In Sicilia, la gestione dei rifiuti è diventata una delle spie più evidenti delle contraddizioni  dell’isola.

I costi per le famiglie siciliane

Da un lato, le famiglie siciliane pagano una TARI (tassa sui rifiuti) tra le più elevate d’Italia, con Catania in vetta a livello nazionale (~594 €/anno per famiglia tipo) e Siracusa e Palermo con valori tutt’altro che trascurabili; dall’altro, la raccolta differenziata resta sotto la media nazionale e soprattutto molto distante dagli standard europei.

 

Secondo i dati dell’Osservatorio Prezzi & Tariffe, nel 2024 la spesa media per una famiglia siciliana si aggira intorno ai ~390-398 € all’anno per la tassa sui rifiuti, un valore superiore alla media nazionale e in crescita in molte città.

Ma se da un lato le famiglie pagano, dall’altro i risultati in termini di gestione eco-efficienti non sembrano arrivare: come vedremo, alcune città pagano tanto ma differenziano poco, una combinazione esplosiva di costi senza benefici reali.

Lo specchio (falso) della raccolta differenziata

La Sicilia ha migliorato la propria performance nel tempo: la percentuale di raccolta differenziata è passata dal ~43 % del 2020 al ~55 % nel 2024, ma resta ancora di molto al di sotto della media nazionale di circa il 66 %.

 

Tuttavia, il dato complessivo regionale nasconde profonde disuguaglianze tra province e città: Trapani (≈77 %), Ragusa (≈69 %) e Enna (≈66 %) segnano performance decisamente positive.

Siracusa (~50-54 %) e Messina (~65 %) si attestano in una fascia intermedia.

Catania (~55 %) e, soprattutto, Palermo (~36 %) restano maglie nere tra le grandi città, trascinando verso il basso la media regionale.

 

In queste grandi città, i target fissati dai piani regionali e europei (65 % di differenziata entro il 2025) sono di fatto irraggiungibili senza cambiamenti strutturali significativi, al punto che alcuni osservatori parlano apertamente di un possibile fallimento dell’obiettivo 2025.

Perché Palermo, Catania e Siracusa arrancano? Un puzzle di inefficienze

Numerose fonti istituzionali e giornalistiche coincidono nell’individuare una serie di cause strutturali e comportamentali che spiegano la performance insufficiente di queste città:

 

 Carenze impiantistiche e infrastrutturali

La Sicilia è tra le regioni italiane con un forte deficit di impianti per il trattamento dei rifiuti, un problema costante nei rapporti ambientali nazionali.
Questo gap si traduce in:

Maggiore dipendenza da discariche o trasferimenti all’estero, con costi enormi per cittadini e amministrazioni.

Mancanza di impiantistica di secondo livello (digestori, centri di selezione, impianti di riciclo avanzato) che integri i sistemi di raccolta.

Gestione urbana e raccolta inefficiente

In città come Palermo e Catania, la raccolta non è ancora realmente “porta a porta” su larga scala e manca una strategia organica di coinvolgimento dei cittadini. Questo si traduce in differenze nette tra piccole realtà virtuose (comuni sotto i 5-10 mila abitanti) e i grandi centri urbani, dove la differenziata resta residuale alla vita della città.

Disincentivi economici e comportamentali

Paradossalmente, città come Trapani, pur avendo ottime performance nella raccolta differenziata, registrano anche una TARI tra le più alte d’Italia.
Al contrario, Palermo ha una tariffa relativamente bassa ma una raccolta differenziata molto scarsa, un mix che non motiva il cittadino a cambiare abitudini perché differenziare comporta sforzi senza percepire benefici economici evidenti.

Visione strategica e governance carente

Analisti e associazioni di consumatori sottolineano anche un problema di visione e di governance: mancato coordinamento tra comuni, Regione e soggetti privati, poca trasparenza nei costi di gestione e scarsa comunicazione istituzionale delle strategie di lungo periodo. Questo crea incertezza e frustrazione nella popolazione, con un effetto psicologico negativo sulla partecipazione civica alla differenziata.

Termovalorizzatori: soluzione o illusione?

I termovalorizzatori sono impianti che bruciano la frazione di rifiuti non altrimenti riciclabile e recuperano energia elettrica o termica dal calore generato dalla combustione, contribuendo quindi allo smaltimento e alla produzione di energia.

In Italia esistono circa 36–37 termovalorizzatori attivi, distribuiti prevalentemente al Nord, con soli pochi impianti nel Centro-Sud. Questi impianti rappresentano una quota significativa del trattamento dei rifiuti che non è possibile riciclare, contribuendo al ciclo complessivo oltre alla semplice discarica.

Il caso Sicilia

La nuova versione del Piano regionale dei rifiuti prevede la costruzione di due termovalorizzatori nella regione (a Palermo e Catania) con l’obiettivo di colmare il gap infrastrutturale e ridurre l’esportazione di rifiuti fuori regione o all’estero. Ma le discariche continuano ad essere molto allettanti, è un discussione la riapertura del sito di Grotte San Giorgio, nel territorio di Lentini. L’amministrazione giudiziaria della Sicula Trasporti, travolta nel 2020 da un’inchiesta antimafia, ha presentato alla Regione un’istanza che prevede il conferimento di circa 120 mila tonnellate di rifiuti, come denunciato dal Pd di Lentini.

Tuttavia, diverse analisi indipendenti e di settore evidenziano che i termovalorizzatori non saranno efficaci da soli se non accompagnati da una vera trasformazione del tessuto impiantistico regionale, inclusi centri di selezione, digestione della frazione organica e reti di riciclo. Questo perché:

La gerarchia dei rifiuti dell’UE stabilisce che la prevenzione, la raccolta differenziata e il riciclo sono priorità rispetto al trattamento termico.

I termovalorizzatori possono trattare solo la frazione residuale di rifiuti, quindi una bassa raccolta differenziata ne riduce l’efficacia complessiva.

Ci sono criticità ambientali e gestionali: tempi lunghi per la costruzione, costi elevati e la necessità di controllo e monitoraggio delle emissioni.

In altre parole, senza un salto di qualità nella raccolta e nella qualità della differenziata, i termovalorizzatori rischiano di diventare un palliativo costoso piuttosto che una reale soluzione strutturale.

Un sistema da ripensare

Il ciclo dei rifiuti in Sicilia evidenzia un paradosso: si paga molto ma si differenzia poco, e questo spiega la persistente crisi del sistema. I dati confermano che, mentre alcune province piccole e medie mostrano excelenti performance ambientali, le grandi città rappresentano un freno importante al progresso e spingono verso il basso la media regionale.

 

Le cause sono molteplici – infrastrutture carenti, governance debole, disinteresse civico per mancanza di incentivi e scarsa qualità della raccolta – e nessuna soluzione isolata sembrerebbe sufficiente. Neppure i termovalorizzatori, da soli, possono compensare anni di politiche frammentate e di investimenti insufficienti.

Il sogno della strategia integrata

Da tempo si parla la Sicilia di  nuova strategia integrata, capace di combinare il miglioramento reale della raccolta porta a porta e differenziata spinta. Investimenti in impianti di trattamento e riciclo avanzato. Incentivi economici e sociali per le famiglie. Trasparenza e governance nella gestione dei servizi.