Investigatori del Servizio Centrale Operativo, della Sisco e della Squadra Mobile di Palermo, insieme al nucleo Pef della Guardia di Finanza di Varese, hanno arrestato 11 persone nell’ambito di una indagine degli uffici di Milano e Palermo della Procura Europea (EPPO).

I nomi degli arrestati

Queste le persone arrestate nell’ambito dell’indagine della Procura Europea su una maxi evasione Iva: Vittorio Felaco, Simone Liparulo, Cosimo e Gennaro Marullo, Angelo Miccoli, Massimiliano Noviello, Giovanni e Lorenzo Nuvoletta, Luigi Oliva, Vincenzo Perillo. Ai domiciliari è finito invece Salvatore Grillo.

Le accuse mosse

Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere transnazionale finalizzata al “lavaggio” dell’Iva intracomunitaria, al riciclaggio, al reimpiego e all’autoriciclaggio. I reati sono aggravati dal favoreggiamento alla camorra e della mafia.

L’inchiesta è la prosecuzione delle attività d’indagine che, il 14 novembre scorso, portarono a 47 arresti e che disarticolarono una organizzazione transnazionale che operava in Italia, Spagna, in Svizzera, Singapore ed Emirati Arabi Uniti.

Da dove parte l’indagine

Allora fu disposto un sequestro preventivo di beni mobili e immobili per un valore superiore ai 650 milioni di euro.

In quella circostanza si era reso irreperibile un cittadino belga ritenuto al vertice dell’organizzazione criminale. L’uomo era finito in manette dopo sei mesi di latitanza, lo scorso 26 maggio, all’aeroporto di Milano Malpensa dopo essere arrivato con un volo dall’Albania.

L’attività degli investigatori non si è però fermata e, grazie all’analisi del materiale documentale e dei dispositivi elettronici e informatici sequestrati e alle dichiarazioni di alcuni indagati, è stato possibile confermare il quadro accusatorio delineato e svelare i rapporti tra gli indagati e i clan camorristici Nuvoletta di Marano di Napoli e Di Lauro di Scampia.

Tra i destinatari della misura, nove sono stati rintracciati nelle province di Napoli, Ascoli Piceno e Roma, mentre a carico di due persone, localizzate negli Emirati Arabi Uniti ed in particolare a Dubai, l’autorità giudiziaria ha emesso un mandato di arresto europeo. Sono tuttora in corso perquisizioni nelle province di Napoli, Ascoli Piceno e Roma.

Ruolo dei pentiti nell’operazione

Una mano agli investigatori che hanno indagato sulle organizzazioni criminali che avevano messo su una maxi evasione dell’Iva comunitaria (l’indagine ha portato oggi a 11 arresti) l’hanno data anche diversi “pentiti”. Come Stefano Alchieri, che faceva parte di una delle associazioni e perciò era a conoscenza di dettagli messi a disposizione degli inquirenti per interpretare la documentazione sequestrata e ricostruire alcune catene del riciclaggio del denaro sporco incassato. Alchieri non è l’unico indagato ad aver scelto di collaborare con i magistrati della Procura Europea. Una scelta, quella dei “pentiti”, che non è piaciuta a mafia e camorra, coinvolte nell’inchiesta.

“Il possesso di armi da fuoco da parte di alcuni capi (come Ballaera e Lo Manto) e la disinvoltura con cui si è fatto ricorso a tecniche di intimidazione tipicamente diffuse negli ambienti criminali più strutturati e violenti (come l’organizzazione di spedizioni punitive), può considerarsi assai elevato il rischio che gli indagati, laddove lasciati liberi, possano ricorrere a tutti gli strumenti di persuasione che possiedono per far ritrattare, ai dichiaranti che hanno deciso di collaborare”, ha scritto il gip.

“L’amico nostro… con lui che andava a prendere la figlia…- si sente in una intercettazione – l’hanno avvicinato… gli hanno detto comunque… guarda che stai tenendo soldi e merce di persone che non sono tuoi… se non vuoi aver problemi … cerca di fare quello che devi… sennò purtroppo dovremo.. E dice che ha detto ‘sì sì..’.”.

Il gip, danni enormi per l’erario

Sono enormi i guadagni ottenuti dalla maxievasione Iva scoperta dalla Procura Europea. “Le indagini – scrive il gip che ha disposto l’arresto di 11 persone – cristallizzano una situazione tutt’ora in atto, che prosegue da anni e che spesso costituisce la sola (o comunque la principale) fonte di reddito degli indagati, che traggono guadagni impensabili laddove le imprese da loro di fatto amministrate dovessero operare nella legalità”. “I danni complessivi per l’Erario (derivanti dall’IVA evasa, così come quantificata dagli inquirenti) sono enormi, oltre ai riflessi dirompenti per la concorrenza e per l’incolumità pubblica stessa (visto il coinvolgimento della camorra e della mafia). – spiega – Alcuni indagati sono poi gravemente indiziati per reati commessi con il metodo mafioso o, comunque, con la finalità di agevolare associazioni di stampo mafioso, di cui curano gli interessi economici e per conto delle quali reinvestono e riciclano i proventi illeciti”.

Altra operazione antimafia fra Catania e Pavia

Sempre oggi un’altra operazione antimafia è stata condotta sempre dalla Guardia di Finanza ma coordinata dalla Procura di Catania fra il capoluogo etneo e Pavia