Le indagini sulla morte di Piero De Luca, il sessantanovenne ex infermiere del Civico ucciso venerdì scorso, si arricchiscono di nuovi sospetti. Gli inquirenti ipotizzano infatti che il sedicenne accusato del brutale omicidio possa non aver agito in totale solitudine, ma che sia stato supportato da qualcuno giunto sulla scena del delitto in via Buonpensiero, nei pressi del fiume Oreto. Mentre molte zone d’ombra continuano a gravare sulla ricostruzione dei fatti, oggi il minorenne, assistito dal legale Michele Giovinco, affronterà l’udienza di convalida del fermo davanti al gip Alessandra Puglisi. Il giovane, attualmente detenuto presso l’istituto Malaspina, sarà chiamato a fornire chiarimenti definitivi sul movente e sulle fasi concitate dell’aggressione.

La versione dell’indagato

Nel corso della sua spontanea presentazione alla squadra mobile, avvenuta nella notte tra venerdì e sabato, il giovane ha fornito una versione dei fatti basata su una presunta reazione d’impeto. Il sedicenne ha raccontato di essersi difeso da un tentativo di molestie sessuali da parte di De Luca, proprietario del terreno confinante con quello della propria famiglia. Secondo il suo racconto, l’uomo gli avrebbe offerto un superalcolico invece dell’acqua richiesta, per poi compiere gesti inequivocabili che avrebbero scatenato la violenza. Il ragazzo sostiene di aver colpito la vittima con una spranga trovata casualmente sul posto, ma questa ricostruzione contrasta con quanto emerso finora dalle analisi degli agenti, i quali ritengono che il giovane si sia presentato nell’abitazione della vittima già armato del tubo di ferro utilizzato come arma del delitto.

Le ipotesi degli inquirenti

Mentre i familiari della vittima spingono verso l’ipotesi di una rapina pianificata, una pista che al momento non trova conferme ufficiali, l’attenzione degli investigatori si concentra sul lungo intervallo di tempo trascorso tra l’omicidio e il ritrovamento del corpo. Sono circa dodici le ore di vuoto che intercorrono tra il decesso e l’allarme, un lasso temporale in cui il sedicenne sarebbe rimasto nella baracca spostando il cadavere. Proprio in questa fase si inserisce il sospetto della presenza di un complice o di un soccorritore che potrebbe aver consigliato al ragazzo di consegnarsi. Ad aggravare il quadro vi è inoltre l’uso del cellulare della vittima: il giovane avrebbe risposto personalmente ai messaggi della moglie di De Luca, rassicurandola falsamente per guadagnare tempo e allontanare i sospetti. Per chiarire la dinamica e accertare eventuali contatti telefonici o fisici, sarà fondamentale attendere i risultati dell’autopsia che verrà conferita giovedì ai medici legali.