Solo le immagini riprese dai sistemi di videosorveglianza non sarebbero sufficienti a risalire all’assassino di Samir. l’algerino Badr Boudjemai, conosciuto da tutti come Samir, fu freddato a colpi di pistola in via Roma la notte tra il 4 e il 5 novembre del 2023 mentre tornava a casa dopo avere lavorato in un locale in via Emerico Amari.

È la tesi sostenuta ieri davanti alla Corte d’assise dal consulente informatico Pietro Indorato, che ha analizzato le immagini. Secondo l’esperto, incaricato dagli avvocati di uno dei due imputati, il tunisino El Abed Baguera Alì – Salvino, Mario e Giada Caputo – “la mancata realizzazione delle copie forensi e il mancato sequestro delle telecamere della Farmacia delle Poste e dell’Hotel Mercure non consentono una adeguata rivisitazione delle immagini”. In ogni caso, ha aggiunto, “non è possibile risalire all’autore dell’omicidio”.

Su questi punti si sono dati battaglia accusa e difesa nell’ultima udienza del processo che vede alla sbarra, con El Abed, di 33 anni, anche lo zio e connazionale Kamel Elabed, di 62 anni: quest’ultimo, secondo i pm, avrebbe avuto un ruolo nell’ideazione e nella pianificazione dell’agguato mentre il più giovane è ritenuto l’esecutore materiale. Indorato, inoltre, ha fatto presente che gli orari delle telecamere non sarebbero sincronizzati e mancherebbero undici secondi di registrazione proprio nella fase in cui l’assassino raggiunge la vittima. Nella lunga udienza, davanti al collegio presieduto da Vincenzo Terranova, è stato sentito pure Emanuele Paniz, direttore del Banco nazionale di prova delle armi di Gardone Val Trompia.

Ha esaminato le foto della pistola trovata nel telefono dello zio dell’altro imputato spiegando che «non sono leggibili i codici di registrazione dell’arma e non si può risalire al periodo in cui fu sottoposta a prova», smentendo così quanto sostenuto dai Ris di Messina, secondo cui la pistola sarebbe stata registrata nel 1978. I difensori hanno anche sottolineato che dalle riprese «non si vede né la pistola né la fiammata dei colpi» e che in un punto cruciale «l’uomo vestito di scuro sembra comparire dal nulla». Per la Procura, però, il quadro accusatorio rimane solido. L’uomo ripreso dalle telecamere è El Abed Baguera Alì, riconosciuto per la corporatura e per il giubbotto scuro, lo stesso indossato in altre foto recuperate dal suo cellulare.

Le immagini mostrerebbero la sequenza del pedinamento di Samir da via Emerico Amari fino a via Roma: il cameriere esce dal ristorante Appetì e viene seguito passo dopo passo dall’uomo in nero, che lo raggiunge davanti alla farmacia delle Poste. È lì che estrae la pistola e spara, prima di dileguarsi verso via Valverde e via Cavour: per gli inquirenti non ci sono dubbi, l’uomo inquadrato è il tunisino.

Il movente, secondo l’accusa, va cercato nella rivalità tra “buttadentro” che si era creata tra i due ristoranti vicini di via Emerico Amari. I contrasti per accaparrarsi i clienti sarebbero stati così accesi da sfociare nell’eliminazione fisica di Boudjemai. L’algerino lavorava da Appetì, mentre i concorrenti erano attivi nei locali accanto, Magnum e Oro Mixology. Una tensione crescente, fatta di litigi e minacce, che si sarebbe trasformata nella decisione di ucciderlo. Il processo proseguirà il 12 dicembre con l’esame del consulente balistico Gianfranco Guccia e del teste Himile Marouane che avrebbe avuto una conversazione telefonica con la vittima poco prima dell’omicidio.