C’è un cuore artistico all’interno del Mec Museum, allestito al palazzo Castrone Santa Ninfa, in corso Vittorio Emanuele a Palermo.

Oltre ai reperti dell’archeologia informatica che agli appassionati del settore fanno vibrare il cuore come un’opera d’arte, troviamo un “tempio”, ovvero una sezione dedicata alla fotografia e all’arte moderna. Qui si trovano due installazioni “visionarie” del giovane artista romano Edoardo Dionea Cicconi, trapiantato a Palermo.

Per traslitterare l’epopea di Jobs sul piano artistico, Cicconi ha pensato a due opere frontali che creano un testo il cui protagonista è un eroe dei nostri giorni.

“Ho pensato – spiega Cicconi – ad un monolite, come ad una sorta di scatola nera che condensa, dal punto di vista concettuale, la potenza e l’atto creativi di Jobs. Una storia virtuale scritta su delle lastre che lasciano traslucere lo stampato di chip, schede madri, circuiti. Scuro frontalmente, diventa trasparente ai lati, per rendere leggibile una storia che nella sua evoluzione ha rivoluzionato la vita degli uomini”.

La successione dei livelli in vetro, materiale particolarmente amato dall’artista, tramanda la sequenza dei chip delle prime creazioni della Apple. Schede madri, circuiti diventano un elemento che rappresenta la memoria della tecnologia e, nel contempo, ci proietta nel suo futuro.

Di fronte al monolite, in una nicchia della parete, sarà apposto uno specchio capace di deformare la percezione circostante, attraverso un inganno ottico che flette l’immagine e distorce il riflesso, ritornando poi allo stato iniziale.

L’opera è ispirata al campo di distorsione della realtà, una capacità che solo i visionari possiedono: alterare la realtà allo sguardo e al giudizio concettuale, per poi farsi seguire in un’avventura che di fatto cambia la percezione del reale, rendendo possibile l’impossibile e creando laddove prima c’era il vuoto.

Poste nella sala del tempio, le due opere di Cicconi, dal punto di vista metaforico, innalzano sull’altare la vicenda biografica di Jobs.

Nel cuore artistico del museo tecnologico dunque, si esperisce qualcosa di molto antico: la connaturata capacità dell’arte di rendere eterna l’esperienza umana.