E’ Natale. Per un attimo soltanto, con queste poche righe, concedetemi il privilegio di tornare piccino. Era un tempo vissuto nell’attesa di queste giornate di festa. Il mio sentimento era un’allegra ansia, una grande emozione per i regali aspettati e per gli abbracci che avrei donato e ricevuto. Il mio era un mondo semplice, pieno d’amore e luci colorate. E profumi. Sentivo, in quelle occasioni, così forte il calore dei miei familiari.

Le braccia di mio padre, per sempre un rifugio sicuro, in quei giorni diventavano rami magici per aggrapparsi alla ricerca di una gioia che, allora, pensavo eterna. L’albero e il Presepe non li vedevo come semplici oggetti. Erano il rito da compiere tutti assieme. La notte di Natale, poi, far accomodare la statuina del Bambinello nella culla, era un privilegio che mi spettava di diritto, solo in ragione della mia età.

Sui fogli strappati dai quaderni della scuola, annotavo l’elenco dei doni desiderati. Eravamo una famiglia umile ed onesta. Nel chiedere quei regali, la mia mente si sforzava e costruiva calcoli e meccanismi, per far sì che Babbo Natale non si trovasse in difficoltà con le mie richieste.

Oggi voglio tornare a quel tempo. E quindi scriverò una lettera a Babbo Natale, con i miei desideri e i miei auguri. Ma i vecchi vizi sono duri a morire. Perciò, cercherò di chiedere il “Possibile”, mettendo da parte principi assoluti e dichiarazioni d’intenti, magari belle da leggere ed ascoltare ma difficili da realizzare.

Prima di tutto, a Santa Claus, chiedo di mandare un abbraccio forte alla comunità dove sono cresciuto e dove vivo. Un abbraccio e un sorriso a chi vuole bene ed a chi – ed avrà le sue ragioni – mi sopporta a stento o a malapena. A tutti loro, che nei prossimi mesi, dovranno scegliere il nuovo primo cittadino di Termini Imerese, auguro di trovare un Sindaco buono e giusto, che sappia guidare la nostra comunità con piglio deciso e sapienza amministrativa. Sarò lì, accanto a voi, uno di voi, per sostenerlo nelle sue battaglie ed aiutarlo e consolarlo nei momenti difficili che potrebbe dover affrontare.

A tutte le donne e gli uomini siciliani, a chi è rimasto nella nostra isola ed a chi è andato via, auguro di sentire forti le radici dell’appartenenza. Non è una sterile questione identitaria, ma l’orgoglio di appartenere a una cultura ricca di tradizione, votata alla pace ed al dialogo tra i popoli.

Questi miei doni potrebbero apparire sui generis. Ma vi assicuro che soltanto con una diversa prospettiva del nostro sentire, riusciremo a cambiare le nostre vite quotidiane. Sento, poi, di dovere un abbraccio ed un augurio particolare a tutti coloro che ci proteggono. Donne e uomini al servizio dello Stato, sempre vigili, anche nelle ore in cui tutti noi siamo raccolti attorno al tavolo delle feste. Anche mio papà ha vissuto con loro. Ed allo Stato, mio padre ha donato la sua vita e le “nostre” (quelle della mia famiglia, intendo) memorie.

A chi mi sta accanto, giorno dopo giorno, a mia figlia e a mia moglie, chiedo ed auguro di accettare il mio amore e continuare a camminare con me, guardandomi per quel che sono, con i miei difetti e i miei pochi pregi. A mia madre, infine, il più forte degli abbracci, per “quel sorriso, m’ha salvato da pianti e da dolori”.