Fu nell’aprile del 1993 che ebbi modo di conoscere il bravo attore Carlo Croccolo (scomparso lo scorso 12 ottobre a 92 anni), al Teatro Metropolitan di Palermo, impegnato nel “Liolà” di Luigi Pirandello, ma in quell’occasione non mi fu possibile avvicinarlo.

Fui più fortunato tre anni dopo quando al Teatro Biondo recitava ne “L’albergo del libero scambio” di G. Feydeau, grazie all’amico Enzo Pipi, direttore storico del teatro di Via Roma, che mi accompagnò nel camerino dell’attore napoletano che per la prima volta avevo visto nel film “47 morto che parla”.

Per oltre 20 minuti mi raccontò, intercalando simpatiche espressioni napoletane, l’incontro con Totò, i numerosi film girati col Principe De Curtis (e che ho visto quasi tutti) e le molte volte che lo aveva doppiato quando cominciò ad avere problemi di vista tanto che divenne l’unico doppiatore autorizzato di Totò.

Prese parte a diversi sceneggiati e film TV e spettacoli teatrali. Il bravo Croccolo, inoltre, per la particolarità della sua voce ha doppiato molti attori: Vittorio De Sica, Mario Adorf, Francesco Mulè, Gegè Di Giacomo, Nino e Carlo Taranto e persino Dom De Luise e Harry Bellafonte; ha sostituito Alberto Sordi per doppiare Oliver Hardy prima coadiuvato da Fiorenzo Fiorentini e Franco Latini che prestavano la voce a Stan Laurel poi, per la RAI ridoppiò alcune comiche di Stanlio e Ollio prestando la voce ad entrambi. A tal proposito Croccolo si chiedeva perché questi passaggi televisivi non venivano retribuiti.

A Croccolo che da 25 anni viveva con la moglie a Castel Volturno il sindaco, in occasione dei 90 anni aveva consegnato le chiavi della città festeggiando l’evento con una enorme torta a forma di chiave alla presenza di tanti amici tra i quali l’attore Giacomo Rizzo.

Prima di congedarci, Croccolo mi omaggiò di una sua foto con dedica.

Infine, per dovere di cronaca, è bene ricordare anche Mario Di Gilio, il decano degli imitatori italiani, scomparso a 90 anni lo scorso anno “ma, soprattutto uno degli ultimi “sopravvissuti” compagni di lavoro del grande Totò –come scrisse Gabriele Bojano sul Corriere del Mezzogiorno (Campania) del 10 agosto 2018–. Per sei mesi, infatti, Di Gilio venne ingaggiato alla corte del Principe in «A Prescindere» (1956) che fu l’ultima rivista interpretata dal grande comico napoletano prima che la cecità s’impadronisse definitivamente di lui –come riporta il Bojano-. Gli aneddoti su quella straordinaria esperienza soprattutto umana sono tanti, in gran parte raccontati. Alcuni, quelli più personali, rimarranno per sempre inediti perché ricompresi nella sfera di riservatezza dell’artista. Di sicuro però Di Gilio è stato l’unico che riusciva a far ridere Totò, che non a caso, nei momenti tutt’altro che rari di malinconia, lo faceva chiamare in camerino per regalarsi attimi di sano divertimento”.