Alcuni giorni fa in una intervista che ha destato scalpore il Generale dei Gesuiti, padre Arturo Sosa, rispondendo ad una domanda, spiegava che ‘nel linguaggio di sant’Ignazio il diavolo è lo spirito cattivo che porta l’uomo a fare le cose che vanno contro lo spirito di Dio. Che esiste come il male personificato in diverse strutture ma non nelle persone, perché non è una persona, è una maniera di attuare il male’.

Come dire che il diavolo è solo un simbolo del male. Usando sue testuali parole: ‘Il diavolo esiste come realtà simbolica, non come realtà personale’. Questa affermazione ha indotto l’Associazione internazionale degli esorcisti a diramare una precisa e circostanziata nota di precisazioni.

Ci siamo allora rivolti a Fra’ Benigno Palilla, dei Frati minori rinnovati, che ci ha rilasciato questa ampia intervista. Fra’ Benigno è alla guida del Centro regionale ‘Giovanni Paolo II’, istituito dalla Conferenza episcopale siciliana, per la formazione degli esorcisti di Sicilia. A lui si rivolgono tantissime persone per superare delicati e gravi momenti di difficoltà.

Fra’ Benigno, esiste davvero il diavolo?
Alla luce del dato biblico e del magistero della Chiesa c’è da dire che l’esistenza del diavolo e dei demoni rientra nella Rivelazione, che Dio ha fatto agli uomini: dunque, è una verità di fede, perché rivelata da Dio stesso. Ne segue che il credere o non credere all’esistenza di questa entità personale non è qualcosa di facoltativo. È, invece, un dovere, pena l’incorrere in un peccato di eresia. Negare questa realtà non comporta solo il venir meno alla fede in una verità rivelata. La cosa più grave è che una tale negazione implica anche la riduzione del valore della redenzione di Cristo, se è vero, come è vero, che il Figlio di Dio – come ci ricorda S. Giovanni in una delle sue lettere – è apparso per distruggere le opere del diavolo (cfr. 1Gv 3,8) ed è venuto anche – come ci ricorda questa volta l’autore della Lettera agli Ebrei – per ridurre all’impotenza il diavolo (cfr. Eb 2,14).

Ma che conseguenze ha allora negarne l’esistenza?
Negare l’esistenza del diavolo come essere personale, spirituale, vivo, pervertito e pervertitore, significa anche non capire il senso del Rito degli esorcismi, che la Chiesa ha messo nelle mani di noi esorcisti. Se infatti il diavolo e i demoni non dovessero esistere, che senso avrebbero gli esorcismi fatti da noi esorcisti in nome della Chiesa? Noi saremmo stati incaricati dalla Chiesa per combattere in suo nome contro un essere che non esiste?!?

E allora perché quelle dichiarazioni di alcuni giorni or sono?
Il Generale dei Gesuiti, Arturo Sosa, dovrebbe sapere, o ricordare, quel principio secondo il quale ‘lex orandi est lex credendi  (= il modo di pregare della Chiesa è criterio di fede, è rivelativo della fede della Chiesa)’. Nel nostro caso, se la Chiesa, attraverso il Rito degli esorcismi (si tratta di un libro liturgico!), prega per la liberazione di una persona dal diavolo, vuol dire che essa crede all’esistenza del diavolo. Comprendiamo perché la Chiesa, attraverso Paolo VI, ha dichiarato testualmente che:
“Esce dal quadro dell’insegnamento biblico ed ecclesiastico chi si rifiuta di riconoscere la realtà del diavolo e dei demoni come esistente; ovvero chi ne fa un principio a se stante, non avente esso pure, come ogni creatura, origine da Dio; oppure la spiega come una pseudo-realtà, una personificazione concettuale e fantastica delle cause ignote dei nostri malanni” .

Che conseguenza ha allora la dichiarazione di padre Arturo Sosa?
Il Generale dei Gesuiti, negando l’esistenza del diavolo, è uscito dunque dal quadro dell’insegnamento biblico ed ecclesiastico. In altre parole non è in linea con la Rivelazione e non è in linea neppure con il Magistero della Chiesa. Da tener presente che tra quelli che non la pensano come lui c’è anche un suo confratello gesuita, adesso Papa, appunto Papa Francesco. Tante volte è ritornato ad affermare l’esistenza del diavolo e la sua attività malefica. Nella sua Esortazione Apostolica Gaudete et exsultate, nell’ultimo capitolo, ha ribadito che il diavolo non è un mito, esiste davvero e opera. Per conseguenza – ricorda – noi siamo chiamati a lottare non solo contro la triplice concupiscenza e contro il mondo, ma anche contro di lui, che come leone ruggente va in giro cercando chi divorare .

Come si diventa esorcisti? Esorcisti si nasce o si diventa?
Certamente non si nasce. Non è una dote innata come l’orecchio musicale o la predisposizione allo sport. È sempre il Vescovo che dà la licenza, in base ai suoi elementi di giudizio, di esercitare quel potere che Gesù ha dato agli Apostoli di scacciare i demoni, che è innanzitutto un potere di servizio. Questo servizio, come tutti i servizi nella Chiesa, richiede anche conoscenza e competenza, che nel nostro caso sono particolarmente necessari e delicati. E qui entra in campo la formazione e l’aggiornamento.

E lei come è divenuto esorcista?
Il mio caso è molto diverso dal solito e a suo modo originale. Io, fino a 20 anni fa, non pensavo che avrei esercitato il ministero dell’esorcistato, non mi interessava una tale problematica, e quando padre Matteo La Grua, mio grande predecessore e amico e, successivamente, anche mio maestro, organizzava incontri sacerdotali sul tema della pastorale dell’esorcismo, io per principio non ci andavo mai. Tuttavia nel 1999 fui chiamato in Curia a Palermo e mi fu anticipata l’intenzione del cardinale Salvatore De Giorgi di nominarmi esorcista. Opposi subito un diniego assoluto, elencando i numerosi impegni cui dovevo far fronte in Diocesi e anche fuori Diocesi. Il Vicario Generale, che allora era mons. Di Cristina, mi rispose che il mio nome era stato segnalato da padre Matteo La Grua. Allora chiesi spiegazioni allo stesso Padre La Grua che mi disse: “Devi farlo tu, non si discute!”. Mi sono allora rivolto al Signore: “So – gli dissi – che Tu mi ami. Adesso mi chiedi una attività che a me non piace. Che faccio? Ti dico di no? A Te non posso dirlo”. Quindi tornai in Curia per comunicare la mia accettazione, pur continuando a manifestare il mio disagio. Nell’occasione De Giorgi mi precisò che coloro che aspirano ad essere esorcisti sono i meno adatti. Esorcisti, dunque, non si nasce.

E lei è esorcista a tempo pieno?
Questa definizione non mi si addice, tuttavia a questo servizio dedico ormai molto del mio tempo e delle mie energie.

Come è la sua giornata tipo?
La levata è alle ore 4. Alle 4,30 inizio la mia preghiera personale: rosario, consacrazione alla Vergine Maria e mezz’ora di orazione mentale. Poi preparo l’omelia. Alle 5,50 si riunisce la comunità di frati che qui abitiamo e inizia la preghiera comunitaria: lodi, orazione mentale e Messa; arriviamo così fino alle 7,40 orario della colazione. Alle 7.50 parto per fare gli esorcismi che mi impegnano tutta la mattinata. Alle ore 12 nuovamente in convento per l’Ora Media e alle 12,15 per il pranzo comune; poi insieme mettiamo ordine in cucina e mi riservo un’ora di riposo. Alle 14,30 riprendiamo con la preghiera comunitaria: Ufficio delle Letture, orazione mentale e Rosario. Alle 16,30, se è venerdì, in Chiesa per le confessioni fino alle 19. Subito dopo recita dei Vespri e poi cena, un po’ di vita comune, recita di Compieta in comune e, massimo alle 9,30, vado a letto.

E la sua settimana tipo?
Giovedì, venerdì e sabato mattina e martedì pomeriggio esorcismi. Martedì mattina e giovedì pomeriggio studio personale. Mercoledì mattinata e venerdì pomeriggio confessioni. Domenica nella nostra chiesetta per confessioni, Messa ed altro.

Ma quanti anni ha?
Ho 78 anni e lavoro molto di più di quando ne avevo 20. A tutto quello che ho detto, nel corso della settimana si aggiungono incontri di catechesi o conferenze in Diocesi, ma anche fuori Diocesi e talvolta all’estero. Devo, pertanto, prepararmi in maniera adeguata. Sono stato lo scorso mese in Argentina e prima ancora in Corea e poi l’anno prossimo devo andare in Thailandia.

E adesso parliamo della sua attività. Chi sono le persone che si rivolgono a lei?
Sono tantissime quelle che vengono da me pensando di essere disturbate dal diavolo. Tra tutte queste, quelle che si rivolgono a me e di cui mi faccio carico sono circa 1,5%. Ecco perché il nostro primo compito di esorcisti è distinguere tra problemi psicologici o psichiatrici e azione straordinaria del diavolo.

Oltre l’azione straordinaria, esiste anche una azione ordinaria del diavolo?
Sì che esiste. Essa è costituita dalla tentazione che subiamo tutti. Quella straordinaria è costituita da quattro forme che definiamo: o possessione diabolica o vessazione diabolica o infestazione diabolica o ossessione diabolica. Le persone sono preoccupate più di questi fenomeni insoliti, che sono meno gravi, che di quelli più normali costituiti dalla tentazione. La tentazione è l’arma più pericolosa nelle mani del diavolo. Essa, infatti, tende a far peccare l’uomo per allontanarlo da Dio e conseguentemente portarlo all’inferno. Mentre i fenomeni insoliti della vessazione, possessione, vessazione ecc. di per sé non allontanano da Dio.

E quindi, chi è sotto l’influsso del demonio è vicino a Dio come gli altri?
Se queste persone vengono aiutate dall’esorcista ad offrire al Signore le sofferenze che il diavolo procura loro, e ciò per la salvezza del mondo, esse sono vicine a Dio, proprio come gli altri, e crescono nella santità. È anche scritto nella Bibbia che per un momentaneo e leggero peso di sofferenza, Dio prepara per noi uno smisurato ed eterno grado di gloria. Dunque, attraverso la sofferenza procurata dal diavolo il Signore conduce le persone alla santità, prepara per loro uno smisurato ed eterno grado di gloria e le associa a sé per la salvezza degli altri. Come si può vedere si realizza in loro quello che dice la Parola di Dio, che cioè tutto coopera al bene di coloro che amano Dio.

Quindi anche questo è opera di Dio?
Così come Dio non impedisce in una persona il manifestarsi di una malattia e la utilizza per qualcosa di grande per lei, anche in questi casi di possessione, di vessazione, di ossessione e di infestazione Dio fa altrettanto, sempreché la persona si lasci raggiungere dalla Grazia di Dio. Sotto questo aspetto è importante precisare che il diavolo è stato sconfitto da Cristo una volta per sempre e noi fedeli partecipiamo della Sua vittoria, già ora. Tutto ciò significa che anche il posseduto dal diavolo, che stranamente con l’esorcismo non viene liberato subito, non è uno sconfitto, è sempre un vittorioso perché nella misura in cui offre con amore al Signore le sofferenze che patisce, tutto va a suo favore e a svantaggio del diavolo.

Ma come si fa a far comprendere tutto ciò a chi è sotto l’influsso del diavolo?
Gli porto in genere questo esempio: immagina che il diavolo nella sua azione straordinaria avesse la possibilità di spararti con una pistola. Partecipando alla vittoria di Cristo è come se tu, appena arriva il proiettile, lo afferrassi e lo offrissi al Signore, che lo trasforma in oro. Lui, il diavolo spara e tu incassi oro. Chi è vittorioso lui che spara o tu che incassi oro? E l’oro che tu incassi è la santità che in te cresce, lo smisurato ed eterno grado di gloria che Dio prepara per te, come pure la salvezza degli altri. L’esorcista, pertanto, non è un distributore di esorcismi, è un uomo di Dio che accompagna le persone, vittime dell’azione straordinaria del diavolo, a utilizzare bene le sofferenze procurate loro dal diavolo e a raggiungere la santità dal versante in cui si trovano. In questo contesto di accompagnamento egli inserisce anche l’esorcismo.

Quindi lei non fa esorcismo a tutti quelli che giungono da lei?
No, certamente, perché non tutti quelli che vengono da me (e sono la quasi totalità!) hanno problemi spirituali di natura diabolica. Tuttavia per chiarezza va detto che le norme della Chiesa, se stabiliscono che a tali persone non deve essere fatto l’esorcismo, prevedono però che si dia loro un aiuto spirituale, potendo fare per loro e con loro delle preghiere.

E quindi lei come si regola?
Poiché da solo non riuscirei a raggiungere tutte queste persone (perché do la precedenza alle altre, cioè a quelle che hanno reale bisogno dell’esorcismo perché vittime dell’azione straordinaria del diavolo), ho coinvolto allora dei laici ben preparati (sono circa 22) che lavorano con me in due Centri di Ascolto. Per cui nello stesso luogo io faccio gli esorcismi in una stanza e in altre due lavorano costoro del Centro Ascolto.

E cosa fanno?
Previo appuntamento ascoltano tutti. L’ascolto è un’opera di misericordia spirituale, importantissima, perché oggi nessuno ha tempo per ascoltare gli altri. Quindi in questo primo approccio le persone magari scaricano le tensioni che vivono e poi si cerca di entrare in rapporto con loro facendosi raccontare quello che fanno e come vivono soprattutto la fede e i Sacramenti. Si cerca anche di verificare se esse si sono rivolte prima a maghi o fattucchiere. Poi prima che vadano via invito tutte a venire successivamente per partecipare insieme ad una preghiera di liberazione e guarigione. Nell’arco di un mese i nostri Centri di Ascolto raggiungono ben 160 persone circa.

Quindi a questo punto entra in campo lei?
Sì, ma non inizio con la preghiera di liberazione e guarigione. Inizio facendo pregare tutti con la recita del Rosario e, prima della preghiera di liberazione e di guarigione, do dei cosiddetti annunci Kerigmatici, ossia una specie di catechesi. Primo annuncio: Dio ti ama. Poi li invito una seconda volta e tratto il tema del peccato che si oppone all’amore di Dio ed una terza volta per parlare di Gesù, unico nostro Salvatore. Il quanto incontro è dedicato alla fede che collega a Gesù Salvatore. Alla fine invito tutti a fare un cammino comunionale in una parrocchia, in un gruppo ecclesiale, in un movimento perché la salvezza non è un fatto personale. Quindi offro una intera giornata di ritiro in cui, oltre alla celebrazione della S. Messa, affronto altri due insegnamenti: la signoria di Gesù nella nostra vita e lo Spirito Santo nella nostra vita. Si pranza insieme ed è previsto anche un momento distensivo di fraternità. Con questo sistema se nell’arco di un mese abbiamo raggiunto 160 persone, in un anno abbiamo evangelizzato quasi 2.000 persone. Viene così recuperato un dato evangelico, che è quello di Gesù il quale, se esercitava il ministero dell’esorcistato, lo faceva nel contesto dell’evangelizzazione: annunciava il Regno di Dio e scacciava i demoni.

Ha anche una equipe medica che lo collabora?
All’interno del gruppo di volontari che mi collaborano ci sono anche dei medici: uno psicopatologo e criminologo forense, una psicoterapeuta, uno psicoterapeuta, due medici di famiglia, una psichiatra. Una volta al mese affrontiamo insieme i casi più complicati: la persona espone tutti i suoi disturbi, poi ciascuno pone domande all’interessata a partire dalle proprie competenze. Alla fine io faccio un “esorcismo diagnostico” per dare la possibilità all’equipe di vedere con i propri occhi ciò che dovesse emergere durante l’esorcismo. Poi la persona lascia la stanza e noi della equipe discutiamo il caso. Possono presentarsi tre soluzioni: la persona non ha alcun problema di natura diabolica; oppure la persona ha bisogno di essere seguita da qualche medico specialista perché ha una patologia in corso; oppure ancora le due cose si presentano insieme: c’è la presenza di una patologia ma anche di un disturbo spirituale di natura diabolica. In questo caso l’intervento dovrà essere duplice: quello del medico con una terapia psicologica o farmacologica e quello dell’esorcista con una terapia esorcistica.

Ma dunque voi vi muovete in un campo quasi parallelo a quello medico?
A questo punto si apre una questione che sto affrontando da tempo, di cui, tuttavia, non riesco a venirne a capo: il dialogo con la medicina. Vorrei che i medici comprendessero che ci sono casi di guarigione che sono frutto della terapia esorcistica. So bene che non posso chiedere a questi medici di ammettere l’esistenza del diavolo e men che meno dell’esorcismo, ma almeno che riconoscano nella loro onestà intellettuale che ci sono casi in cui persone, per loro ammalate, guariscono attraverso specifiche preghiere che i cattolici chiamano esorcismo, anche se essi non sanno come ciò avvenga e perché ciò avvenga. Noi invece lo sappiamo, e ciò perché abbiamo accolto la parola di Dio che non può sbagliarsi né imbrogliare: Gesù ha dato alla Chiesa potere e potestà su tutti i demoni e il potere e il comando di scacciarli. La liberazione del maligno è un vero e proprio miracolo: un intervento di Dio, che opera il miracolo della liberazione attraverso un suo ministro che è l’esorcista, nominato dal Vescovo con peculiare ed espressa licenza.

Ma così chiede ai medici di avere la fede?
No, assolutamente. Infatti come non chiedo ai medici atei di riconoscere un miracolo, ma chiedo solamente che riconoscano una guarigione misteriosa come avviene per esempio in tanti casi di guarigioni misteriose scientificamente riconosciute tali a Lourdes, così non chiedo loro di ammettere che esista il diavolo, le possessioni diaboliche e le liberazioni, perché questa ammissione equivarrebbe a riconoscere Dio; chiedo loro solamente che ammettano l’esistenza di guarigioni, che avvengono senza trattamento psicologico o farmacologico, ma solo con la terapia esorcistica. Dunque guarigioni che non si possono spiegare da un punto di vista scientifico. Neppure si può pensare all’effetto placebo, giacché le guarigioni avvengono con l’ultimo di una serie di esorcismi, distribuiti nell’arco di più anni. Un eventuale effetto placebo dovrebbe verificarsi al primo incontro con l’esorcista, non all’ultimo. Mi spiace dover constatare che nella formazione dei medici all’università questa problematica non viene nemmeno sfiorata. Ma per dirla tutta, purtroppo anche nelle facoltà teologiche questo tema non è oggetto di studio. Ricordo un fatto particolarmente significativo.

Prego
Fui chiamato perché c’era una persona che improvvisamente aveva iniziato a parlare in lingue che non conosceva. Chiesi al medico che stava scrivendo il suo referto come spiegava un tale fenomeno. Mi rispose che al momento la medicina non era in grado di dare una spiegazione scientifica, ma che in futuro si augurava che sarebbe accaduto. Allora lo invitai a partecipare ad una seduta di esorcismo. “Lei si faccia il suo lavoro – mi rispose -, che io mi faccio il mio”.

Ma veniamo all’esorcismo. Come si fa e cosa accade?
Durante l’esorcismo ho bisogno di collaboratori perché la persona posseduta durante le crisi diventa violenta, può fare del male e può farsi del male. Io uso piccoli accorgimenti: un materasso a terra, le mura coperte di gommapiuma per evitare le conseguenze degli urti, e poi alcune persone che in caso di necessità intervengano con la forza, perché spesso tentano, come dicevo, di farsi del male o di fare del male. La violenza c’è quasi sempre. In genere il diavolo, non sopportando la preghiera dell’esorcismo, sospende nel paziente, qualora si tratta di una possessione totale, l’esercizio della sua volontà, dell’intelligenza e della memoria, facendolo così entrare in trance. In questo caso egli usa e gestisce direttamente il corpo della persona. Conseguentemente parla attraverso la sua bocca esprime i suoi sentimenti di odio, rabbia, ecc. attraverso questa persona, la quale alla fine non ricorda nulla di quanto accaduto

Ma quali sono i poteri e i mezzi dell’esorcista?
Nessun potere. L’esorcismo è un sacramentale, cioè è una preghiera della Chiesa. L’esorcista in quel momento rappresenta la Chiesa. Di conseguenza è la Chiesa che libera, e ciò per quel potere che ha ricevuto dal suo Signore. Essa, pertanto, dovrà ricorrere ai mezzi proposti da Gesù perché si abbia la liberazione. Gesù ha detto che certa specie di demoni non si può scacciare in nessuna altra maniera se non con la preghiera e il digiuno (cfr Mc 9, 29; Mt 17, 21). Ne viene di conseguenza che se dietro l’esorcista c’è una Chiesa che prega e digiuna, la liberazione avviene più facilmente. Vorrei a questo proposito raccontare l’esperienza di un esorcista africano.

Prego
Al primo convegno internazionale degli esorcisti un esorcista africano era meravigliato che in Europa per una liberazione di una persona, vittima dell’azione straordinaria del diavolo, fosse necessario pregare l’esorcismo, con una frequenza settimanale, per due o tre anni. Mentre lui lo faceva una sola volta e non aveva bisogno di ripeterlo. Padre Amorth rimase meravigliato perché disse che lui nella migliore delle ipotesi aveva bisogno di un paio d’anni. Abbiamo appreso poi che questo esorcista aveva una parrocchia vasta quanto una diocesi e aveva coinvolto tutti i fedeli in una catena di preghiera notte e giorno. Cioè i fedeli avevano fatto dei turni di preghiera per pregare notte e giorno. Capimmo il perché a lui bastasse un solo esorcismo per la liberazione di una persona.

E nella sua esperienza?
Anch’io ho potuto notare in questi venti anni di attività pastorale esorcistica che le liberazioni (e sono state tante, soprattutto in questi ultimi tre anni, circa una cinquantina) sono avvenute grazie alle preghiere di tante persone. Ecco perché quando vado nelle comunità ecclesiali per delle conferenze o testimonianze, poi chiedo ad ognuno una preghiera, per esempio la recita di un Rosario, e so che questo contribuisce in modo significativo alla mia azione di esorcista. Pertanto, è importante che dietro l’esorcista ci siano persone che pregano. Questo dà maggiore garanzia per una azione di liberazione.

Ma che differenza c’è tra il diavolo e Dio?
Deve essere chiaro che il diavolo non è assolutamente sullo stesso piano di Dio. Il diavolo è una semplice creatura, che una volta era buona e che poi si è ribellata a Dio divenendo cattiva. Quindi è una semplice creatura, però è più intelligente di noi, più potente di noi, con più potenzialità di noi. Tuttavia non può fare tutto quello che vuole. Può fare soltanto quel tanto che il Signore gli permette per il nostro bene.

Ma non tutti la pensano così, anzi…
C’è la diffusa mentalità che più demoni ci sono in una persona, più difficile sia la liberazione. Ma per Dio non è così. Non dipende dalla quantità. Perché chi libera alla fine è Dio attraverso la Chiesa e non l’esorcista, e per Dio, data la sua onnipotenza, liberare una persona posseduta da un demonio o liberarla da migliaia di legioni di demoni è la stesa cosa. Durante la terapia esorcista che può durare anni la persona acquista man mano dei vantaggi, pur non essendo del tutto guarita. La guarigione accade quando la persona non ha più i disturbi che accusava ed inoltre sperimenta una hilaritas cioè una gioia tutta particolare perché il frutto dello spirito porta pace, gioia, serenità. Se c’è questa gioia interiore e i disturbi cessano per sempre e nella preghiera che viene fatta non c’è più alcuna reazione, e tutto ciò protratto per mesi, allora c’è la liberazione definitiva e, conseguentemente, la guarigione.

Dunque se la liberazione dal demonio è definitiva, i disturbi non ci saranno più?
Potrebbero ritornare se la persona liberata dovesse aprire delle finestre. Ecco perché raccomandiamo a tutti di mantenersi vicini al Signore, di non dare spazio al peccato, perché in caso contrario il diavolo che conosce già la strada può tentare di rientrare nella persona che prima egli possedeva. Se si tengono chiuse porte e finestre, ciò non accade….

Ma quali sono queste porte e finestre?
Sono tante. Per esempio, non andare più a Messa, tralasciare la confessione e la comunione, tralasciare la preghiera personale. Peggio ancora: partecipare a un rito satanico, frequentare maghe e fattucchiere, partecipare a sedute spiritiche. Tutte queste cose agevolano il ritorno del diavolo. Chiariamo: la maggioranza dei maghi sono ciarlatani che lo fanno per soldi e non hanno poteri particolari. Tuttavia anche tra loro ci sono persone che hanno un rapporto tutto particolare con il demonio, cioè hanno poteri che derivano dal demonio. Un rito magico, dice san Tommaso, non ha efficacia in sé, ma può essere efficace perché il demonio lo rende tale. Quindi è il demonio che agisce attraverso i riti magici di queste persone. Rimane tuttavia il fatto che chi si rivolge a loro, siano essi veri maghi o pseudo-maghi, pecca gravemente contro il primo comandamento, perché nei fatti ammette che Dio non è più l’unico salvatore della sua vita. Ma anche chi continua a portare addosso amuleti dati da queste persone, nei fatti ammette che Dio non è l’unico salvatore della sua vita. Ecco, anche qui, il peccato contro il primo comandamento. E quando una persona, già liberata, da spazio al peccato, il demonio facilmente ritorna avendo trovato porte e finestre aperte.

Eppure molti sostengono di ricevere benefici da queste frequentazioni
Può anche accadere così come avviene anche a chi si rivolge ad un mafioso per ottenere un favore. Però così come si crea un legame di dipendenza col mafioso che presto o tardi chiederà un contraccambio, lo stesso è per chi si rivolge al demonio attraverso il mago: presto o tardi porterà il conto. Inoltre, la guarigione ottenuta è solo apparente, in quanto sono stati sospesi solamente i sintomi. La malattia, pertanto, rimane. Il presunto beneficio ricevuto, poi, deriva dal prezzo pagato. È il prezzo pagato è quello di essersi prostrati dinnanzi al demonio. A Gesù aveva promesso di dargli tutto, se prostrandosi, lo avesse adorato.

Fra’ Benigno nota la mia tensione e mi invita a visitare il convento. Insieme ad altri pochi confratelli vive da anni in due vagoni ferroviari, quelli di terza classe che più non esistono, trasformati in celle. Sono all’interno di un piccolissimo rigoglioso giardino di alberi da frutto che esprime subito pace e serenità. Mentre conversiamo quasi da vecchi amici, chiedo notizie della sua attività più pubblica.

Perché fate anche convegni?
In questo campo avviene lo stesso di quello che accade per la medicina. È necessaria sia la formazione universitaria che l’aggiornamento, perché ci sono aspetti scientifici fondamentali sui quali è necessario un confronto continuo. Ecco perché i convegni nazionali e internazionali di esorcisti sono molto partecipati e i risultati cui giungiamo li trasmettiamo poi a coloro che non possono partecipare. Inizialmente sono necessari corsi di formazione di base per i novelli esorcisti, che stiamo facendo sempre in numero crescente. E poi corsi di aggiornamento che servono per perfezionare l’esercizio di questo ministero attraverso relazioni e confronto con altre esperienze.

Come siete organizzati sul territorio?
In diocesi di Palermo siamo 4 esorcisti per 1 milione circa di abitanti. In Sicilia siamo circa 35, un numero appena sufficiente per i bisogni delle persone e siamo giunti al 15° convegno regionale. In Italia siamo da 250 a 300 e siamo all’avanguardia grazie al lavoro di padre Amorth. La Chiesa ha adesso riconosciuto l’Associazione internazionale degli esorcisti, concedendo la personalità giuridica e con sede a Roma. Essa rimane una Associazione privata, riconosciuta però dalla Santa Sede e con approvazione dello Statuto.

E come funziona?
Oltre al Presidente e Vice presidente, esistono i coordinatori in base alle lingue (inglese, francese ecc.), che sono a servizio delle diverse zone del mondo. Alla Associazione si rivolgono i Vescovi di tutto il mondo per dei Convegni sulla pastorale dell’esorcismo ed è per questo che adesso ci muoviamo ovunque. Come Associazione abbiamo stilato un vademecum con le linee guida per l’esercizio degli esorcismi. È un volume di circa 250 pagine che dovrebbero leggere soprattutto tutti coloro che esercitano la pastorale degli esorcismi, per evitare errori che scaturiscono quando l’esorcismo è affidato al “fai da te”.

Per finire mi parli, delle persone che assiste. Che giudizio ne trae?
Le persone che mi sono affidate soffrono terribilmente e mi fanno tenerezza. La loro sofferenza coinvolge la famiglia e gli amici. Non parliamo poi quando ci sono figli piccoli. Pensate: quando una mamma che, entrando in trance per una possessione diabolica, mostra odio verso i figli e tenta di ucciderli, quali conseguenze subiranno essi nel vivere un tale disagio della mamma? Ecco perché queste sono le persone più povere, quelle che la Chiesa è chiamata ad amare di amore di predilezione. Queste persone vivono anche l’umiliazione dell’isolamento perché quanti sanno delle loro condizioni le evitano. Quindi se già portano una croce e poi non vengono accolte dalla comunità, la fatica diventa insostenibile. Dico sempre a tutti che queste persone non soffrono di una malattia contagiosa. Spesso questo non basta. Ecco perché è indispensabile una comunità cristiana che le accolga e le voglia bene prima di qualunque intervento.

Siamo già giunti oltre le ore 12. La conversazione potrebbe continuare, ma si avvertono in lontananza delle grida. Io non vi do importanza, ma Fra’ Benigno scatta sulla sedia e dice: “C’è bisogno di me” e va via. Rimango solo in un silenzio irreale. Ripercorro la strada per uscire. Comprendo che qualcosa è accaduto. Un parrocchiano mi dice: “C’è una ragazza che ha bisogno di Fra’ Benigno”. Comprendo allora che il diavolo non dà tregua neanche in un luogo e in un momento simile. Vado via. Poi chiederò scusa. Fra’ Benigno non ha bisogno delle mie scuse, ma delle mie preghiere.