E’ giunta alla Camera dei Deputati la richiesta della Procura di Palermo indirizzata alla giunta per le autorizzazioni per poter usare le chat di Saverio Romano, coordinatore politico di Noi Moderati e presidente della Commissione Bicamerale per la Semplificazione.

Romano è indagato nella medesima inchiesta ormai definita dalla stampa come “sistema Cuffaro” e fa parte dei 17 (inizialmente erano 18 ma per uno è stata ritirata la richiesta dopo l’interrogatorio preventivo) per i quali la Procura ha chiesto gli arresti domiciliari. Il gip deve ancora pronunciarsi.

Romano: “Bene, lo avevo chiesto io”

“La Procura di Palermo chiede alla Camera dei Deputati di poter accedere ai miei dati su cellulare telefonico e alla messaggistica. E’ ciò che avevo chiesto io stesso alla Camera dei Deputati. Mi adopererò per accelerare i tempi di questa procedura” commenta a caldo Romano.

“La Procura di Palermo, dopo la mia richiesta di utilizzare la mia corrispondenza con i co indagati rivolta alla Camera dei deputati e la risposta di quest’ultima che ha chiarito di poter aderire soltanto ad una esplicita richiesta in tal senso, si è attivata”.

“La mia richiesta nasce dalla consapevolezza di poter dimostrare la mia estraneità alle accuse che mi vengono contestate. Mi adopererò affinché la giunta si possa pronunciare rapidamente confermando quanto da me richiesto”.

L’attesa delle decisioni del Gip

Romano si era presentato ai magistrati per l’interrogatorio preventivo giovedì 13 novembre ed era stato ascoltato per circa un’ora e mezzo rispondendo alle domande. Uscendo si era limitato a rispondere brevemente ai giornalisti sostenendo di aver chiarito la propria posizione. Il lunedì successivo, il 17 novembre, Romano ha scritto una lettera al Presidente della Camera, Lorenzo Fontana, chiedendo che la Giunta per le Autorizzazioni conceda “l’estrazione di una copia forense delle chat” intercorse tra lui e “i co indagati Salvatore Cuffaro, Ferdinando Aiello, Sergio Mazzola e Alessandro Maria Caltagirone attraverso WhatsApp “al fine di consentire agli inquirenti di averne la piena disponibilità”.