cosiddetta Palermo bene, registrando una domanda diffusa in ogni fascia sociale. A confermare il volume d’affari sono arrivate anche le rivelazioni di un nuovo collaboratore di giustizia, che ha descritto i dettagli dei turni di consegna e ha fatto i nomi di diversi clienti facoltosi, parlando di incassi che potevano raggiungere i 1.300 euro al giorno.
Per raccogliere i riscontri utili all’impianto accusatorio, gli agenti della sezione di polizia giudiziaria hanno coordinato appostamenti sul campo e attività di intercettazione. I monitoraggi hanno permesso di definire i ruoli dei singoli indagati e i punti d’incontro strategici scelti per la consegna delle dosi.
I codici cifrati al telefono e il picco del fine settimana
Gli indagati utilizzavano massima prudenza nelle comunicazioni, ricorrendo a un linguaggio in codice e a termini gergali per mascherare compravendite, prezzi e quantitativi. Gli inquirenti hanno dovuto analizzare a lungo i tabulati e decrittare i dialoghi quotidiani per superare questo sbarramento linguistico.
Il lavoro dei pusher si intensificava in modo netto durante il fine settimana, in concomitanza con le serate nei luoghi della movida. Dalle conversazioni registrate dagli investigatori è emerso persino il malumore di alcuni acquirenti, che in più occasioni si lamentavano direttamente con i fornitori per la scarsa qualità della sostanza recapitata a domicilio.






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