In Sicilia gli oli extravergine di oliva con una denominazione riconosciuta dall’Unione europea sono sette: sei DOP e una IGP. Le DOP sono Monti Iblei, Val di Mazara, Valli Trapanesi, Monte Etna, Valle del Belìce e Valdemone; l’IGP è “Sicilia”. L’elenco è quello dei prodotti di qualità pubblicato dalla Regione Siciliana.

Quanti sono gli oli DOP e IGP in Sicilia?

Sette in tutto. Le prime due denominazioni, Monti Iblei e Valli Trapanesi, sono state registrate con lo stesso regolamento europeo del 24 novembre 1997. Sono seguite Val di Mazara nel 2001, Monte Etna nel 2003, Valle del Belìce nel 2004 e Valdemone nel 2005. L’ultima arrivata è l’IGP Sicilia, registrata con il regolamento Ue 1662 del 12 settembre 2016.

Quali sono le sei DOP dell’olio siciliano?

Ogni DOP ha una zona di produzione e un gruppo di varietà di olive fissati dal disciplinare. Ecco le schede, costruite sull’elenco regionale, sul portale turistico della Regione e, per i Monti Iblei, sul disciplinare aggiornato.

Monti Iblei DOP

  • Zona: territori delle province di Ragusa, Siracusa e Catania; nel Ragusano i comuni coinvolti sono 11.
  • Cultivar: almeno l’80% delle olive deve venire da Tonda Iblea, Moresca, Nocellara Etnea, Verdese, Biancolilla e Zaituna. La Tonda Iblea è la varietà di riferimento.
  • Particolarità: il disciplinare prevede otto menzioni geografiche aggiuntive, cioè Monte Lauro, Val d’Anapo, Val Tellaro, Frigintini, Gulfi, Valle dell’Irminio, Calatino e Trigona-Pancali. L’ultima modifica risale al regolamento Ue 2020/2195.

Val di Mazara DOP

Valli Trapanesi DOP

  • Zona: 16 comuni della provincia di Trapani, tra cui Alcamo, Erice, Marsala, Mazara del Vallo, Salemi e Trapani.
  • Cultivar: le più diffuse sono Cerasuola e Nocellara del Belìce.

Monte Etna DOP

  • Zona: comuni delle province di Catania, Enna e Messina attorno al vulcano.
  • Cultivar: soprattutto Nocellara Etnea, insieme a Moresca, Tonda Iblea, Ogliarola Messinese, Biancolilla e Brandofino.

Valle del Belìce DOP

  • Zona: cinque comuni del Trapanese, cioè Castelvetrano, Partanna, Salaparuta, Santa Ninfa e Poggioreale.
  • Cultivar: la Nocellara del Belìce, varietà locale.
  • Particolarità: il portale turistico della Regione lega l’origine della coltivazione alla colonia greca di Selinunte, nelle valli dei fiumi Belìce e Modione.

Valdemone DOP

  • Zona: tutti i comuni della provincia di Messina, tranne Floresta, Mojo Alcantara e Malvagna.
  • Cultivar: soprattutto Santagatese e Ogliarola.
  • Particolarità: secondo il portale turistico della Regione, i frantoi di Castell’Umberto documentano una produzione di olio nella zona già alla fine del Quattrocento.

Cos’è l’IGP Sicilia?

È la denominazione che porta il nome dell’intera isola. Il marchio ha avuto il via libera europeo il 12 settembre 2016. Secondo i dati dell’Istituto regionale del vino e dell’olio, riportati nel 2022, l’IGP ammette 28 varietà locali. L’80% della produzione viene però da sei cultivar: Nocellara, Biancolilla, Cerasuola, Giarraffa, Tonda Iblea e Moresca.

Gli stessi dati fotografano la filiera di allora: 13.772 ettari certificati, circa il 10% della superficie olivicola regionale, con 1.987 olivicoltori, 185 frantoiani, 183 confezionatori e 73 intermediari.

Che differenza c’è tra DOP e IGP?

La differenza sta nel legame con il territorio. Per una DOP tutte le fasi, dalla coltivazione delle olive alla molitura, devono avvenire nella zona indicata dal disciplinare. Per una IGP basta che almeno una fase si svolga nell’area geografica. Le DOP siciliane coprono zone circoscritte, mentre l’IGP Sicilia porta il nome dell’intera regione.

Perché in giro si leggono numeri diversi?

Le cifre cambiano a seconda di cosa si conta. Alcune liste parlano solo delle sei DOP e lasciano fuori l’IGP; altre arrivano a sette sommando le due categorie. A creare confusione c’è anche la Nocellara del Belìce DOP: nell’elenco regionale compare tra gli ortofrutticoli, non tra gli oli, perché tutela le olive e non l’olio. Lo stesso nome indica anche la cultivar usata per l’olio della Valle del Belìce e delle Valli Trapanesi.

Domande frequenti

Qual è la DOP più antica dell’olio siciliano?

Le DOP più antiche sono due, Monti Iblei e Valli Trapanesi. Entrambe sono state registrate con il regolamento Ce 2325 del 24 novembre 1997, pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee il giorno dopo. La più recente tra le DOP è Valdemone, del 2005, mentre l’IGP Sicilia è arrivata nel 2016.

La Nocellara del Belìce DOP è un olio?

No. La Nocellara del Belìce DOP tutela le olive, e nell’elenco dei prodotti di qualità della Regione Siciliana compare tra gli ortofrutticoli. Lo stesso nome indica però anche una cultivar: è la varietà principale dell’olio Valle del Belìce DOP e una delle più diffuse nella DOP Valli Trapanesi.

Quante varietà di olive può usare l’IGP Sicilia?

Secondo i dati dell’Istituto regionale del vino e dell’olio, diffusi nel 2022, l’IGP Sicilia ammette 28 varietà locali. La produzione si concentra però su sei cultivar, che coprono l’80% del totale: Nocellara, Biancolilla, Cerasuola, Giarraffa, Tonda Iblea e Moresca. I numeri vengono dal Servizio certificazione dell’istituto.