L’annuncio della costruzione di una nuova diga per la quale è stato avviato lo studio di fattibilità non piace ai 5 stelle e in particolare alla deputata regionale Cristina Ciminnisi.

“Il Governo regionale continua ad annunciare grandi opere mentre l’acqua si perde nelle reti colabrodo e le dighe esistenti hanno limitazioni di invaso per mancanza di manutenzione. La Diga Valentino rischia di diventare l’ennesimo spot elettorale: senza un piano serio di rifacimento delle condotte, stiamo semplicemente versando acqua in un secchio bucato” afferma la deputata regionale M5S Cristina Ciminnisi, che ha depositato all’ARS un’interrogazione diretta al presidente della Regione, Schifani, e all’assessore per l’Energia, Colianni, per avere chiarimenti sull’opera che dovrebbe sorgere nel territorio di Chiusa Sclafani, nel Palermitano.

Prima recuperare le infrastrutture esistenti

“L’emergenza idrica – dice Ciminnisi – non si affronta con annunci e render, ma con scelte politiche coraggiose e immediatamente operative. Recuperare le infrastrutture esistenti, ridurre le perdite, riutilizzare le acque reflue e garantire equità nell’accesso all’acqua: questa è la strada che il Governo continua ostinatamente a non voler percorrere”.

Dello stesso parere i deputati regionali Cinque Stelle Adriano Varrica e Luigi Sunseri, che hanno seguito la vicenda ascoltando anche gli abitanti del luogo.

“Mentre il Governo parla di nuove dighe – dice Varrica – ignora il dissenso delle comunità locali e degli agricoltori di Chiusa Sclafani, che non sono stati coinvolti in alcun confronto. È inaccettabile calare dall’alto un progetto di questa portata senza ascoltare i territori e senza spiegare tempi, costi e benefici reali”.

“Il rischio – aggiunge Sunseri – è di aver buttato centinaia di migliaia di euro in studi, senza che l’opera veda mai la luce o, ancora peggio, che sia un’ennesima incompiuta come la diga di Blufi, vergogna siciliana”.

Con l’atto parlamentare, Ciminnisi chiede al Governo se intenda valutare soluzioni alternative alla realizzazione di quest’opera, privilegiando il rifacimento delle reti e il pieno utilizzo degli invasi esistenti, quali siano i tempi e i costi complessivi degli studi di fattibilità previsti, quale destinazione d’uso sia prevista per l’infrastruttura, a quale rete di distribuzione verrà collegato l’invaso e quale sia l’esatta perimetrazione del bacino servito, garantendo un accesso equo alla risorsa idrica per agricoltori e cittadini del comprensorio coinvolto.