La Direzione Investigativa Antimafia di Palermo ha eseguito un provvedimento di confisca nei confronti dell’imprenditore edile palermitano Francesco Pecora, classe 1939, deceduto il 3 maggio 2011, e dei suoi eredi, che ha colpito beni mobili e immobili, rapporti bancari, capitale sociale e relativo compendio aziendale di 6 società. Il valore complessivo della confisca è di 100 milioni di euro.

Il provvedimento di confisca, emesso dal Tribunale di Palermo – Sezione Misure Patrimoniali, trae origine da una proposta avanzata dal Direttore della Dia.

Francesco Pecora, personaggio di rilievo di “Cosa nostra”, annovera come suoi coimputati nei “processi alla mafia” personaggi di alto spessore criminale, quali Pippo Calò, Antonino Rotolo, Tommaso Spadaro e Giuseppe Ficarra.

La figlia di Pecora, Caterina, è sposata Giovanni Motisi, 56 anni, latitante, figlio del noto Matteo, inteso “Matteazzo”, già uomo d’onore della famiglia mafiosa di Pagliarelli. A conferma che in cosa nostra spesso i “legami” giudiziari si rinsaldano con quelli familiari e viceversa, Pecora è consuocero di Salvatore Sbeglia, costruttore edile palermitano, condannato per mafia e socio in affari di Raffaele Ganci, boss del quartiere Noce di Palermo.

Pecora e le sue società avevano assunto un ruolo di interfaccia e di canale di collegamento con il mondo imprenditoriale legale, gestendo i capitali provenienti dalle attività delittuose di “cosa nostra” anche fuori dalla Sicilia (un’azienda confiscata ha sede legale a Pordenone), condividendo gli interessi illeciti dell’associazione.

Con l’odierno provvedimento sono stati sottoposti a confisca 168 immobili (appartamenti, ville, magazzini e terreni), 3 società di capitale e 3 società di persone, rapporti bancari ed altro, per un valore complessivo di oltre 100 milioni di euro.