Non serve costruire nuove case o reperle sul mercato, le case non mancano. Il disagio abitativo dipende, invece, dal mancato sostegno agli affitti.
E’ la tesi del Sunia, il sindacato degli inquilini della Cgil che ha messo insieme una serie di dati per lanciare la propria opposizione al piano del governo e annunciare la mobilitazione del 23 giungo.
I dati del Sunia in 8 regioni
Nel Mezzogiorno le famiglie spendono per la casa oltre il 30% del reddito e il 34,3% di loro è in affanno per questo. Il disagio abitativo cresce ma paradossalmente non è legato alla carenza di immobili ma “alla mancanza di adeguate politiche di sostegno agli affitti in contesti caratterizzati da redditi bassi e dall’alta percentuale di alloggi di edilizia residenziale pubblica ( Erp) inutilizzati perché in stato di degrado”.
Nel complesso sono inutilizzati nel Mezzogiorno, per mancanza di risorse per le manutenzioni, 27.050 alloggi Erp a fronte di 18.547 richieste di sfratti ( 81 mila nel Paese e 40 mila le sentenze già emesse) e di 100 mila famiglie (650 mila nell’intero Paese) in attesa di una casa popolare. E’ quanto emerge dal Focus sull’emergenza abitativa nel Sud d’Italia promosso dal Sunia, sindacato degli inquilini, che ha analizzato la situazione di 8 regioni: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia. Per giungere alla considerazione che “il Piano casa nazionale è una risposta inadeguata”. E che “serve- dice un documento- costruire un’ampia alleanza per sollecitare a Governo e Parlamento la convocazione degli Stati generali dell’abitare con l’obiettivo di un programma nazionale per affrontare in modo strutturale la crescente emergenza abitativa”. L’iniziativa interregionale del Sunia, oggi a Palermo, è una delle tre promosse dal sindacato inquilini ( le altre per le zone centro e Nord), in vista del presidio che si terrà a Roma in piazza Capranica il 23 giugno, data della conversione in legge del decreto del governo.
Mezzogiorno non può essere ultima ruota del carro
“Il Mezzogiorno- ha detto Stefano Chiappelli, segretario generale del Sunia- non può essere l’ultima ruota del carro per il diritto alla casa. Diciamo no al piano casa del governo – ha sottolineato. e lanciamo oggi da Palermo la mobilitazione per un piano casa che parta dal Sud, che metta al centro il rilancio e l’aumento dell’edilizia residenziale pubblica e alloggi in affitto a canoni sostenibili rispetto alla capacità di reddito di lavoratori, lavoratrici e pensionati. Il piano attuale- ha aggiunto- non risolve il problema abitativo e nel sud contribuisce ad aumentare le disuguaglianze. Va dunque contrastato”.
Il piano non garantisce alloggi economicamente sostenibili
Del piano nazionale casa il Sunia contesta il fatto che affida una parte rilevante delle soluzioni a soggetti privati e strumenti finanziari senza garantire alloggi economicamente sostenibili, che lascia irrisolto il nodo degli alloggi Erp inutilizzati ed è privo di una visione sociale. Che penalizza, inoltre, il Mezzogiorno, dove il problema fondamentale è la fragilità dei redditi.
Ne chiede dunque “la modifica radicale”, finanziando il recupero degli alloggi Erp, rifinanziando stabilmente il Fondo Sostegno agli affitti”. Chieste anche dal sindacato inquilini una legge quadro sull’edilizia residenziale pubblica e la riforma delle locazioni private incentivando le locazioni stabili.
“La casa è una grande questione sociale- ha detto Roberto Alosi, segretario del Sunia Sicilia- che riguarda dignità, lavoro, inclusione e coesione territoriale. Non è una merce qualsiasi ma una infrastruttura sociale fondamentale. Il governo- ha aggiunto- invece tratta l’argomento come un tema di mercato. Il Sud- ha sottolineato Alosi- non ha certo bisogno di operazioni immobiliari ma di una politica pubblica dell’abitare. Prima di costruire nuove case- ha rilevato- occorre recuperare quelle esistenti, prima di finanziare la rendita bisogna sostenere le famiglie”.
Sicilia maglia nera per gli alloggi non assegnati
La maglia nera per quanto riguarda gli alloggi Erp non assegnati spetta alla Sicilia, col 15,19% del totale, seguita da Sardegna (12%), Calabria (7), Puglia ( 7%), Abruzzo -Molise (7%), Basilicata (5%), Campania (5%). Oltre 100 mila famiglie, secondo le stime del Sunia, sono in attesa una casa popolare: In Campania i nuclei in graduatoria sono 45 mila con una domanda di 10 volte superiore alla immediata. In Sicilia le famiglie in graduatoria sono 23.938, sono 9.000 in Calabria, 9.398 in Puglia, 8 mila tra Abruzzo e Molise.
I canoni di mercato, in un contesto che vede 497.000 famiglie in condizione di povertà hanno punte di 15 euro/mq in Campania e di 9,3 euro/mq in Sicilia.
“Il diritto alla casa è sempre meno esigibile- ha detto Laura Mariani, del dipartimento politiche abitative della Cgil nazionale- soprattutto al sud, dove ci sono più povertà e più disuguaglianze. Deve invece essere garantito proprio a partire dalle aree più svantaggiate attraverso un ruolo pubblico rinnovato. Invece- ha rilevato- oggi ci troviamo di fronte a un piano casa sbilanciato verso il settore privato, che prevede anche un piano di dismissione dell’edilizia residenziale pubblica, un piano dunque che non va incontro ai bisogni reali delle persone”.
Risorse ingenti ma sprecate
Dal segretario della Cgil Sicilia, Alfio Mannino , una stoccata anche al governo regionale. “La regione ha avuto per il contrasto al disagio abitativo ingenti risorse e le ha sprecate”. Mannino ha anche sottolineato che “il tema della riforma della governance per quanto riguarda l’edilizia pubblica e residenziale è oggi una priorità”.
Le strutture Sunia delle regioni del Sud hanno varato una vera e propria piattaforma del Mezzogiorno, che comprende tra i suoi punti la richiesta di un impegno delle regioni a destinare almeno il 2% delle risorse alle politiche abitative. Inoltre, il rifinanziamento stabile dei fondi per la morosità incolpevole, politiche fiscali per le locazioni a canone concordato, un piano per le aree interne, interventi specifici per le isole, un piano straordinario per gli alloggi universitari.
Il dettaglio della situazione in Sicilia
Nell’isola ci sono 9.000 alloggi pubblici vuoti e quasi 24.000 famiglie in graduatoria. La Sicilia registra il tasso più elevato di alloggi Erp inutilizzati il 15,10% del patrimonio totale. Il recupero degli immobili sfitti coprirebbe il 38% della domanda, rendendo superflua la costruzione di nuovi alloggi.
“Il problema del Sud – sostiene il Sunia- non è la mancanza di immobili. È la mancanza di investimenti pubblici per renderli abitabili”






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