Ieri BlogSicilia ha ospitato la lettera della Presidente dell’associazione Siciliae Mundi Loredana Novelli sul Gay Pride di sabato a Palermo. Una scelta che, spiegammo, era dettata dalla voglia di dar vita ad un dibattito costruttivo, una riflessione. Per questo motivo oggi ospitiamo l’altrettanto garbata riflessione di Luigi Carollo, Portavoce del Pride che esprime il suo diverso, anzi opposto, punto di vista

“Dopo ogni corteo del Pride è, da sempre, una tradizione ormai inevitabile quella dei commenti sulla scandalosità, sugli aspetti carnevaleschi o addirittura sulle “baracconate”. Spesso si tratta di commenti animati dalla stessa violenza omofoba che rende ancora necessario il Pride: non ci sembra il caso (o almeno, non completamente) della riflessione della Presidente Novelli, che ha scelto la cifra del garbo e che è indubbiamente sincera nel suo appello al rispetto delle scelte sessuali e amorose di ogni persona (LEGGI QUI).

Per questo vale la pena rispondere alle sue obiezioni, innanzitutto per rimarcare un aspetto che sfugge a chi non conosce la storia ormai cinquantennale dei Pride: il colore, la gioia, il travestimento, persino la nudità (quando c’è realmente) sono le modalità con cui il Movimento LGBT sceglie da sempre di rispondere alla violenza, agli insulti, al dolore al quale l’omofobia ci vorrebbe costringere. E’ una scelta chiara: noi non rispondiamo alla violenza con la rabbia ma con la festa. E lo facciamo, è bene ricordarlo alla signora Novelli, non solo per affermare il nostro diritto di Amare ma, soprattutto, il nostro diritto di vivere pienamente le nostre scelte. E tra esse non c’è solo l’amore ma anche la sessualità, la felicità, la libertà di esprimersi a partire dai propri corpi. Il Pride non è e non vuole essere (solo) la celebrazione dell’amore ma di ogni aspetto della vita delle persone: esattamente come nessuno/a oserebbe negare che l’eterosessualità non è solo amore ma è anche sessualità, capacità di relazionarsi, libera espressione del sé.

Moltissime persone, tra coloro che criticano i codici espressivi del Pride, sembrano offese proprio da questa assenza di dolore: come se gli orientamenti sessuali non conformi all’eterosessualità dovessero nascondersi, restare chiusi nelle stanze da letto, o quanto meno esprimersi con timore pudico e coerente col dolore delle nostre vite. Ecco perché dietro un travestimento o una nudità queste persone vedono solo, appunto, la baracconata o l’esibizionismo: abituati/e ad una visione dell’omosessualità legata alla sofferenza ed alla vergogna, entrano in crisi quando essa sceglie di raccontarsi in forme gioiose ed anche un po’ sfacciate. Non diciamo che sia questo il caso anche per la riflessione della signora Novelli: però certo dà da pensare quel continuo riferimento al dolore e persino al caso dei due adolescenti picchiati qualche settimana fa. Nel senso che è quanto meno bizzarro che la signora, che non fa parte del movimento LGBT, possa addirittura contrapporre il Pride (organizzato da persone omosessuali, lesbiche e trans) all’episodio di violenza subita da due ragazzi gay, cioè due di noi.

L’unico stereotipo al quale nemmeno la signora Novelli, molto rispettosa e per nulla bigotta nella sua analisi, però si sottrae è quello del giudizio formulato sul corteo del Pride attraverso la visione di qualche foto che arriva dai social o dai giornali: perché chiunque parli di un corteo di nudità e di scandali evidentemente non ha mai davvero partecipato a quel corteo. Altrimenti saprebbe, per testimonianza diretta, che di nudità ce n’è pochissima (possiamo dire addirittura troppo poca?) e che nella maggior parte dei casi ad essere trasgressivi e colorati sono più i ragazzi e le ragazze eterosessuali. Che, evidentemente, hanno ben compreso che il corteo del Pride è una festa per le libertà di chiunque e che, tra l’altro, queste cose le fanno già anche nei cortei studenteschi o nei cortei per i diritti delle donne.

E proprio volendo rispettare al massimo il garbo della signora Novelli, la invitiamo a partecipare in prima persona al prossimo Pride: sarà così lei stessa a sperimentare quanto quel che le foto raccontano come volontà di scandalizzare e mancanza di serietà siano in realtà una gioiosa ma serissima affermazione di libertà ed una non violenta risposta alla quotidiana violenza dell’omofobia. E, vivendolo dall’interno, capirà perché noi rivendichiamo senza offenderci persino gli aspetti baracconi o carnevaleschi: che, a differenza delle manganellate o degli insulti o dei pestaggi, sono un inno alla vita”.

Luigi Carollo
Portavoce del coordinamento Palermo Pride

(credits foto di Angelo De Stefani)