“Perché appendere un lenzuolo commemorativo per Giovanni Falcone? i nostri morti chi li ha mai commemorati?”, è questo, in sintesi, il pensiero delle donne di Passo di Rigano legate indissolubilmente ai mariti, padroni indiscussi del mandamento e che ormai, dopo la morte di Riina, si sentivano ormai i “re di Palermo”. Almeno questo è quello che sostenevano i boss intercettati dagli investigatori.

E ad essere intercettato dalle microspie è stato anche un confronto tra donne, avvenuto nel giorno delle commemorazioni della strage di Capaci, il 23 maggio 2018. La Squadra Mobile intercettava una discussione nel balcone nella casa Inzerillo, in via Castellana, in cu si sono riunite la padrona di casa, cioè sua moglie, Rosa Crivello, sua figlia Antonina, Giuseppina Spatola e Floriana Militello, moglie di Pietro Spatola. Antonina Inzerillo avvia la discussione: “Ma lo avete letto di nuovo il giornale? Degli striscioni, di nuovo?”. Si parla di una donna, “Pina di zia Cinella”, come viene soprannominata Giuseppa Inzerillo.

La donna, nel giorno dell’anniversario della strage di Capaci, sarebbe stata contattata da una signora che chiedeva che le venisse messo a disposizione il balcone di casa per appendere uno striscione in onore di Giovanni Falcone. La moglie del boss si rifiutò.

E Giseppina Spatola dice: “Penso che una meschina ha rispetto dei morti di tutti, anche di loro stessi, però, che nicchio e nacchio, a chi li abbiamo appesi i nostri morti? In quale balcone?”. Nessuno ha dunque commemorato i morti della faida contro i corleonesi.  Nel corso della riunione tutte le donne sostengono la decisione di “Pina della zia Cinella” che si è rifiutata di concedere il balcone anzi, avrebbe fatto bene. Quella richiesta poteva essere una trappola.