L'emendamento

I Navigator potrebbero salvarsi, emendamento al decreto Recovery li passa alle regioni

Non solo il reddito di cittadinanza fa litigare la politica ma anche la situazione dei navigator. Chi doveva trovare lavoro ai percettori e supportare i centri per l’impiego, rischiano il licenziamento. Ora però una norma potrebbe salvarli.

L’emendamento al decreto Recovery

Lo scorso 18 novembre, dopo le voci sul possibile licenziamento di 2500 navigator, in 400 sono scesi in piazza a Roma per chiedere al governo una qualche forma di tutela. Ora spunta un emendamento al decreto Recovery, all’esame della Commissione Bilancio della Camera, per una norma “salva-navigator”. Nel decreto Recovery verrebbe inserita una proroga di sei mesi del contratto dei navigator, in scadenza a fine 2021. La proposta prevede anche che siano le Regioni, invece che l’Anpal – Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro – a farsi carico dei navigator, salvando i 2500 lavoratori a rischio. La norma va letta insieme al decreto di adozione del Piano Nazionale Nuove Competenze, collegato al Pnrr e firmato lo scorso 10 dicembre dal ministro del Lavoro Andrea Orlando

Navigator alle Regioni

Il testo, si legge nella prefazione, ha l’obiettivo di “riorganizzare la formazione dei lavoratori in transizione e disoccupati, mediante il rafforzamento del sistema della formazione professionale e la definizione di livelli essenziali di qualità per le attività di up-skilling e re-skilling”. Ma i navigator non ci stanno. “Come nella maggior parte delle notizie che ci riguardano – dice una nota di Anna (Associazione Nazionale Navigator) – è, purtroppo, quanto di più falso e fuorviante ci sia. Questo emendamento, infatti, non salva nessuno, tantomeno ci assicura una continuità lavorativa. Prevede una semplice facoltà per le Regioni di subentrare nei contratti dei Navigator per un periodo non superiore ai 6 mesi. Come debba avvenire e con quali tempi non è dato saperlo. Nutriamo fortissime perplessità su questa soluzione, di difficile attuazione a livello normativo”.

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La paura del licenziamento

“Innanzitutto, riteniamo che non ci siano i tempi tecnici per una simile operazione. I nostri contratti, infatti, scadono il 31 dicembre e ci troviamo quindi in pieno periodo natalizio. Inoltre, evidenziamo la ben nota e forte contrarietà di molte Regioni alla nostra figura. Una opposizione nata da quei pregiudizi e da quelle strumentalizzazioni politiche che, da sempre, hanno caratterizzato ed accompagnato la nostra vicenda. Tale condizione comporterà un sicuro rallentamento, se non addirittura uno sbarramento, da parte delle Regioni più ostili”.

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