Intascavano i soldi dei pedaggi autostradali pagati dagli automobilisti ignari, modificando i biglietti per nascondere gli ammanchi e arrivando persino a chiudere le casse automatiche per costringere gli utenti a pagare manualmente nelle loro cabine.
La frode ai caselli di Cefalù e Buonfornello
Un collaudato sistema di frode è stato scoperto dalla Polizia Stradale di Buonfornello e Palermo, che ha eseguito sei misure cautelari interdittive emesse dal Gip del Tribunale di Termini Imerese, Irina Cirincione, su richiesta della locale Procura della Repubblica guidata da Angelo Vittorio Cavallo.
L’operazione odierna rappresenta la svolta decisiva di un’inchiesta nata mesi fa. Nelle scorse ore, infatti, erano già trapelate le prime indiscrezioni giornalistiche sull’esistenza di una fitta rete di ammanchi nei bilanci del C.A.S. (Consorzio Autostrade Siciliane), ma i dettagli emersi dal comunicato ufficiale della Procura svelano un quadro ben più grave e articolato, che corregge anche alcune inesattezze circolate nelle ultime ore.
I provvedimenti e le accuse
Il provvedimento prevede la sospensione temporanea dall’esercizio del pubblico servizio per la durata di sei mesi nei confronti di cinque dipendenti del C.A.S. con la qualifica di agenti tecnici esattori, in servizio presso i caselli di Buonfornello e Cefalù. Insieme a loro, la misura del divieto temporaneo di esercitare l’attività professionale per sei mesi ha colpito il dipendente di una società privata incaricata della manutenzione della rete informatica degli impianti di esazione, accusato di aver collaborato attivamente alla truffa. Per tutti l’accusa è di concorso in peculato.
L’inchiesta nata dai controlli interni
L’indagine trae origine da un esposto presentato dallo stesso Consorzio autostradale, d’intesa con l’Assessorato regionale delle Infrastrutture e della Mobilità. Come confermato dall’assessore regionale Alessandro Aricò, la vicenda è scaturita da verifiche interne avviate già 18 mesi fa. L’amministrazione del C.A.S. aveva infatti riscontrato una sproporzione sistematica e anomala tra il numero di transiti effettivi registrati e gli importi realmente incassati e versati nelle casse dell’ente. In questa storia, la Regione Siciliana e il Consorzio figurano come parti lese.
Centinaia di episodi registrati dalle telecamere
Per fare luce sul fenomeno, gli investigatori della Polizia Stradale hanno piazzato telecamere nascoste e microspie all’interno e all’esterno dei gabbiotti di esazione.
I video e le intercettazioni ambientali hanno permesso di documentare centinaia di episodi avvenuti in un arco temporale ristretto, compreso tra novembre 2025 e gennaio 2006.
Nello specifico, i cinque esattori sono gravemente indiziati rispettivamente di 13, 18, 24, 103 e 108 episodi di peculato. Il tecnico informatico privato avrebbe invece preso parte a ben 33 di questi episodi in concorso con due dei casellanti.
Il trucco del “biglietto smagnetizzato” e le casse automatiche bloccate
Il modus operandi era quasi sempre lo stesso: l’esattore riceveva il biglietto e il contante dall’utente (ad esempio 10 euro), ma anziché inserire il ticket nel “ricevitore di pista” per registrarlo, inseriva un altro biglietto precedentemente preparato con un importo molto più basso, come 0,90 euro. Successivamente, per far sparire il titolo di viaggio originale ed evitare i controlli, lo smagnetizzava passandoci sopra il metallo di una spillatrice e lo gettava nel cestino, intascando la differenza di 9,60 euro.
Per massimizzare i guadagni illeciti, alcuni indagati disattivavano deliberatamente le corsie con cassa automatica chiudendo la sbarra e accendendo il semaforo rosso, costringendo così i flussi di auto a deviare verso il proprio gabbiotto Le cifre sottratte singolarmente oscillavano tra i 7 e i 15 euro a transito, permettendo agli indagati di accumulare centinaia di euro nel giro di appena tre mesi.






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