“E’ un miracolo, è un miracolo…”. Un abbraccio lunghissimo, infinito, tra le lacrime. Ci sono voluti cinque mesi, ma alla fine la piccola Oumoh, la bambina ivoriana di quattro anni sbarcata da sola sull’isola di Lampedusa, nell’autunno scorso, ha abbracciato poco fa la sua mamma, rimasta bloccata in Tunisia per un problema burocratico. L’incontro è avvenuto all’aeroporto ‘Falcone e Borsellino’ di Palermo, dove la mamma di Oumoh, un’ivoriana di 32 anni, Zenabou, è  sbarcata proveniente su un volo da Tunisi. Piange a dirotto, abbracciata alla piccola Oumoh. Ad accoglierla anche l’ispettrice Maria Volpe, della Questura di Agrigento, che in autunno si era presa cura della piccola. Ma anche la psicologia Maria Lea Ziino e i volontari della Misericordia, che in questi mesi si sono occupati della piccola.

“Io avrei fatto di tutto per ritrovare mia figlia – dice ancora frastornata ai giornalisti . E’ stata una sofferenza enorme stare senza di lei. E’ sangue del mio sangue. Non potevo permettere che non la ritrovassi. E’ un miracolo ritrovare mia figlia”, dice. E racconta di essere scappata dalla Costa d’Avorio per impedire che la figlia venisse infibulata con la nipotina di 12 anni.

Una storia a lieto fine per la piccola Oumoh e la sua mamma, che da novembre tenta di raggiungere la figlia, ospite nel frattempo in una comunità di Palermo. Era stato un colpo di fortuna, nel novembre scorso, a dare un nome e un cognome alla bambina, che era stata presa in custodia dall’ispettrice Maria Volpe, insignita di recente dal Presidente della Repubblica ufficiale al merito. Un’amichetta di Oumoh di 8 anni, dopo essere giunta a Lampedusa, guardando la foto della bambina arrivata poco tempo prima, aveva esclamato il nome della piccola ivoriana, che era passata dal centro di accoglienza pochi giorni prima. A quel punto, la madre della piccola, ha detto di conoscere il nome della madre di Oumoh e di avere persino il suo numero di telefono.

Si è così scoperto che la madre della bimba aveva affidato la figlia di quattro anni a un’amica perché era dovuta tornare nel suo paese, la Costa d’Avorio, per prendere tutti i suoi averi e prendere il passaporto. Ma qui è iniziata l’odissea della donna. Nel frattempo, un’amica ha portato la piccola Oumoh sul barcone a Lampedusa. Da allora, la madre non ha più visto sua figlia: “Quando sono tornata nel luogo in cui avevo lasciato mia figlia e non l’ho ritrovata volevo morire, mi sono imbarcata subito dopo ma il gommone stava affondando e io ho gridato: ‘Dio non farmi morire’.

Nei giorni scorsi, l’ispettrice Volpe è stata inviata dal suo dirigente, Giovanni Giudice, all’Ambasciata ivoriana per riuscire a risolvere l’empasse. Poco fa la notizia. Ora madre e figlia andranno nella comunità di Palermo che ospita la piccola da cinque mesi. Per ricominciare una nuova vita.

(foto tratte dal profilo facebook di Gesap)

Articoli correlati