Tartufo siciliano a rischio. Potrebbe scomparire nel giro qualche anno. Cavatori senza scrupoli mettono in atto veri e propri comportamenti predatori che denotano scarsa sensibilità verso la tutela degli ecosistemi tartufigeni e del delicato equilibrio che caratterizza i boschi siciliani dove la presenza dei tartufo assicura salute e vigore vegetativo alle essenze forestali.

A lanciare l’allarme cinque associazioni micologiche operanti in Sicilia che si sono riunite a Palermo per fare il punto sulla situazione dopo avere raccolto numerose segnalazioni dai propri soci che hanno assistito a comportamenti che dovrebbero essere sanzionati dagli organi di vigilanza. «Chi ha seguito i nostri corsi di formazione conosce bene i rischi di “desertificazione” che corrono i boschi quando vengono depredati senza assicurare la naturale rinnovazione dei tartufi. I nostri associati sono vere e proprie antenne sul territorio e, ben consapevoli di come le tartufaie siano ambienti naturali dall’elevata fragilità, dopo avere assistito a numerosi comportamenti scorretti e vietati dalla legge che regolamenta la ricerca e la raccolta del tartufo – in Sicilia così come in Italia – ci hanno chiesto di sollecitare presso gli organi competenti adeguati controlli», dicono i presidenti di Gruppo Micologico Siciliano, Associazione micologica G.Inzenga, Associazione Micologica Idnologica Torrenova, Associazione micologica Fungi et Naturae, Gruppi di Ricerca Micologica Sicilia.

La denuncia riguarda ad esempio l’utilizzo di attrezzi non permessi, la raccolta di specie di tartufi in periodi non consentiti e la raccolta di quantitativi eccedentari rispetto a quanto consentito dalla legge, nonchè il ricorso a un numero di cani superiore a quello indicato dalla norma regionale. Norma che permette al cavatore di portare con sé al massimo due cani adulti e un cucciolo in addestramento.

Le preoccupazioni delle associazioni micologiche si riferiscono in particolare alle tartufaie naturali che insistono nei terreni demaniali della Regione. Preoccupazioni che sono state espresse al responsabile del Co.Re.Ta.S (Coordinamento regionale Tartufo Siciliano) ufficio del Dipartimento Regionale dell’Agricoltura a cui sono affidati alcuni dei compiti previsti dalla legge regionale n.35 del 2020 e che era presente all’incontro. A questo ufficio, che comunque non ha la competenza della vigilanza controlli sulla ricerca e la raccolta dei tartufi, è stato chiesto di farsi carico di portare nelle sedi opportune le problematiche emerse durante l’incontro. In particolare le associazioni micologiche hanno chiesto di sollecitare il Corpo Forestale della Regione in direzione di una maggiore presenza e vigilanza all’interno delle tartufaie naturali demaniali.

Il Corpo Forestale della Regione, infatti, è tra i principali attori a cui la legge regionale n.35 del 2020 ha affidato la vigilanza su questa attività. La vigilanza spetta anche agli Organi Polizia Locale, ai guardiaparchi e alle guardie venatorie purché i singoli operatori abbiano conseguito una specifica competenza in materia. Competenza che al momento manca, visto che finora non è stata assicurata la necessaria formazione. Cosa che, invece, viene richiesta obbligatoriamente ai cavatori per avere il permesso di raccolta.