Antonino Di Franco responsabile del settore Demanio Marittimo di Palermo e Provincia avrebbe avuto negli ultimi tempi un solo obiettivo.

Come emerso dalle intercettazioni finite nell’inchiesta Spiagge Libere del Commissariato di Cefalù coordinata dalla procura di Termini Imerese, il funzionario regionale voleva regolarizzare e sanare ogni presunto abuso che aveva portato al sequestro dello stabilimento balneare Poseidon di Cefalù, il più esteso e noto lido balneare della spiaggia del comune, che sarebbe riconducibile all’imprenditore Giovanni Cimino.

Sia quest’ultimo che Di Franco sono finiti agli arresti domiciliari. Per rimuovere i sigilli il responsabile del Demanio di Palermo si sarebbe servito del funzionario istruttore Salvatore Labruzzo. Insieme avrebbero concordato con i legali dell’imprenditore la linea difensiva da adottare, contribuendo alla stesura delle relative richieste di dissequestro.

Per questi sforzi Cimino avrebbe assunto il figlio di Di Franco e poi avrebbe trovato la sistemazione perla figlia in un lido balneare di Palermo. Le indagini e i riscontri dei poliziotti hanno accertato che per il Poseidon e per Cimino c’era una corsia preferenziale mentre tanti esercenti di lidi balneari, di Cefalù ma anche della provincia palermitana attendevano mesi, se non anni, per il rinnovo di una concessione o, più semplicemente, per ottenere il sub-ingresso in un’altra.

Questo oltre alle assunzioni per i figli consentiva a Di Franco di frequentare liberamente gli stabilimenti ottenendo trattamenti da vip per sé, i suoi parenti e gli affini, e atteggiandosi, a “capo del demanio”, come sarebbe stato significativamente definito al telefono da un gestore di un lido balneare.

Dalle indagini del Commissariato coordinate dal sostituto procuratore di Termini Imerese Giacomo Brandini , emergerebbe che l’imprenditore Giovanni Cimino è proprietario o gestore, diretto e di fatto, della maggior parte delle strutture balneari operanti sulla famosa spiaggia di Cefalù. In base alle indagini l’80% dei lidi e degli stabilimenti che operano sulla spiaggia cefaludese siano sotto il suo controllo.

Giovanni Cimino, voleva tornare a controllare le concessioni che era state sequestrate nel corso delle operazioni del commissariato di Cefalù.

L’imprenditore cefaludese oggi agli arresti domiciliari, avrebbe per questo consolidato i rapporti con i funzionari dell’Assessorato al Territorio e Ambiente finiti nell’inchiesta tramite il suo consulente e collaboratore, Bartolomeo Vitale, presidente dell’Associazione Operatori Balneari di Cefalù”.

Per Vitale il giudice ha disposto la misura del divieto di dimora a Cefalù. Secondo le indagini nell’associazione sarebbero confluite – si legge nell’ordinanza del Gip – tutte le società che gestiscono gli stabilimenti balneari sotto il controllo di Cimino e dei suoi più stretti familiari. Questa associazione avrebbe pure tentato durante la scorsa stagione estiva di ottenere l’assegnazione breve (o temporanea) dei pochissimi tratti di spiaggia libera rimasti del lungomare cefaludese antistanti o limitrofi i lidi riconducibili a Cimino, nel corso di una manifestazione, denominata “Mare Luna”.

L’operazione però, malgrado l’intervento di Antonino Di Franco, capo del demanio di Palermo e Provincia e di Labruzzo non sarebbe andata del tutto a buon fine perché una parallela indagine del Commissariato della cittadina normanna, sempre coordinata dalla Procura della Repubblica di Termini Imerese diretta da Alfredo Morvillo, avrebbe indotto lo scorso mese di agosto il Direttore Generale del Dipartimento Ambiente a bloccare tutto.