Un’esperienza inedita un teatro che sovverte i punti di vista trasformando gli spettatori in protagonisti, avvolgendoli in una luce rossa intensa mentre attorno al palcoscenico campeggia una scritta in neon. Si chiama “Due o tre cose che so dei mostri” ed è l’opera dell’architetto cileno Alfredo Jaar, inaugurata mercoledì 6 novembre in occasione della seconda edizione di BAM – Biennale Arcipelago Mediterraneo. Presenti il sindaco Leoluca Orlando, la fondazione Merz, l’artista e il direttore artistico Andrea cusumanno.

La seconda edizione di BAM è intitolata “ÜberMauer” non solo perché quest’anno decorrono i trent’anni dalla caduta del muro più celebre della storia, quello di Berlino, ma anche perché di muri, a Palermo, sembrano non essercene mai stati. Una mostra diffusa nella città di Palermo che riunisce opere storiche e inedite di affermati artisti internazionali. Installata nella platea dello storico teatro di piazza Bellini, sarà visitabile fino all’8 dicembre.

“Due o tre cose che so sui mostri” è un’opera inedita dell’artista cileno che interviene ribaltando i punti di osservazione e, in senso stretto, i ruoli di spettatori e interpreti nella classica struttura di “teatro all’italiana”.
Il progetto di Jaar prevede infatti che i visitatori siano condotti, tramite un passaggio esistente alle spalle del primo ordine di palchi, direttamente al palcoscenico, ottenendo per i più un’inedita esperienza di osservazione della struttura a palchi sovrapposti della sala, trasformando lo spettatore in attore.

L’opera consta di tre elementi: il primo elemento è una grande scritta in neon rosso che occupa, disposta su una sola linea, la quasi totalità della fascia sottostante l’ultimo ordine di palchi.
La scritta è una storica citazione da Antonio Gramsci: “il vecchio mondo sta morendo. Quello nuovo tarda a comparire. E in questo chiaroscuro nascono i mostri.”
Nelle intenzioni dell’artista l’opera è composta da un secondo elemento: una vera e propria immersione della sala in una luce rossa molto intensa.

Per raggiungere tale scopo il progetto prevede luci rosse non visibili dalla ribalta e sistemate in ogni palco, così da creare un’uniforme aura rossa nell’intero spazio.
Il terzo elemento costitutivo della grande opera ambientale è dato dall’installazione di numerose sedie nella platea: alcune di queste si troveranno sparse o cadute in modo caotico sul pavimento mentre altre si libreranno nell’aria.
L’artista, nato in Cile, ha vissuto il periodo della dittatura di Pinochet, un vissuto che ha influenzato la sua poetica nel creare un arte potente, immersiva e forte.